Papa Leone XIV (immagine generata con IA di ChatGPT
Papa Leone XIV (immagine generata con IA di ChatGPT

 

di Sabino Paciolla

 

A Lourdes, luogo in cui da oltre un secolo e mezzo malati e pellegrini affidano a Cristo, attraverso Maria, le proprie sofferenze fisiche, psicologiche e spirituali, Leone XIV pone al centro del suo discorso il tema della dignità inviolabile della persona umana, soprattutto quando essa si trova nella fragilità e nella malattia.

Il Papa parte dal significato spirituale di Lourdes: qui la debolezza dell’uomo non viene rimossa o nascosta, ma può diventare il luogo di un incontro con Dio. Richiamando il saluto dell’angelo a Maria — «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» — sottolinea che la presenza di Dio costituisce il fondamento più profondo della dignità di ogni persona. Come Maria, anche ogni essere umano è guardato da Dio come unico e irripetibile.

«Questa verità è il fondamento della nostra dignità di persone. E qui Maria guarda ciascuno di noi come una persona unica, come testimonia santa Bernadette durante le apparizioni nella grotta. Questo sguardo materno ci ribadisce che nessuno è invisibile agli occhi di Dio.»

Da questo principio nasce la necessità, soprattutto nella società contemporanea, di recuperare uno “sguardo contemplativo” sulla vita, capace di riconoscerla come dono e di vedere in ogni persona l’immagine del Creatore. Leone XIV riprende qui san Giovanni Paolo II e l’Evangelium vitae: il problema non è soltanto rispettare astrattamente la vita, ma imparare a guardare l’altro senza ridurlo alla sua efficienza, alla salute, all’utilità o alle condizioni in cui si trova.

Scrive papa Leone XIV:

In un’epoca in cui alcune società tendono a distogliere lo sguardo o a chiudere gli occhi di fronte alla dignità della vita umana, «urge anzitutto coltivare, in noi e negli altri, uno sguardo contemplativo […]. È lo sguardo di chi vede la vita nella sua profondità, cogliendone le dimensioni di gratuità, di bellezza, di provocazione alla libertà e alla responsabilità. È lo sguardo di chi non pretende d’impossessarsi della realtà, ma la accoglie come un dono, scoprendo in ogni cosa il riflesso del Creatore e in ogni persona la sua immagine vivente (cfr Gen 1,27; Sal 8,6). Questo sguardo […] si apre a ritrovare nel volto di ogni persona un appello al confronto, al dialogo, alla solidarietà» (S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 83), affinché il mondo abbia la vita.

Il passaggio centrale del discorso riguarda proprio il fondamento della dignità umana. Essa, secondo il Papa, non deriva dalla qualità della vita, dall’autonomia, dalla salute o dal riconoscimento dello Stato, ma appartiene alla persona per il semplice fatto di esistere ed essere destinata all’eternità.

«La persona umana è infatti “degna” per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità. La sua dignità non si misura e non si discute.»

È da questa affermazione che Leone XIV affronta direttamente il tema del fine vita. Rivolgendosi a coloro che soffrono per malattie gravi e dolori talvolta insopportabili, ricorda che nessuna legislazione può cancellare o diminuire la loro dignità. La compassione, afferma, non può trasformarsi nella scelta di sopprimere colui che soffre.

«Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale.»

Quest’ultima affermazione costituisce uno dei punti più forti dell’intervento: legalità e moralità non coincidono necessariamente. Una legge può autorizzare una determinata pratica senza che questa, per ciò stesso, diventi moralmente giusta.

A partire da qui, il Papa rivolge un appello specifico ai medici e a tutti gli operatori sanitari. La loro vocazione, ribadisce, consiste nel prendersi cura del malato, accompagnarlo e alleviarne la sofferenza, non nel provocarne la morte.

«Qui a Lourdes, città dei malati e della speranza, invito tutta la comunità degli operatori sanitari a ricordare il significato profondo della propria vocazione: prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla. Sì, cari amici, siate servitori appassionati della vita!»

Leone XIV respinge quindi l’idea che la medicina possa trasformarsi in uno strumento di selezione o di morte programmata. Richiamando un suo precedente discorso alla Fondation Jérôme Lejeune, mette in guardia dalla pretesa di stabilire, sulla base di criteri tecnici o algoritmici, quale vita sia degna di essere vissuta.

«Nessuno ha il diritto, mai, “sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”»

La risposta alla sofferenza deve essere quindi un’altra: sviluppo delle cure palliative, ricerca medica, accompagnamento umano e spirituale, vicinanza e tenerezza verso il malato. Lourdes viene indicata come esempio concreto di questa cultura della cura, attraverso il servizio di medici, infermieri, cappellani, barellieri e volontari.

Il Papa conclude rivolgendosi direttamente ai malati e contrapponendo alla logica dello scarto una visione radicalmente diversa: chi soffre non è un peso sociale né una vita di minor valore, ma conserva pienamente la propria dignità e occupa un posto centrale nella comunità umana e nella Chiesa.

«Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa.»

Il messaggio complessivo del discorso può dunque essere riassunto in alcuni principi fondamentali: la dignità della persona è intrinseca e non dipende dalle condizioni di salute; nessuna legge può trasformare in moralmente giusto ciò che lede tale dignità; la sofferenza non autorizza a eliminare chi soffre; la medicina deve restare al servizio della vita; la vera risposta alla fragilità è la cura, l’accompagnamento e la solidarietà.

Lourdes diventa così, nelle parole di Leone XIV, il simbolo di una concezione della persona opposta alla cultura dello scarto: un luogo nel quale la fragilità non cancella il valore dell’uomo, ma lo rende ancora più bisognoso di uno sguardo capace di riconoscerne la dignità e di custodirne la vita.

Il discorso pronunciato ieri dal Papa a Lourdes rappresenta un netto e inequivocabile rifiuto di qualsiasi proposta di legge sul suicidio assistito e sull’eutanasia. Possa questo importante monito di Papa Leone XIV essere ascoltato da tutti, in particolare da alcuni esponenti del mondo cattolico (qui e qui) e persino da alti prelati della Chiesa, come il card. Zuppi, e i vescovi Pegoraro e Paglia, per l’Italia (qui).

 

 

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