di Sabino Paciolla

 

L’audizione del generale Francesco Paolo Figliuolo davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, svoltasi il 29 settembre 2026, ha riportato l’attenzione su una sua dichiarazione pronunciata nell’estate del 2021.

Il punto di interesse non riguarda, in questo caso, la gestione degli hub, gli approvvigionamenti o gli altri aspetti organizzativi della campagna vaccinale. Riguarda una questione più circoscritta: che cosa si sapeva, nel 2021, sulla capacità dei vaccini di impedire l’infezione e la trasmissione del SARS-CoV-2 e quali informazioni fossero effettivamente giunte a Figliuolo.

 

Perché fu scelto Figliuolo

Francesco Paolo Figliuolo era allora generale di Corpo d’Armata e, dal novembre 2018, Comandante Logistico dell’Esercito. Il suo curriculum comprendeva esperienze di comando in Italia e all’estero, tra cui Afghanistan e Kosovo, oltre a incarichi specificamente legati alla pianificazione e alla logistica. 

Il 1° marzo 2021 Mario Draghi lo nominò Commissario straordinario. Il decreto gli affidava formalmente «l’attuazione e il coordinamento» delle misure contro l’emergenza e la «rapida ed efficace attuazione della campagna vaccinale nazionale».

 

La dichiarazione di Torino

Il 26 luglio 2021, durante la visita all’hub vaccinale della Nuvola Lavazza di Torino, Figliuolo rispose anche alle contestazioni di alcuni oppositori della campagna vaccinale.

La frase riportata dalle cronache dell’epoca fu molto netta:

«Sulle vaccinazioni – ha dichiarato Figliuolo – c’è diritto di critica, ma noi andiamo avanti con le evidenze scientifiche. Basta ricordare che la poliomielite è stata debellata grazie alle vaccinazioni. Ognuno faccia le scelte che crede, ma vanno messe in evidenza le affermazioni scientifiche. Vaccinandoci salviamo la nostra vita e quella di chi ci sta vicino ». 

La dichiarazione è documentata da fonti contemporanee alla visita, tra cui Sky TG24 e una pubblicazione istituzionale della Città Metropolitana di Torino. 

Il significato della frase è evidente: la vaccinazione veniva presentata non soltanto come protezione della persona vaccinata, ma anche come protezione delle persone con le quali questa entrava in contatto.

Ed è proprio questa dichiarazione che è stata richiamata durante l’audizione del 29 settembre 2026.

 

«A me nessuno allora disse…»

Nell’estratto video dell’audizione pubblicato da Radio Radio, Figliuolo spiega di avere agito sulla base delle conoscenze e delle indicazioni disponibili allora e afferma:

«A me nessuno allora disse: guarda che probabilmente la vaccinazione non previene il contagio».

Figliuolo aggiunge che il suo compito era coordinare e completare la campagna vaccinale e richiama il diverso quadro di conoscenze disponibile allora rispetto a quello acquisito successivamente.

Fin qui abbiamo dunque due dichiarazioni documentate: nel luglio 2021 Figliuolo dice che vaccinandosi si salva anche «chi ci sta vicino»; nel settembre 2026 afferma che nessuno gli aveva detto che la vaccinazione potesse non prevenire il contagio.

Siamo in presenza di una palese contraddizione.

Ma per comprendere correttamente questo apparente contrasto bisogna stabilire che cosa dicessero davvero le fonti scientifiche istituzionali nel 2021.

 

Una correzione necessaria: il verbale CTS n. 20 non dice ciò che gli è stato attribuito

Su questo punto occorre essere molto precisi.

In alcune ricostruzioni dell’audizione, al verbale n. 20 del CTS del 21 maggio 2021 è stata attribuita una frase secondo la quale sarebbero esistiti «margini di incertezza» sull’«immunità sterilizzante», insieme a una raccomandazione per evitare che nei vaccinati si producesse un’inappropriata sensazione di immunità. Una ricostruzione di questo tipo compare, per esempio, nell’articolo di Radio Radio sull’audizione.

Ma il controllo del verbale originale mostra che quelle frasi non vi compaiono.

Il verbale n. 20 è effettivamente quello del 21 maggio 2021, come conferma anche l’archivio ufficiale della Protezione civile.

Nel documento il CTS raccomanda alla popolazione di continuare a rispettare distanziamento, mascherine e altre misure di prevenzione e, immediatamente dopo, sottolinea la necessità di progredire rapidamente con la campagna vaccinale. covid-19-cts-verbale-accessibil…

A pagina 7 il CTS affronta invece il problema della mancata sieroconversione in particolari categorie di pazienti immunodepressi, osservando che essa potrebbe riflettere una mancata protezione dall’infezione. Si tratta però di un tema specifico e non di una dichiarazione generale sull’immunità sterilizzante della popolazione vaccinata. covid-19-cts-verbale-accessibil…

Pertanto quel verbale non può essere usato per dimostrare che il CTS avesse formulato nei termini citati un dubbio generale sulla capacità dei vaccini di bloccare la trasmissione.

Questo punto va eliminato da qualsiasi ricostruzione rigorosa dell’audizione.

 

Ma l’incertezza sulla trasmissione era documentata da altre fonti ufficiali

Eliminato il riferimento sbagliato al verbale CTS, rimane tuttavia un dato importante: molto prima del luglio 2021, fonti sanitarie istituzionali italiane affermavano esplicitamente che non era ancora noto fino a che punto la vaccinazione impedisse la trasmissione del virus.

Un documento particolarmente chiaro è il Rapporto ISS COVID-19 n. 4/2021, versione del 13 marzo 2021, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità. 

Il rapporto stabiliva che anche i lavoratori vaccinati dovessero continuare a utilizzare dispositivi di protezione, mantenere il distanziamento e osservare le altre precauzioni. La motivazione era esplicita: nessun vaccino garantiva una protezione del 100% e, in quel momento,

«non è noto se i vaccini impediscano completamente la trasmissione di SARS-CoV-2». 

Quindi, già quattro mesi prima della dichiarazione di Torino, l’ISS distingueva chiaramente la protezione dalla malattia dalla certezza di impedire completamente la trasmissione.

Anche AIFA lo diceva sin dall’inizio della campagna

La stessa cautela compare nei documenti ufficiali sui due principali vaccini a mRNA.

Per Comirnaty, Pfizer-BioNTech, il documento pubblicato sul sito AIFA affermava che l’impatto della vaccinazione sulla diffusione del SARS-CoV-2 nella popolazione generale non era ancora noto e che non si sapeva fino a che punto le persone vaccinate potessero continuare a trasportare e diffondere il virus.

Si legge infatti:

«L’impatto della vaccinazione con Comirnaty sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 nella popolazione generale non è ancora noto. Non si conosce ancora fino a che punto le persone vaccinate possano ancora essere in grado di trasportare e diffondere il virus. »

Per il vaccino Moderna, il documento AIFA del 6 gennaio 2021 diceva sostanzialmente la stessa cosa: non era ancora noto l’impatto della vaccinazione sulla diffusione del virus e non si conosceva fino a che punto un vaccinato potesse continuare a trasportarlo e diffonderlo.

Si tratta di un elemento molto più solido del riferimento al verbale CTS che abbiamo dovuto correggere: erano documenti ufficiali e pubblici, disponibili mesi prima delle dichiarazioni di Figliuolo a Torino.

Ci sono infine le dichiarazioni di Locatelli. 

Il 22 marzo 2021, cioè due mesi prima del verbale n. 20 e quattro mesi prima delle dichiarazioni di Figliuolo a Torino, Franco Locatelli, appena divenuto coordinatore del CTS, tenne un seminario organizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. La newsletter ufficiale INFN ne pubblicò una sintesi molto dettagliata. Locatelli disse:

«I vaccini che abbiamo a disposizione danno immunità da malattia, ma non sappiamo compiutamente se danno immunità sterilizzante».

E immediatamente dopo:

«È possibile che qualche vaccinato possa eventualmente contagiarsi».

Aggiungeva poi:

«questa incertezza sull’immunità sterilizzante giustifica la ragione per cui si raccomanda anche nei vaccinati l’uso dei dispositivi di protezione individuale».

 

E allora qual è la vera domanda posta dall’audizione?

È proprio qui che la dichiarazione di Figliuolo diventa interessante. Ma prima una precisazione: dall’esistenza di quelle cautele non discende che nel luglio 2021 si sapesse che “il vaccino non riduceva il contagio”. Ma allora perché rilasciare dichiarazioni così categoriche in senso contrario, soprattutto quando a farle è una figura pubblica con funzioni logistiche e non scientifiche?

Secondo il video pubblicato da Radio Radio Figliuolo ha dichiarato che le comunicazioni del CTS probabilmente arrivavano alla sua struttura, perché essa era tra i destinatari. Lo stesso resoconto gli attribuisce queste parole sui suoi interlocutori:

«Mi interfacciavo giornalmente con il ministro Speranza, molto spesso con Franco Locatelli, spessissimo con […] Curcio».

e riferisce inoltre di riunioni con il direttore dell’AIFA Nicola Magrini.

Le parole di Figliolo delineano una struttura commissariale inserita in un circuito di interlocuzione molto stretto con Ministero della Salute, CTS, Protezione civile e AIFA.

A questo punto è legittimo sollevare la seguente domanda:

come si concilia l’affermazione resa da Figliuolo nel 2026 — «a me nessuno allora disse» che la vaccinazione potesse non prevenire il contagio — con il fatto che, già da gennaio e marzo 2021, documenti ufficiali di AIFA e ISS, nonché le affermazioni riportate di Locatelli, dichiaravano apertamente che non era ancora noto fino a che punto i vaccinati potessero trasmettere il virus?

 

Il problema della frase «salviamo chi ci sta vicino»

Alla luce dei documenti oggi verificati, la frase di Figliolo detta a Torino assume una certa rilevanza.

Infatti, una cosa era sostenere che la vaccinazione riduceva il rischio di ammalarsi; altra cosa era comunicare al pubblico un rapporto quasi automatico tra vaccinazione e salvezza della persona vicina.

Le stesse istituzioni sanitarie italiane, come abbiamo visto, dichiaravano allora che rimaneva incerto il grado di protezione dalla trasmissione. AIFA lo scriveva per Pfizer e Moderna già all’inizio del 2021; l’ISS lo ribadiva nel marzo successivo e lo affermava anche Locatelli. 

È dunque soprattutto la nettezza della comunicazione che merita di essere interrogata.

E la frase pronunciata da Figliuolo cinque anni dopo — «a me nessuno allora disse» — non chiude la questione. Semmai ne apre un’altra:

se il commissario non era stato informato dell’incertezza sulla capacità dei vaccini di impedire completamente la trasmissione, nonostante quell’incertezza fosse già presente nei documenti ufficiali di ISS e AIFA, come funzionò la catena delle informazioni tra gli organismi sanitari e chi guidava operativamente e pubblicamente la campagna vaccinale?

È questa, sulla base delle fonti che oggi possiamo effettivamente verificare, la domanda più solida lasciata aperta dall’audizione di Francesco Paolo Figliuolo e che a parere nostro occorre ulteriormente approfondire.

 

 

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