Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da padre Benedict Kiely, pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione non ufficiale da me curata.
Gesù riceve da Giairo, un funzionario della sinagoga di Gerusalemme, la richiesta di recarsi a casa sua per guarire la figlia, gravemente malata. Come narrato nel Vangelo secondo Marco, Gesù si affretta a recarsi a casa sua, ma lungo la strada gli viene riferito che la ragazza è morta. Giunto sul posto, il Signore, che vede ciò che gli altri non vedono e sa che la gloria di Dio sta per manifestarsi, dice loro che la ragazza non è morta, ma dorme soltanto. Lo deridono, come riportano alcune traduzioni, «con disprezzo».
Il Signore entra nella camera della fanciulla, le prende la mano e, in aramaico, dice: «Talitha koumi – fanciulla, alzati». Lei si risveglia immediatamente e si alza.
Solo Cristo può riportare in vita i morti, o far rivivere ciò che sembra morto.
Per secoli, tiranni come Napoleone, Hitler, Stalin o i seguaci di Maometto hanno affermato di aver messo a morte la Chiesa. Ma Lei si è sempre risvegliata.
Osservando le scene a cui abbiamo assistito in Francia questa settimana durante la visita di Papa Leone, è naturale pensare sia a quelle parole orgogliose dei tiranni e dei demagoghi, sia alla storia della figlia di Giairo.
La Francia, per secoli definita la «figlia maggiore della Chiesa», dorme da moltissimo tempo. Gli orrori scatenati su quella terra con il regicidio del Re e della Regina e il terrore della Rivoluzione del 1789 sembravano, per molti versi, aver ucciso la piccola figlia della Chiesa. Gli effetti a lungo termine, potremmo dire, della rivoluzione e del cosiddetto Illuminismo hanno creato una società francese – così come gran parte della società europea – che è, secondo le parole di Papa Leone, «profondamente secolarizzata».
Eppure un milione di persone si sono radunate sugli Champs-Élysées a Parigi per vedere il Papa. Migliaia di giovani lo hanno accolto con entusiasmo. E come sappiamo, la Francia è proprio l’epicentro di quella che viene definita la «rinascita silenziosa» del cattolicesimo, anche se, in Francia la scorsa settimana, è stata piuttosto rumorosa.
Un saggio commentatore francese l’ha definita l’«Avvento della Chiesa» in Francia. Un altro amico, un giornalista, mi ha detto che «è stata voltata una pagina della storia».
L’Avvento, ovviamente, significa la venuta del Re, l’arrivo tanto atteso. È proprio per questo che il periodo che precede il Natale porta questo nome; celebriamo la Sua prima venuta nell’Incarnazione e attendiamo la Sua Seconda Venuta nella gloria quando, secondo le parole del grande inno dell’Avvento, «Ogni occhio ora Lo contemplerà / Rivestito di maestà temibile».
Il commentatore francese ha proseguito affermando che la Chiesa risvegliata si stava levando per contrastare gli effetti deleteri e soffocanti del secolarismo e del nichilismo. Gli atei militanti, i nichilisti, i figli del ’68 (i soixante-huitards, come sono conosciuti in Francia), avrebbero riso se avessero saputo che quella piccola figlia si sarebbe ribellata.
Leone XIV affermò a Parigi che «la gente sta riscoprendo il Vangelo e abbracciando la fede», proprio a causa del vuoto e dell’insoddisfazione che una società senza Dio produce. La definì la «piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte».
Si dice che Andrew Breitbart abbia coniato la frase secondo cui «la politica è a valle della cultura». È vero, in misura maggiore o minore, a seconda delle circostanze. Ma, cosa ancora più significativa, la cultura è, o dovrebbe essere, a valle della religione.
Leone ha osservato che la Francia non era solo una società laica, ma una «cultura profondamente laica». L’aborto, ormai diabolicamente sancito dalla Costituzione francese, e una legge sull’eutanasia sostenuta con entusiasmo dal Napoleone da quattro soldi, Emmanuel Macron, sono stati approvati solo poche settimane prima dell’arrivo del Papa.
Eppure una cultura un tempo profondamente plasmata dalla fede, intrisa attraverso le generazioni della tradizione dei santi, degli artisti e degli studiosi – come magnificamente dimostrato nella veglia dei giovani con il Papa allo Stade de France – può, anche se le sue radici sono state dimenticate o deliberatamente oscurate, rinascere quando le sue fondamenta vengono rinnovate.
Nell’ultimo anno ho trascorso del tempo con diversi gruppi di giovani cattolici francesi devoti. Alcuni sono devoti della Messa in latino; altri sono nuovi convertiti alla fede; altri ancora provengono da comunità carismatiche o nuove; altri sono semplicemente membri devoti di una parrocchia.
Sono tutti, senza eccezioni, gioiosi, pieni non solo di una joie de vivre, ma anche di una joie de l’esprit. Ciò che è significativo è che sono sorprendentemente permeati dalla cultura francese in un modo che, purtroppo, non si riscontra nel Regno Unito o negli Stati Uniti, sempre più secolarizzati.
Sebbene questi giovani siano caratterizzati da aspetti superficiali legati al cibo e alle bevande e alle tradizioni specifiche delle diverse regioni francesi, hanno anche una profonda conoscenza e un profondo rispetto per la loro storia nazionale comune.
Un giovane convertito mi ha raccontato la storia del suo avvio alla fede. Suo fratello gli aveva chiesto di fare da padrino a suo figlio. Si è reso conto che doveva prendere la cosa sul serio e ha cercato il battesimo.
Quando gli ho chiesto se il fratello fosse praticante, mi ha risposto di no, ma che si stava rendendo conto che l’intero fondamento della Francia era cristiano. (Una reazione, forse, alle minacce all’identità nazionale francese poste dall’immigrazione incontrollata e dal radicalismo politico degli ultimi anni.)
Il giovane ha descritto questo episodio come una «porta verso la fede». Quella storia umile potrebbe essere la ragione principale per cui la cultura francese, rinata e realizzata, sta diventando un veicolo per il rinnovamento della fede.
Questo è un momento di enorme speranza e ispirazione per tutti noi. Non solo in Francia, ma ovunque stia emergendo questo rinnovamento, la Chiesa deve «riconoscere, accogliere e proteggere» questa piccola fiamma, come disse Leone XIV.
Ciò che sembra morto può risvegliarsi, se viene toccato dalla mano di Cristo. La Dea della Ragione, un tempo insediata a Notre-Dame de Paris dai seguaci della Rivoluzione atea, sembra essere stata definitivamente abbandonata. La fede, come scrisse una volta Hilaire Belloc, è «l’unico faro in questa notte, se di faro si può parlare».
Come stiamo vedendo, ciò vale anche per la «primogenita» della Chiesa, a lungo smarrita.
Padre Benedict Kiely
Padre Benedict Kiely è un sacerdote dell’Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham. È il fondatore di Nasarean.org, un’organizzazione che aiuta i cristiani perseguitati.
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