Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Michael Haynes, pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Papa Francesco e l'emergenza climatica
Papa Francesco e l’emergenza climatica

 

Papa Francesco ha descritto i vescovi “conservatori” come aventi un “atteggiamento suicida” dovuto al fatto di essere chiusi “dentro una scatola dogmatica”.

“Un conservatore è uno che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre”, ha detto Francesco in risposta a una domanda sui “vescovi conservatori negli Stati Uniti” che l’intervistatore di “60 Minutes” della CBS ha descritto come contrari agli “sforzi di Francesco di rivisitare insegnamenti e tradizioni”.

“È un atteggiamento suicida, perché una cosa è tenere conto della Tradizione e considerare le situazioni del passato, un’altra è chiudersi in una scatola dogmatica”, ha continuato Francesco.

 

 

I suoi commenti facevano parte di un’intervista di un’ora con Norah O’Donnell della CBS. Condotta alla fine di aprile, un piccolo segmento dell’intervista è stato pubblicato all’epoca, mentre l’ora completa sarà trasmessa sulla CBS questa domenica e lunedì.

In un precedente spezzone dell’intervista, Francesco ha denigrato i critici delle argomentazioni sul cambiamento climatico come “sciocchi”.

“Ci sono persone che sono sciocche, e sciocche anche se si mostra loro una ricerca; non ci credono”, ha dichiarato Francesco. “Perché? Perché non capiscono la situazione o per interesse, ma il cambiamento climatico esiste”.

In risposta all’ultima clip, un ex nunzio papale statunitense, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha appoggiato la dichiarazione di Francesco. Per una volta Bergoglio ha assolutamente ragione: il conservatorismo vuole “conservare” le apparenze esteriori della Tradizione senza la sostanza dottrinale che la rende viva”, ha detto.

Il conservatorismo è l’atteggiamento di chi critica gli eccessi della Chiesa sinodale ma si guarda bene dal metterne in discussione le cause, che sono da ricercare nel Vaticano II. Il conservatorismo è davvero un “comportamento suicida” perché crea una “scatola dogmatica” artificiale, fatta di Novus Ordo ad orientem con casule romane e canti gregoriani e anche di Vetus Ordo; fatta di citazioni selezionate di alcuni documenti conciliari, casualmente non in contrasto con il Magistero cattolico di sempre; fatta dell’apoteosi di Giovanni Paolo II e del rimpianto di Benedetto XVI, che tutti abbiamo amato.

 

 

Continuando, Viganò ha dissentito da Francesco riguardo alla Tradizione, affermando che “la Tradizione non è conservatorismo; la Tradizione non è una ‘scatola dogmatica’ perché attinge all’acqua limpida e pura della fonte divina, traendo dalla Grazia e dalla fedeltà al Vangelo e al Depositum Fidei la linfa vitale che la rende capace di guardare al futuro senza negare il passato”.

Da tempo Francesco sembra esprimere malcontento nei confronti dei cattolici americani, usando spesso la sua descrizione di “rigidi” quando si riferisce a loro. Alcuni membri dell’episcopato statunitense si sono distinti nel difendere elementi dell’insegnamento cattolico, spesso in apparente contrasto con la posizione di Francesco, come il vescovo Joseph Strickland e il cardinale Raymond Burke.

Altri membri dell’episcopato statunitense hanno assunto posizioni meno esplicite rispetto a Strickland e Burke, ma hanno comunque preso posizioni in linea con l’insegnamento cattolico che sono state contraddette da Papa Francesco. Ad esempio, l’arcivescovo Salvatore Cordileone ha vietato a Nancy Pelosi, favorevole all’aborto, di ricevere la Santa Comunione, ma questo è stato in pratica annullato dall’attuale pontefice. (nel senso le l0ha ricevuta durante una messa in Vaticano presieduta da Papa Francesco, ndr)

In effetti, il rapporto di Francesco con la Chiesa negli Stati Uniti, e la sua presunta ignoranza in materia, sono stati un punto di discussione regolare durante il suo pontificato. Nei giorni scorsi, un editoriale del National Catholic Register ha esortato Francesco a visitare gli Stati Uniti “per dissipare le inesattezze sulla Chiesa statunitense che sono state propagate a Roma da alcuni consiglieri papali”.

“Tali malintesi sono stati favoriti anche dalle caricature dei fedeli cattolici americani che la stampa laica del nostro Paese diffonde abitualmente”, hanno scritto i redattori del Register.

Il biografo papale britannico Austen Ivereigh ha risposto che Francesco è “sorprendentemente ben informato sulla Chiesa statunitense”, ma non ha approfondito la sua affermazione.

Il nunzio papale negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre, è senza dubbio un alleato pubblicamente convinto e fedele di Francesco – caratteristiche non inaspettate in un nunzio papale, ma che sono incarnate in modo particolarmente stridente dal cardinale francese.

Tuttavia, anche i sostenitori di Pierre hanno criticato la sua efficacia nel rimodellare l’episcopato statunitense a immagine e somiglianza di Francesco, osservando che, pur essendoci alcune nomine chiave con gli ideali di Francesco, Pierre non ha portato un grande cambiamento come ci si aspettava.

Tale cambiamento potrebbe essere attuato nei prossimi mesi, se lui e Francesco dovessero decidere in tal senso, data l’ampia percentuale di sedi che attualmente, o a breve, devono ricevere un nuovo ordinario.

Michael Haynes

 


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