Papa Francesco: "Vaccinarsi è un atto di amore" - 18 agosto 2021

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Notava Vittorio Alfieri, nelle sue Rime varie (CLXXXV): “Uom, se’ tu grande, o vil ? Muori, e il saprai”. Per il letterato la morte è, infatti, criterio principe di giudizio circa la grandezza o pochezza di ogni uomo, famoso o no; importante o quisque de populo che sia.

A questo parametro, chiaramente, non si sottrae nemmeno Francesco, morto il 21 Aprile scorso. Egli già in vita godeva di amplissimo consenso mediatico, per diversi motivi oggettivamente rilevabili: proveniva, per quanto di origini italiane, dall’America Latina, realtà lontana, non solo geograficamente, dall’Europa; fin da subito si è caratterizzato per uno stile comunicativo particolarmente colloquiale; e ha scelto svariati segni secondo lui controcorrente, come, inter alia, la croce pettorale argentata e non dorata; le scarpe nere e non rosse; fino allo stesso nome di Francesco, richiamante il Poverello di Assisi. Sono stati tali ed altri elementi a farlo immediatamente percepire come il Papa della gente, il Papa di tutti …, com’è ripetuto, quasi ossessivamente, in questi giorni. 

Jorge Mario Bergoglio era perfettamente consapevole di questo pressoché unanime supporto mediatico di cui godeva e abilmente lo volgeva a suo favore (pure mediante numerose interviste, anche televisive) per proferire parole, compiere gesti, pubblicare documenti che hanno comunque segnato il suo operato in questi dodici anni. Non so se egli conoscesse l’acuto principio – formulato dallo studioso Marshall McLuhan – “il mezzo è il messaggio”, secondo cui il mezzo di comunicazione, non solo il contenuto, influisce sulla stessa percezione e sullo stesso significato del messaggio veicolato. Certamente, però, sapeva che i media non sono uno strumento neutro per trasmettere determinati contenuti, bensì che la loro struttura e le loro caratteristiche funzionali influenzano ricezione e comprensione del messaggio stesso. 

Ad avviso di McLuhan la radio (e, a maggior ragione, oggi la TV) è un “mezzo caldo”, che ha un impatto ben diverso sulla comunicazione rispetto a un “mezzo freddo” come la stampa (ora anche un testo scritto sul web), poiché l’ascoltatore, dalla radio (e dalla TV), è più coinvolto emotivamente e personalmente. Nell’esempio dato, chiaramente, è rispetto al testo scritto che il soggetto che apprende può tornare e ritornare sulle parole del testo, può leggerle e rileggerle, operando su di esse una riflessione più profonda. Molto differente  è invece l’influsso sul soggetto che apprende prodotto dalla tv e dalle immagini in generale, che oggi sono considerate da moltissimi, tra cui i giovani, fondamentali dato che ormai quasi tutti possiedono un dispositivo mobile, nel quale fruire appunto immagini fisse o video.

Orbene, grazie al quasi universale consenso mediatico e alle sue indubbie capacità di usarlo “pro se”, Francesco è ben presto, e fino alla sua dipartita, assurto – come detto – a Papa della gente, di tutti, della misericordia, della Chiesa in uscita, degli ultimi … . 

Ora, queste etichette, certamente attribuitegli dal potere mediatico, ma anche da lui stesso favorite, hanno, da anni, un riscontro quotidiano nelle relazioni di ciascuno di noi. 

Va rilevato che, da tempo, i cattolici non conoscono, se non in taluni casi, i documenti del Magistero ecclesiale, avendo dei Papi, piuttosto, una visione istintiva, emotiva, soggettiva, sollecitata in qualche misura dai media. Tuttavia, forse nel caso di Bergoglio più che mai, se ci si confronta, a fortiori se criticamente, con altre persone si sentono appunto quelle apodittiche etichette, quali slogan ripetuti dalla cassa di risonanza delle persone stesse. 

Al netto dei semplici, che vi sono sempre stati, e che comunque non coincidono con gli ottusi (perché, al contrario, molti semplici, se non in modo analitico-razionale, afferrano verità anche profonde sul piano dell’intuizione), si è registrato, forse nel caso di Francesco più che mai, un insieme di frasi fatte, quasi sempre secche, indiscutibili e non argomentate in fatto, che hanno alimentato una contrapposizione tra fedeli e non, tra – semplificando! – simpatizzanti per Bergoglio ed antibergogliani. 

Il clima che ne è scaturito, soprattutto negli ultimi anni, è stato dunque quello di una marcata propaganda, a tal punto che spesso non è stato affatto facile parlare, dovendo fronteggiare un’intensa coltre quasi di censura. Orbene, siffatta propaganda è stata realizzata al primo livello dai media, che, complessivamente, non hanno certamente linciato Bergoglio come invece hanno fatto sovente con Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, per ragioni legate a determinati Leitmotiv dei due pontificati – come quello dei c. d. principii non negoziabili e della lotta alle ideologie antiumanistiche – che ponevano quei Papi in insanabile contrasto col potere dominante. Il clima di marcata propaganda di cui dicevo, poi, al secondo livello è stato realizzato nelle Parrocchie e nelle Diocesi; e al terzo livello tra la gente.

Va ricordata la profonda divisione e confusione che, ahinoi, ha prodotto Bergoglio con molte sue posizioni: dall’accesso alla Comunione per divorziati e risposati come effetto di Amoris Laetitia alla benedizione delle coppie irregolari e omosessuali con Fiducia Supplicans; dalla dichiarazione che, di fatto, tutte le religioni sono uguali nel Documento di Abu Dhabi, negli ultimi viaggi c. d. apostolici in Asia e nel culto della divinità pagana Pachamama in pieno Vaticano; fino alla piena partecipazione soprattutto alla narrazione pandemico-vaccinale. Questa divisione e confusione, tuttavia, si è innestata, venendo accentuata ed aggravata, in quella contrapposizione esistente a causa del rapporto media-Chiese locali-gente, di cui ho detto prima.

Uno degli effetti che ne è derivato è stata l’enorme difficoltà nel confrontarsi, più o meno pacatamente, su temi capitali, perché ontologicamente propri della Chiesa, essendo pertinenti alla fede, ai sacramenti, alla salvezza delle anime, ma senza esclusione degli aspetti che concernono l’uomo nella sua corporeità.

Per moltissimi, perciò, Francesco è diventato quasi un intoccabile: guai a dirne se non male in modo problematico! Quel che, anche qui da tempo, è un aspetto controverso nella relazione tra i fedeli e il Romano Pontefice in quanto tale, è divenuto con Bergoglio un atteggiamento da culto della personalità, inquietante, ma anche incompatibile con la vera Fede Cattolica, secondo cui: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Matteo 4, 10)!, come dice il Signore Gesù. Invero, probabilmente solo con Bergoglio, si è accostato frequentissimamente lui allo stesso Gesù. Anche qui infatti quella, per così dire, catena di trasmissione media-Chiese locali-gente ha avuto reiterate applicazioni, da Cardinali come Raniero Cantalamessa – con la sua celeberrima espressione, quasi incantata, “Papa Francesco è Gesù!” – a molti che vedevano in Bergoglio, appunto, lo stesso Gesù.

Forse mai, quanto meno nel post-Concilio, si è pervenuti a questi livelli di percezione psicologico-emotiva, che rendono impossibile nella persona che li tocca un contegno riflessivo e nel dialogo, o supposto tale, un confronto sulla base di fatti e idee e non già su mere convinzioni, dettate appunto dalla percezione di un personaggio, come Bergoglio, troppo spesso rappresentato come figura epocale, come un unicum nell’intera storia della Chiesa. Un unicum, addirittura, come Gesù.

Atteso, poi, che di Gesù moltissimi non conoscono – anche se potrebbero e dovrebbero farlo – i veri insegnamenti e le vere opere, assumendo Cristo stesso come il Maestro (ma anche il Figlio di Dio incarnatosi?) della gente, di tutti, della misericordia, dell’uscita …, la percezione emozionalistica e psicologistica di Bergoglio ha condizionato enormemente la gente, come dimostra la diffusissima adesione della gente stessa – specie in alcuni paesi, tra cui l’Italia, – alla narrazione pandemico-vaccinale. Anche in tal caso con un contributo decisivo dei Vescovi d’Italia, che, nella catena media-Chiese locali-gente, hanno decretato, il 17 Novembre 2021, che i c. d. No Vax sono ‘lontani dal Vangelo e dalla Costituzione’. Ciò in perfetta obbedienza alle dichiarazioni precedenti di Bergoglio – all’Angelus dell’8 Dicembre 2020 – che ‘dobbiamo ubbidire all’autorità’ e – nell’Agosto del 2021 – che ‘vaccinarsi è un atto di amore’.

È noto, almeno ai più lucidi, come si sia svolta quella buia stagione, i cui tragici effetti ancora persistono (anche perché nessuno, non solo in ambito ecclesiale, ha mai chiesto scusa). Ma, ancora una volta, quanto sono stati risolutivi i mezzi e i contesti prima dei messaggi! Ad esempio, quelle parole pronunciate nel 2020 da Francesco per l’Immacolata, Solennità centrale nella Fede Cattolica, hanno avuto una risonanza immensa, stabilendo, nella percezione emotivo-psicologica della gente, un nesso inscindibile tra la Madonna, Mediatrice della nostra salvezza eterna perché Madre di Dio, e quei preparati – ideati, prodotti e testati con linee cellulari di feti abortiti -, chiamati vaccini senza che in realtà lo fossero e sperimentati sulle persone. 

È questa la responsabilità più grave – anche perché madre di altre deviazioni – di Jorge Mario Bergoglio, con la complicità dei media dominanti: la saldatura tra Chiesa e “mundus”, tra sfera spirituale e immanente, tra salvezza e (pseudo)salute, tra fede in Dio e scienza-tecnologia. Saldatura produttiva di enorme divisione e confusione.

In questo oscuro inganno, per diverse ragioni (dall’individualismo all’edonismo; dalla mancata abitudine al pensiero critico alla carenza di fede; dalla fragilità psicologica alla manipolazione mediatica in atto da tempo), purtroppo sono caduti in tanti, troppi. 

A parte gli enormi danni arrecati alle anime e ai corpi, alle economie private e sociali, ripartire non sarà affatto semplice. Perché quando si crede in una favola, confortante, non è facile che la si smonti, per quanto manifestamente bislacca sia. Perché, in un mondo connotato dalla follia – intesa come azione contro la ragione o senza adeguato uso della ragione – anche la Fede Cattolica, “fides et ratio”, “ratio ed fides” (come lungamente insegnato nei secoli, da Sant’Agostino a San Tommaso d’Aquino fino ai Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), fatica enormemente a farsi strada. 

Almeno in apparenza sta già avvenendo una certa separazione tra il grano e la pula (cf. Matteo 3, 12), tra il vero e il falso, ma il futuro dell’umanità e della Chiesa è, come sempre, nelle mani di Dio.

Miserere nobis, Domine! Romanum verum Pontificem da nobis et libera nos a malo!

 


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