di Lucia Comelli

 

Lunedì sera ho ascoltato con molto piacere Roberto Formigoni intervenire, in un incontro online, sulla proposta dei Cinque Stelle di ridurre il numero dei parlamentari: Vuol dire – ha esordito nel suo intervento l’ex governatore della Lombardia – rendere impossibile ogni rapporto tra l’eletto del popolo, deputato o senatore che sia, e il popolo stesso che lo ha eletto. Se anche fosse Superman, come potrebbe un parlamentare tenere i rapporti rispettivamente con 150.000 o con 300.000 abitanti? Assolutamente impossibile! Viceversa: Come potrebbero quegli abitanti “anche solo sperare di poter raggiungere il loro parlamentare per segnalargli un problema, un’esigenza?”. La riduzione del numero parlamentari renderebbe praticamente impossibile ogni rapporto – già ora molto difficile – tra la popolazione e i propri rappresentanti.

Del resto, “è esattamente questo, uno degli obiettivi che i Cinque Stelle vogliono raggiungere: quello di eliminare la democrazia rappresentativa”, che considerano un retaggio del passato, per favorire l’avvento della democrazia direttaMa che cos’è – concretamente – la democrazia diretta? Neppure loro sanno spiegarlo! Lo stesso tentativo deigrillini di consultare su alcune questioni la popolazione italiana, nel sito gestito da Casaleggio, si è rivelato fallimentare: su circa 60 milioni di abitanti, hanno risposto – per loro stessa ammissione – non più di 30.000/40.000 persone.

In realtà “l’unica democrazia che la storia della politica conosce è la democrazia rappresentativa”,quella cioè per cui i cittadini eleggono i propri rappresentanti, chiamandoli a sostenere pubblicamente le loro convinzioni ed istanze, per poi – ad ogni tornata elettorale – confermarli – se soddisfatti del loro operato – o in caso contrario bocciarli con il voto.

Un secondo obiettivo dichiarato dalla proposta deiCinque Stelle è quello del risparmio: il Parlamento costerebbe troppo! L’Ufficio della Camera dei deputati ha quantificato con esattezza l’entità di tale economia: tagliando 345 parlamentari si risparmierebbero 57 milioni di euro annuali, cioè meno di un euro a testa per persona, cioè meno del costo di un caffè all’anno … Questi signori, tuttavia – che per amore del risparmio vogliono una democrazia su scala ridotta – non hanno diminuito lo stipendio degli altri parlamentari, anzi – durante la pandemia – hanno costituito una serie infinita di task force: Conte, ad esempio, ha scelto e arruolato quasi 500 persone e le hanno lautamente pagate per lavorare (ammesso che abbiano lavorato) al posto dei parlamentari (che si sono riuniti pochissimo, rimanendo così sottoutilizzati: e questo sì che è uno spreco!). Tutte le decisioni sulla pandemia sono state prese dal consiglio dei ministri, o forse dal solo Conte, e poi comunicate direttamente al Paese, sulla base del parere di esperti scelti in modo assolutamente discrezionale dal governo stesso e quindi ad esso legati, senza coinvolgere in tali scelte il Parlamento.  

Si tratta di un referendum pensato e messo in piedi dai grillini per indebolire ulteriormente l’assemblea parlamentare: ricordiamo che essi si sono fatti eleggere con l’intento di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” e coerentemente con questo intento, fanno le loro scelte, ma un regime che prende decisioni senza il controllo di un Parlamento è una dittatura, l’espressione politica di una oligarchia economica e finanziaria interessata all’indebolimento della democrazia.

Si potrebbe obiettare che questo Parlamento, comunque, funziona male: è vero, ma allora bisogna farlo funzionare meglio, cioè scegliere con più oculatezza i suoi componenti, non abbatterlo! Bisogna che i parlamentari come affermo anche nell’intervista rilasciata alcuni giorni fa a Liberotornino ad essere scelti dagli elettori, perché solo in questo modo, reintroducendo cioè il voto di preferenza, essi si sentiranno obbligati verso i cittadini che li hanno eletti (e non verso le segreterie di partito)!

Su questa riforma costituzionale, proposta daiCinque Stelle esiste nei partiti una grande confusione. Nell’ultima discussione alla Camera, tutti i parlamentari (anche quelli del Pd, che si era inizialmente dichiarato contrario alla riforma) hanno votato in Parlamento a favore della propria riduzione: solo in 14 coraggiosi (su un totale di 630) si sono opposti!

Tutti i leader politici, anche dell’opposizione, si sono pronunciati a favore, temendo che l’elettorato li identifichi altrimenti con la casta! Hanno sbagliato clamorosamente!

Molti parlamentari e militanti, persino tra i Cinque Stelle, si stanno tuttavia rivoltando in questi giorni alle direttive dei loro partiti.

Io vorrei in particolare rivolgermi ai leader dell’opposizione, a Salvini e alla Meloni: non illudetevi che una sconfitta, alle elezioni regionali, faccia cadere questo governo! Non accadrebbe neppure se il centro destra stravincesse … Solo se vincessero i no al referendum, i Cinque Stelle, già divisi tra loro, andrebbero in pezzi e con loro salterebbe il governo Conte!

Ricordiamo come 4 anni fa, si sia formata rapidamente una grandissima coalizione che, bocciando il referendum voluto da Renzi, ha finalmente costretto alle dimissioni il suo governo!

Quello attuale è il peggiore governo della storia repubblicana, il più spostato a sinistra: organizziamoci nei 15 giorni che mancano al referendum invitando la gente a votare per il NO! Facciamo in modo, per il bene del Paese, di bocciare una riforma pessima e di mandare questo governo disastroso a casa!

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