Una delle più vecchie tecniche di “genitorialità tecnologica” è l’inseminazione artificiale, praticata in medicina (dopo decenni di uso in zootecnia) anche con il seme di “donatori” maschili ormai da decenni.

Questo articolo di Stefanie Marsh, pubblicato su Prospect Magazine, che non affronta le gravi implicazioni etiche della pratica, si pone dalla parte dei figli così ottenuti. Nella stragrande maggioranza dei casi, quando ormai sono già grandi, scoprono di essere stati originati da un donatore anonimo, spesso per soldi e questa scoperta sconvolge le loro vite. E spesso anche quella dei donatori.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

(Annarosa Rossetto)

Figli di donatori anonimi (non è il caso della fotografia)

Figli di donatori anonimi (non è il caso della fotografia)

Ogni mattina alle 5:00, Wendy Kramer accende il suo laptop nella cittadina montana di Nederland, in Colorado, per leggere e rispondere rapidamente alle richieste di aiuto provenienti da tutto il mondo. “Ho 15 anni e l’estate scorsa ho scoperto (per caso) che ero stato concepito con un donatore di sperma”, legge in uno. Un altro dice: “Non so molto tranne l’ospedale in cui sono nato (e molto probabilmente il mio donatore di sperma si era rivolto allo stesso ospedale). L’ho scoperto per caso e mia madre si rifiuta di dirmi altro. ”

«Questo non è quello che la comunità medica vuole che si racconti – dice La Kramer – ma succede di continuo». L’industria mondiale multi-miliardaria della fertilità viene descritta come un qualcosa di buono che fa avverare i sogni. Per decenni, ha conciliato con meticolosità una serie di diversi diritti: il diritto dei genitori di avere un figlio, il diritto di un donatore di essere anonimo e il diritto di una clinica di fare soldi vendendo sperma. Ma per la Kramer, elegante ex contabile di cinquant’anni, i diritti di qualcun altro sono stati calpestati lungo il percorso: quelli dei bambini concepiti dai donatori. «Non solo dovrebbero essere parte della discussione – dice – direi che dovrebbero essere in prima fila nella discussione. E i tempi per un’idea del genere sono maturi… »

Questa semplice convinzione, insieme a una certa gioiosa indomabilità, ha reso la Kramer la spina nel fianco più pungente nel settore di questa industria in mano a uomini. Lotta per i diritti dei bambini concepiti dalla donazione di sperma, e anche da donazione di ovuli o embrioni, per sapere chi sono i loro genitori biologici, indipendentemente dal fatto che la donazione originale sia stata fatta sotto condizione dell’anonimato.

L’organizzazione che ha creato a questo scopo, il Donor Sibling Registry (DSR ovvero “Registro dei Fratelli da Donatore” N.d.T.), ha 63.461 membri e finora ha connesso 16.779 persone in tutto il mondo con i loro genitori o fratellastri, compresi circa 200 in Gran Bretagna. Mentre le normative variano da Paese a Paese, l’idea di figli concepiti da donatori che rintracciano e magari contattano i loro genitori biologici “anonimi” contraddicono nettamente ciò che è stato detto alle cliniche della fertilità e alle banche di gran parte del mondo ai donatori e ai riceventi. Ma, dice La Kramer, «L’anonimato è qualcosa che non esiste». È una argomentazione fatta con la sicurezza di una donna che ha la forza della tecnologia dalla sua parte.

Due cambiamenti stanno trasformando la caccia ai genitori biologici: Internet, che consente di raccogliere indizi di vasta portata tra persone e luoghi diversi; e, più recentemente, i test del DNA. «Il test del DNA è diventato un “fenomeno” negli Stati Uniti nell’ultimo anno, tutti lo stanno facendo – mi ha detto La Kramer – e posso prometterti che lo diventerà anche nel Regno Unito.» Il sito “Ancestry.com” da solo ha venduto kit ad oltre 14 milioni di persone che vogliono scoprire di più sulle loro radici. La portata è enorme: la società dice che può fornire accesso ad oltre 10 miliardi di documentazione storica che, dando per buone le sue affermazioni, è una percentuale significativa di tutti gli esseri umani che siano mai vissuti. È anche a prezzi abbordabili. A meno di £ 50, i test di base sono diventati regali popolari per il compleanno e per Natale.

In un mondo in cui tutti possono accedere alla tecnologia necessaria per svelare la propria doppia elica, ci spostiamo da una situazione in cui i test del DNA vengono utilizzati come un rapido sì o no nei riconoscimenti di  paternità, verso una in cui le persone sono in grado di rintracciare fratelli persi o sconosciuti, cugini e figli e, naturalmente, genitori sconosciuti.

Acqua in bocca

La storia della donazione anonima di sperma nel Regno Unito risale al 1945, quando la ginecologa Mary Barton fondò una clinica in Harley Street offrendo inseminazione artificiale a donne i cui mariti erano sterili. Circa 1.600 bambini sono stati concepiti nella clinica della Barton nei successivi 20 anni, molti dei quali, è emerso alcuni anni fa, con lo sperma del marito della stessa Barton, Bertold Wiesner. La maggior parte di questi individui, probabilmente ancora vivi, avrà trascorso la propria vita inconsapevoli delle proprie origini biologiche o nell’impossibilità di scoprirlo.

Nella seconda metà del secolo vennero aperte altre cliniche e altri bambini crebbero senza sapere chi fosse uno dei loro genitori biologici. Ogni cosa nel procedimento era casuale e non regolamentata. Spesso i donatori erano giovani uomini, soprattutto studenti di Medicina, che facevano un giro in una clinica, venivano mandati in bagno con un barattolo porta-campioni e forse una rivista porno e se ne andavano con 10 sterline in tasca. Spesso anche i medici della fertilità usavano il proprio sperma, all’insaputa o meno delle loro pazienti. Alcuni saranno stati riproduttori prolifici; in un caso recentemente scoperto, i test del DNA hanno confermato che in Indiana il medico specialista in fertilità Donald Cline ha generato con l’inganno almeno 50 persone.

La donazione di ovociti è un processo molto più impegnativo, della durata di tre settimane, durante il quale la donatrice si sottopone a un trattamento per sincronizzare il suo ciclo con quello della ricevente, viene sottoposta a stimolazione delle ovaie per produrre più ovociti e infine essi vengono prelevati. Non è diventato un procedimento fattibile fino agli anni ’80, ma da allora i recenti progressi nella tecnologia del congelamento delle uova hanno facilitato un fortissimo aumento: attualmente nel Regno Unito ci sono circa 4.000 trattamenti di fecondazione in vitro all’anno con ovuli di donatrice (per la maggior parte importati).

Fino al XXI secolo l’anonimato dei donatori di spermatozoi e ovociti era la norma. In un’area giuridica grigia non regolamentata, i medici consigliavano ai genitori di scegliere la strada della segretezza per evitare ripercussioni successive, nonostante il rischio di incesto accidentale tra la progenie dei donatori più frequenti. E con la vergogna di rivelare la propria infertilità, la maggior parte dei genitori non aveva bisogno di molto per essere convinta.

Un’autorità di regolamentazione fu creata con la Human Fertility and Embryology Authority (HFEA), istituita nel 1991, e con essa la prima registrazione sistematica, ma solo sulle modalità dei concepimenti da donatori, non sulle identità coinvolte. E inizialmente si è continuato con l’abituale consiglio di mantenere il silenzio. Le leggi britanniche sono state riviste nel 2005, ponendo fine alla vendita di sperma anonimo e al suo utilizzo nelle cliniche per la fertilità. Da allora, c’è stato l’obbligo per le banche del seme e per le cliniche di tenere registri dei genitori biologici, e i bambini concepiti con lo sperma di donatori, uova o embrioni hanno generalmente avuto il diritto di ad accedere alle informazioni che identificano il loro genitore biologico quando compiono 18 anni – un diritto che diventerà effettivo per il primo gruppo nel 2023-4.

Ma questo lascia ancora l’equivalente di sessant’anni di Britannici, nati tra il 1945 e il 2005, concepiti con gameti anonimi e non c’è modo di sapere esattamente quanti siano. Sappiamo che durante i 14 anni tra l’HEFA che ha iniziato i primi controlli e la fine dell’anonimato, sono nate 18.000 persone concepite da donatori, molto probabilmente da gameti anonimi. Il numero totale di cittadini britannici che hanno iniziato la loro vita come un concepimento anonima è probabilmente di decine di migliaia.

Le leggi britanniche dopo la riforma – in cui si vietava ai donatori di essere pagati e si imponeva un tetto di 10 donazioni nel corso della vita, oltre a porre fine all’anonimato – hanno frenato così drasticamente la volontà degli uomini di donare che nel 2016 l’unica banca nazionale di spermatozoi del paese è stata costretta a chiudere i battenti. Nei suoi ultimi due anni era riuscita reclutare solo sette donatori. Oggi circa un terzo dello sperma utilizzato nelle cliniche della fertilità britanniche proviene dall’estero. Lo sperma importato aggira il divieto sui pagamenti e il tetto delle donazioni. E anche se le cliniche non possono importare sperma anonimo, non c’è nulla che impedisca alle persone di importarlo da sé. Le cliniche britanniche non sono in grado di monitorare le banche straniere, dove gli scandali sui donatori eccessivi o disonesti che hanno mentito sui loro problemi di salute, ogni tanto divampano. E dal momento che né HFEA né nessun altro traccia sistematicamente i bambini concepiti dai donatori durante la crescita, è improbabile che modelli problematici di ereditarietà vengano individuati.

Enigmi e radici

In sostanza, il DSR è un gigantesco progetto di investigazione incrociata. Migliaia di persone mettono insieme i pochi indizi che riescono ad avere: il nome della banca del seme, la nazionalità del donatore e il numero del donatore (se ne hanno uno). Una volta registrati, possono anche entrare in contatto tra loro direttamente e scambiarsi informazioni e suggerimenti. Possono scorrere migliaia di descrizioni e creare collegamenti: posso trovare altre persone concepite nella stessa clinica di fertilità nello stesso anno che mi assomigliano? Potrebbero sapere chi è mio padre?

Una persona, concepita nel 1998, ha registrato sul DSR le brevi note che la clinica della fertilità ha dato ai suoi genitori: il suo donatore era “caucasico britannico”. Altezza: 1,87m. Peso: Corporatura esile. Gruppo sanguigno O +. Capelli castano chiaro. Occhi azzurri. Carnagione mediterranea. Tre anni di Politecnico. Autista. Il Donatore aveva detto di avere un buon senso dell’umorismo e di essere simpatico. Non era molto su cui lavorare, ma dato che il DSR è di gran lunga la più grande comunità online di individui concepiti da donatori, ci sono buone probabilità che se avesse qualche fratellastro concepito dallo stesso donatore, anche loro si registreranno sul sito un giorno o l’altro. In questo modo, gli utenti possono sperare di ricostruire a ritroso i loro alberi genealogici.

Ma è il collegamento con i risultati ottenuti dai siti di test del DNA che lo sta rendendo davvero formidabile. I cacciatori di genitori possono andare sul DSR e inserire tutte le informazioni sulle origini geografiche e altre collegamenti genetici che hanno ottenuto. Questi possono quindi essere incrociati e condivisi con i 63.000 membri del sito che hanno anch’essi registrato i loro dati dettagliati. Ci sono persone che hanno trovato abbinamenti con i fratellastri in pochi minuti e molti fratellastri uniscono le forze, allargando la ricerca sui social media, aggiornando i loro progressi sul DSR, alla ricerca dei loro genitori biologici.

Sempre sul sito è presente un registro internazionale delle cliniche della fertilità e anche di singoli specialisti. E poi ci sono consigli su come scrivere una lettera efficace al proprio padre biologico: «Inviate sempre una foto. È molto più difficile che vi dicano di “no” quando vedono le somiglianze».

Facendo clic sulle “Storie a lieto fine” del DSR si possono leggere i frutti delle loro indagini: “Sono un fratello maggiore!” “Io e mia figlia ci siamo trovati.” Le persone hanno inviato loro foto con le loro nuove famiglie allargate, le somiglianze fisiche a volte sono inequivocabili e tutti sembrano felici.

«C’è una sensazione di enorme sollievo quando i parenti entrano in contatto – dice la Kramer – ma insieme a questo c’è confusione e rabbia: la loro identità è scossa fino alle midolla».

E i donatori anonimi? Come si sentono riguardo alla prospettiva di essere rintracciati dai figli biologici a proposito dei quali era stato loro promesso che non sarebbero mai stati in grado di contattarli? In molti casi questi ricongiungimenti tra genitori/donatori e figli sono state esperienze positive per tutti i soggetti coinvolti. Eppure la maggior parte dei donatori anonimi di sperma sembrano voler rimanere anonimi; altrimenti in molti di più avrebbero contattato le loro banche del seme per togliere l’anonimato. Per molti uomini è uno shock, se non un vero trauma, avere notizie di un figlio biologico ormai adulto di cui gli era stato promesso di potersi tranquillamente dimenticare.

Sul sito di Reddit c’è una discussione dedicata agli uomini che sono stati avvicinati dai loro figli. “Cosa posso fare?” Ha scritto un uomo di recente. “Sono brave persone, ma non è il patto che avevo accettato. Avevo pensato che fosse una buona cosa da fare e (ovviamente), avevo bisogno di soldi in quel momento. È stato traumatico per me e la mia partner, e voglio fare qualcosa al riguardo. Qualche idea?”

L’establishment della fertilità del Regno Unito sembra non avere risposte. L’HFEA mi ha detto che era legalmente impossibile per le persone rintracciare i loro donatori anonimi e che non aveva competenza su ciò che accade in altri paesi.

I donatori anonimi possono evitare i siti del DNA se non vogliono essere trovati, ma che dire dei loro fratelli e sorelle, figli e figlie, cugini, nipoti e nipoti? Se sono presenti su un sito di DNA, questo indicherà una corrispondenza con il figlio sconosciuto concepito da donatore. Da lì basta solo una ricerca su Google e Facebook per trovare altri membri della famiglia.

L’era dell’anonimato, quindi, sta volgendo al termine. E in alcune parti del mondo, la legge sta già recuperando terreno. In Australia, l’anno scorso è stato modificato per cancellare in modo retrospettivo l’anonimato di donatori di sperma e ovuli. Quest’anno anche la Germania farà lo stesso.

Segreti e bugie

Sono stato introdotto per la prima volta al lavoro che La Kramer sta svolgendo durante una conferenza per psicoterapeuti a Londra incentrata sui figli concepiti da donatori. L’organizzatrice della conferenza, la psicoterapeuta Alessandra Cavelli, mi ha detto di essere stata spronata a lavorare in questo campo dal numero di bambini concepiti da donatore che in crisi per domande senza risposta sulla loro identità, così come di genitori oppressi da questo tipo di segreto familiare, che si sono presentati al suo studio.

A parte la discussione mediatica sui cosiddetti “bambini su misura“, non c’era mai stato un dibattito pubblico sulle implicazioni della rivoluzione avvenuta nel dopoguerra nella scienza della fertilità. I terapeuti progressisti sono tristemente impreparati ad affrontare le circostanze psicologiche uniche degli individui concepiti dai donatori quando, per esempio, alcuni di essi dicono che si erano sentiti più come un prodotto che come una persona.

La conferenza era piccola e affollata: psicoterapeuti, accademici e alcuni genitori di figli concepiti da donatore tenevano discorsi e si scambiavano idee. Una professoressa di Cambridge, Susan Golombok, ha presentato uno studio su “Esperienze di prole che cercano e contattano i loro fratellastri e i donatori” – ricerche condotte utilizzando membri del DSR.

Quando ho incontrato la Kramer l’anno scorso era appena tornata da una conferenza alla Birmingham Fertility Society (“La gravidanza è solo l’inizio!”) ed era in partenza per un ciclo di  conferenze a Parigi, San Francisco e Colorado.

«Gli ultimi due anni hanno avuto esisti contrastanti» mi ha detto. Sta spingendo le banche del seme, comprese quelle in Gran Bretagna, ad aderire al suo progetto – ma per ora senza fortuna. La sua petizione alla Food and Drug Administration (FDA) negli Stati Uniti per estendere la regolamentazione delle criobanche, compresa la registrazione elettronica obbligatoria e la messa al bando della donazione di gameti anonimi, è stata respinta in modo definitivo. «L’inseminazione artificiale del bestiame è più regolamentata di quanto non sia quella con gli esseri umani», ha sospirato.

Ma nelle discussioni legali c’è stato un leggero sprazzo di luce sul modo in cui il diritto all’identità di un bambino, come delineato nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, potrebbe applicarsi ai figli concepiti da donatori. Potrebbe richiedere che la legislazione dei vari Paesi conceda agli individui di tutte le età concepiti da donatore il diritto di accedere alle informazioni identificative dei donatori? Le ho chiesto come i medici e le banche dei gameti hanno reagito a questi punti quando li ha sollevati: «Rispondono dicendo: ‘Vuoi togliere il diritto ai genitori di avere figli!’»

«La questione è: ‘Datemi solo un bambino e tutto il resto lo risolveremo più tardi’»

La Kramer spera che le persone concepite da donatori finiranno per forzare il cambiamento, proprio come la campagna popolare degli adottati è riuscita a bandire la registrazione anonima delle adozioni nel 1975 nel Regno Unito. Fino ad allora, proprio come gli individui concepiti da donatori, gli adottati non avevano alcun diritto di accedere ai loro file genealogici. I genitori restavano nel silenzio. Ed era comunemente assunto, addirittura da psicologi e terapeuti, che l’adozione non avesse alcun impatto psicologico sugli stessi adottati.

Oggi guardiamo ad allora increduli. E quando il cambiamento arriva nel settore della fertilità, insiste la Kramer, «non farà buona impressione». «Questi figli ormai adulti concepiti da donatori stanno dicendo: ‘Non mi avete dato alcun servizio. Avete dato un servizio a mia madre – avete dato una gravidanza a mia madre – ma non avete mai nemmeno preso in considerazione i miei bisogni, i miei diritti, i miei problemi e come questo avrebbe influito su di me per decenni».

La Kramer è forse un improbabile difensore dei diritti dei donatori concepiti contro i loro genitori, dato che è la madre di uno di loro. «Il mio marito di allora era sterile ma quando il dottore mi ha detto, ‘Voi due non avrete mai figli’, ricordo di aver pensato, ‘Con le buone o con le cattive, avrò un figlio’. Ero in uno stato mentale di disperazione perché io sapevo che ero destinata a diventare madre e avrei fatto qualsiasi cosa. Ed è in questo modo che l’industria medica riproduttiva aggancia queste persone che sono così disperate. Credono di poterla fare franca senza fare la dovuta diligenza su così tante cose. La questione è ‘Datemi solo un bambino e tutto il resto lo risolveremo più tardi’»

La sua clinica di fertilità consigliò alla Kramer di mantenere segrete le sue origini al figlio, Ryan. La Kramer cominciò a dubitare che questo consiglio fosse giusto quando Ryan aveva sei anni. Il suo matrimonio era finito e Ryan insisteva nel voler incontrare il suo padre biologico. «Voleva sapere di questo lato invisibile di se stesso” racconta “e il mio primo sentimento fu il panico.» Le uniche informazioni identificative che aveva sul suo donatore erano il suo numero di identificazione – 1058 – e il nome della banca del seme: California Cryobank.

La California Cryobank le disse che la riservatezza impediva loro di darle qualcos’altro oltre l’auto-descrizione anonima scritta a mano dallo stesso donatore. C’erano alcuni indizi, tra cui il fatto che il suo donatore era bianco, alto un metro e ottanta, che studiava ingegneria, era sportivo e in buona salute e si considerava un ottimista. In risposta alla domanda “Se potessimo trasmettere un messaggio alla destinataria del tuo seme, quale sarebbe?” aveva scritto: “Fai studiare il bambino. Crescilo/a senza pregiudizi di alcun tipo. Insegnagli a fidarsi degli altri ma a fare affidamento su se stesso/a. Instilla in lui/lei il senso dell’umorismo e la capacità di godersi la vita.” E sotto: “Perché vuoi essere un donatore?” Aveva scritto “Per i soldi”. La Kramer ha inserito un annuncio nella pagina delle inserzioni del Los Angles Times sperando che il Donatore nr 1058 lo vedesse e si mettesse in contatto. Non ottenne nulla.

Due anni dopo fece un primo passo avanti: le chiamate continue alla clinica avevano portato a nuove informazioni: Ryan aveva diversi fratellastri “là fuori”. La Kramer ha creato un gruppo su Yahoo sperando di trovare altri genitori nella sua posizione, preferibilmente alcuni che avevano ricevuto sperma dal donatore 1058. Il gruppo di Yahoo è cresciuto in modo esponenziale e, quando Ryan aveva 13 anni, la Kramer lo aveva trasformato nel DSR: c’erano ormai centinaia di genitori e figli di donatori e persino donatori che cercavano di rintracciare i loro consanguinei.

La Kramer ha attirato l’interesse dei media, incluso un servizio su di lei e Ryan nel famoso The Oprah Winfrey Show. Il giorno dopo la messa in onda, una donna ha inviato una email a Wendy dicendo che anche le sue due figlie erano state concepite dal donatore 1058. “Non abbiamo detto alle nostre figlie che erano concepite da donatore e non abbiamo intenzione di farlo”, ha scritto. Tuttavia le erano state date – ed era disposta a condividerle – più informazioni di quelle avute dalla Kramer, compresa la data e il luogo di nascita del donatore. Questo ha permesso alla Kramer di identificare un uomo chiamato Lance C. Born in una lista di maschi nati nella contea di Los Angeles come probabile padre biologico di Ryan. Google ha fatto il resto.

Non è stato facile per la Kramer «vedere mio figlio stringere la mano ad un perfetto estraneo che era imparentato con lui tanto quanto lo ero io. Vuoi poter credere che il bambino sia solo tuo. Ed ero così spaventata perché ho visto che il cuore di mio figlio era spalancato».

Ryan mi ha mostrato le prime e-mail tra lui e suo padre: si poteva vedere il timido sbocciare di quello che è diventato uno stretto rapporto tra padre e figlio biologici. Ryan ora vive e lavora a San Francisco, a pochi passi dall’ufficio di suo padre. I due si incontrano ogni mese. Qualche volta all’anno Ryan, Wendy, Lance, i genitori di Lance e tutti gli altri figli delle “donazioni” di Lance che si sono incontrati sul DSR si riuniscono. Hanno persino fatto le vacanze insieme.

Non si torna indietro

Essere un individuo concepito da donatore può significare non sapere mai chi sono i tuoi parenti biologici. Può anche significare il contrario, scoprirne ed incontrarne in ​​continuazione di nuovi, dato che spesso sei un membro di una famiglia biologica in rapida espansione. Dal giugno dello scorso anno, altri cinque fratellastri di cui Ryan non sapeva l’esistenza si sono materializzati (ne ha 16 a quanto ne sa). «Una aveva il sospetto di essere stata adottata – dice la Kramer – Crescendo l’aveva chiesto ai suoi genitori molte volte – aveva solo questa sensazione istintiva. E ora alcune di queste famiglie stanno implodendo perché ai figli è stato mentito per tutta le loro vita.»

È sorprendentemente facile trovare persone che vogliano parlare dei loro sentimenti ambivalenti o negativi riguardo al fatto di essere stati concepiti da donatori. C’è la diciassettenne Talia Ougie, di Londra, una giovane donna intelligente e riflessiva, che mi ha detto che si sente arrabbiata perché le è stato “negato un padre”, che sente che le sono stati portati via i suoi diritti “quando lo sperma di papà è stato acquistato”. Ha una sorella gemella che è a suo agio con questa situazione e questo ha fatto sì che Talia si preoccupasse di provare suoi sentimenti sbagliati. «Non voglio sembrare ingrata – dice – Per mia madre, era la cosa giusta. La gente mi dice ‘Sii grata di essere nata’.» Ma Talia è ancora così desiderosa di sapere chi è il suo padre biologico che intende assumere un investigatore privato appena compirà 18. “Se non lo trovo…ho davvero paura di questo»  mi ha detto.

C’è il ventiquattrenne Ross Evans, che ha scoperto per caso cinque anni fa di essere stato concepito da donatore, essendo cresciuto nella convinzione che l’ex partner di sua madre fosse suo padre. La verità è venuta fuori per Ross, che ora vive a Welwyn Garden City, quando una figlia dell’ex partner della madre si è messa in contatto inaspettatamente. Sua madre non voleva che si incontrassero.

Ma l’hanno fatto, e l’intera storia è venuta fuori: sua madre l’aveva concepito attraverso lo sperma da donatore negli ultimi anni della sua relazione con il suo ex. Poiché era una donazione anonima «so solo che è alto un metro e novanta, ha la pelle chiara e lavora nella sicurezza e che ho 27 altri fratellastri nel mondo. Non c’è nient’altro che posso fare per trovare maggiori informazioni. Vedi gente per strada e pensi: ‘È mio padre?’ Ero molto arrabbiato quando l’ho scoperto. È una sensazione difficile quando scopri che non sei quello che pensi di essere.»

Molti genitori, dice la Kramer, inclusa lei stessa, decidono sull’inseminazione da donatore ignorando le questioni in gioco. E alcuni di loro ora devono inaspettatamente affrontare la prospettiva che i loro figli lo potrebbero scoprire.

Questo è esattamente quello che è successo in una famiglia. Becky ha trent’anni, lavora in campo tecnologico e suona la tromba in una banda nel suo tempo libero. Fino a poco tempo fa, non c’era stata nessun sentore per Becky di essere cresciuta in qualcosa di diverso da una famiglia nucleare tipica. «Sono stata cresciuta dai miei genitori con due fratelli minori – dice – C’è sempre stato un certo attrito tra me e mio padre, ma senza nulla che facesse scattare segnali d’allarme”.

Un genealogista dilettante aveva rintracciato il lignaggio di entrambi i suoi genitori indietro per centinaia di anni, attraverso interviste e visite ai cimiteri. Entrambi i suoi genitori avevano anche fatto il test del DNA sul sito Web Ancestry.com. «Sapevo esattamente da dove veniva la mia famiglia, sapevo che eravamo ebrei ashkenaziti al 100% con pochissime possibilità di errore».

Poi due anni fa, Becky aveva deciso di fare anche lei test del DNA. Ma «i risultati mi sono sembrati sbagliati”. Hanno rivelato che il DNA era di ebrei ashkenaziti solo per il 50% e che l’altra metà era irlandese/inglese. «L’ho detto alla mia famiglia e tutti hanno riso dicendo che la tecnologia è fallibile e che la cosa finiva lì. Immaginai che avessero ragione.» Poi, nell’agosto dell’anno scorso, Ancestry.com le ha segnalato l’esistenza di un nuovo parente: era una sorellastra, Mary, che Becky non sapeva esistesse. Lei non ha messo in discussione la propria ascendenza: «Ho immediatamente pensato che mio padre avesse una relazione».

Becky ha inviato dei messaggi a Maria su Facebook. Quando non ha ottenuto risposte, «ero preoccupato di aver creato un’enorme crisi familiare sbucando in quel modo dal nulla, così ho trovato suo padre sul suo profilo Facebook e gli ho mandato una lettera scusandosi per ogni angoscia che avrei potuto aver provocato». Più tardi quel giorno, di fronte a questa informazione, i genitori di Becky le hanno confessato di essere stata concepita da un donatore. «Mio padre considera questa la cosa più vergognosa che potesse immaginare, così aveva fatto del suo meglio per assicurarsi che la verità non potesse mai essere rivelata. Aveva costretto mia madre a rimanere in silenzio sull’argomento, cosa per la quale si è tormentata per tutta la vita».

Poche ore dopo, il padre di Mary le ha scritto: «Sono tuo padre, Becky.» Alla fine ha incontrato l’uomo che lei chiama il suo “bio-papà”, portando con sé un amico per un supporto morale. Ora vede suo padre biologico circa una volta al mese e lo descrive come «una versione più vecchia di me stessa.» I suoi genitori non vogliono parlare di quello che è successo – non sanno che Becky lo incontra: «Non me lo hanno chiesto perché non vogliono saperlo. » Da allora uno dei suoi fratelli ha scoperto di essere stato anche concepito da donatore, l’altro ha scoperto di non esserlo.

«Non si può tornare indietro quando si scopre qualcosa di simile – dice – La mia sorellastra e il mio bio-papà, sono più simili a me di chiunque altro abbia mai incontrato di passaggio.»

***

La maggior parte, se non tutte, queste storie suggeriscono che dire la verità è – alla fine – nel migliore interesse delle persone concepite da donatore. Ed è anche una cosa buona la fine dell’anonimato che sta arrivando. E, di fronte a un’industria che trascina il piede, La Kramer e le persone che ha collegato continueranno a forzare il passo.

«Prima che il DSR arrivasse, tutti noi credevamo in tutto ciò che ci era stato detto –  afferma la Kramer. – “Questa è la comunità medica, quindi ovviamente sono onesti ed etici”. Quando le persone hanno iniziato a trovare i loro fratellastri e genitori e tutte queste storie hanno iniziato a venire fuori, ci siamo resi conto che ci erano state detto bugie su bugie».

Ha appena pubblicato un libro per bambini per aiutare i più giovani concepiti da donatori nel loro viaggio. «Tutto ciò che facciamo è presentare i fatti. E il fatto è che queste non sono solo procedure mediche o problemi risolti con la nascita del bambino. Le persone concepite dai donatori stanno crescendo con il desiderio di sapere chi sono e perché i loro diritti sono stati portati via prima ancora di essere concepiti. E se non siamo in grado di dare loro una risposta adeguata, sempre più persone inizieranno a trovare le risposte per conto loro».

 

 

 

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