Ieri l’altro, il Parlamento francese ha approvato una legge che introduce il suicidio assistito e, in alcuni casi, anche l’eutanasia per persone affette da malattie gravi e incurabili. La normativa rappresenta una svolta storica e suscita forti preoccupazioni etiche. La Chiesa cattolica e le associazioni pro-life denunciano il rischio di una progressiva banalizzazione della morte procurata e di una minore tutela delle persone più fragili. Si tratta di una delle normative sull’eutanasia più estese d’Occidente, che introduce anche limiti all’obiezione di coscienza e nuovi obblighi per le strutture sanitarie, comprese quelle di ispirazione religiosa. 

Dopo l’aborto in Costituzione questa legge è una sconfitta della cultura della cura e della protezione della vita e il dibattito sul fine vita lascia la società francese fortemente divisa. 

Dopo che alcuni vescovi avevano avvertito i parlamentari cattolici che un voto favorevole avrebbe potuto comportare il diniego dell’Eucaristia e persino la scomunica, la Conferenza Episcopale di Francia ha diffuso, poche ore dopo l’approvazione della legge, una dichiarazione ufficiale che vi presentiamo nella traduzione di Annarosa Rossetto.

 

24290_n_Petizione contro la legge sul suicidio assistito_1

 

Approvata la legge sul fine vita: di fronte a una scelta radicale, rinnoviamo il nostro impegno al servizio della vita.

 

Il 15 luglio 2026 segna una svolta decisiva nella storia del nostro Paese. Con la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, il Parlamento ha introdotto nell’ordinamento francese la possibilità di provocare deliberatamente la morte. Questa scelta rompe con una lunga tradizione di cura, orientata ad alleviare la sofferenza e ad accompagnare ogni persona fino al termine naturale della sua esistenza.

Negli ultimi quattro anni, insieme ai vescovi di Francia, abbiamo preso parte con serietà e senso di responsabilità al dibattito sul fine vita, esponendo le nostre convinzioni e confrontandoci con tutti gli interlocutori. Forti dell’esperienza secolare della Chiesa nell’accompagnamento dei malati, dei morenti e delle loro famiglie, abbiamo cercato di condividere una riflessione fondata sulla dignità di ogni vita umana. Il Presidente della Repubblica aveva promesso un confronto sereno, informato e rispettoso; è però evidente che considerazioni politiche, ideologiche e, con ogni probabilità, anche economiche, celate dietro una retorica fuorviante, hanno finito per prevalere. Una questione così fondamentale per il nostro patto sociale avrebbe meritato un esame approfondito delle conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Gli effetti di questa legge non sono ancora pienamente misurabili, ma iniziano già a delinearsi. Cambierà il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia. Si indebolirà il legame di fiducia tra le generazioni, così come quello tra operatori sanitari, pazienti e famiglie, mentre la percezione della fragilità all’interno della società rischierà di trasformarsi. I più poveri saranno probabilmente i primi a subirne le conseguenze: anziani in condizioni di precarietà potrebbero sentirsi spinti a chiedere la morte per non gravare sui propri figli o nipoti. Inoltre, l’esperienza di altri Paesi mostra che i criteri di accesso al suicidio assistito tendono progressivamente ad ampliarsi, a discapito dello sviluppo delle cure palliative.

Al di là della nostra profonda disapprovazione, il voto del 15 luglio ci richiama a un impegno ancora più forte, accanto alle famiglie, agli operatori sanitari, ai volontari, ai caregiver, alle associazioni e ai cappellani, per testimoniare che esiste un’altra strada: quella di una presenza fedele e di un accompagnamento attento, capace di alleviare la sofferenza fisica e psicologica senza mai abbandonare la persona.

La Conferenza Episcopale di Francia esprime la sua profonda gratitudine a tutti coloro che ogni giorno si dedicano al servizio dei malati, delle persone con disabilità, degli anziani e di quanti si avvicinano alla fine della vita. Incoraggia inoltre le strutture sanitarie cattoliche a rimanere fedeli alla loro missione, testimoniando il rispetto dei valori fondamentali della persona umana e astenendosi da pratiche che ritengono moralmente inaccettabili, in coerenza con la dignità inviolabile di ogni vita.

La Conferenza seguirà con attenzione i ricorsi annunciati davanti al Consiglio costituzionale, così come le iniziative delle associazioni, affinché siano rispettate, in particolare, l’identità e l’etica delle strutture impegnate nell’accompagnamento dei malati terminali che escludono il ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito.

I cattolici di Francia, insieme a molti altri uomini e donne di buona volontà, credenti e non credenti, continueranno a servire la vita. Lo faranno sostenuti dalla speranza che il Vangelo dona loro, senza spirito di rassegnazione né di contrapposizione, convinti che la grandezza di una società non consista mai nel dare la morte ai più vulnerabili o nel consentire loro di togliersi la vita, ma nell’accompagnarli con autentica fraternità fino alla fine. Perché Cristo, nel quale essi credono, è venuto affinché il mondo abbia la vita.

 

Cardinale Jean-Marc Aveline, Arcivescovo di Marsiglia, Presidente della Conferenza Episcopale di Francia

Mons. Vincent Jordy, Arcivescovo di Tours, Vicepresidente della Conferenza Episcopale di Francia

Mons. Benoît Bertrand, Vescovo di Pontoise, Vicepresidente della Conferenza Episcopale di Francia

 

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