Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto dal Vescovo Robert Mutsaerts e pubblicato su Lifesitenews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di 's-Hertogenbosch nei Paesi Bassi
Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch nei Paesi Bassi

 

Ancora quella diabolica ambiguità

“Con la Dichiarazione ‘Fiducia supplicans’ del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata da Papa Francesco, sarà possibile benedire le coppie dello stesso sesso”. Così recita il titolo di un articolo sul sito web del Vaticano. Certo, una tale benedizione dovrebbe essere eseguita senza alcuna ritualizzazione, né dovrebbe dare l’impressione del matrimonio. “La dottrina sul matrimonio non cambia e la benedizione non significa approvazione dell’unione”, continua il sito ufficiale del Vaticano.

Il problema non è la benedizione dei peccatori. Logicamente, questo è sempre stato possibile. La Chiesa ha sempre invitato le persone a ricevere la benedizione di Dio. La dichiarazione lo ribadisce ancora una volta. Che non ci possa essere un matrimonio sacramentale, la dichiarazione è chiara anche su questo. Un matrimonio in Chiesa di coppie dello stesso sesso è e rimane impossibile. Questo rimane riservato a un rapporto uomo/donna. Né può esserci alcuna modalità formale di ritualizzazione (come quella che troviamo nel Benedictional). Questa nota può essere considerata una reazione alla benedizione formale delle coppie gay in Germania, dove la conferenza episcopale ha formalizzato questo tipo di benedizione. C’è poi un terzo tipo di benedizione, detta spontanea. Qui si può pensare a un pellegrino che chiede la benedizione di un sacerdote presente in un luogo di pellegrinaggio. Oppure la benedizione che un frequentatore della chiesa chiede al sacerdote quando distribuisce la comunione perché non è (ancora) battezzato, o un battezzato che si ritiene indegno di ricevere la comunione e intende ricevere il sacramento della confessione. Chi può ricevere questa benedizione? Tutti. Fin qui nulla di nuovo.

Ma poi arrivano i passaggi confusi della dichiarazione. Perché si chiede una benedizione? Per eliminare le lacerazioni della propria vita. In fondo, è la benedizione di Dio che si chiede. La prima domanda da porsi è: Dio vorrebbe dare la sua benedizione su questo? Dio che non ama altro che le persone si ravvedano per condividere l’amore di Dio. Può Dio dare la sua benedizione a un peccatore? Come già detto, sì, certo. I peccatori che si pentono sono perdonati di cuore. La domanda è completamente diversa: Dio può dare la sua benedizione al peccato? Certo che no! Noi amiamo il peccatore, ma odiamo il peccato. In tutte e tre le forme di benedizione (sacramentale, formale, informale) vale esattamente lo stesso principio. Ed è qui che la Fiducia Supplicans sbaglia. Un cristiano gay può essere benedetto individualmente. Ma non si può benedire una relazione gay, perché la Chiesa la considera disordinata, o peccaminosa. Questo carattere disordinato viene affermato, ma ciononostante la dichiarazione dice che benedire tali relazioni è una possibilità. In altre parole, benedire una relazione peccaminosa è possibile. Dio che benedice un peccato è una farsa!

Su cosa si basa tutto questo? Non c’è alcun riferimento ai Padri della Chiesa, ai documenti dei Papi, agli scritti dei teologi, ma quasi esclusivamente ai documenti precedenti dello stesso Papa Francesco. La Fiducia Supplicans vuole essere un’iniziativa pastorale, ma ciò che la dichiarazione intende per benedizione è del tutto confuso. Non è chiaro perché qualcuno dovrebbe chiedere la benedizione di un sacerdote e perché un sacerdote dovrebbe dare la sua benedizione. Normalmente si tratta di allineare la propria vita alla volontà di Dio. È una chiamata alla santità. Ma in nessuna parte della dichiarazione c’è un appello al pentimento, non c’è alcun riferimento alla verità. Non c’è un invito alle coppie LGTBQ a vivere in astinenza, in conformità con il piano di Dio in cui la sessualità è riservata a un rapporto uomo/donna.

È un ritornello ripetitivo in questo pontificato: la mancanza di chiarezza, la semina di confusione. Il Papa che dice di non cambiare la dottrina della Chiesa, ma allo stesso tempo crea opportunità per la pratica contraria. Non si può mantenere la dottrina e prevedere altri criteri.

Un problema di fondo è che nelle relazioni omosessuali si comincia a identificare il peccato e il peccatore. Ci si identifica come [un] cristiano gay. Non esiste una cosa del genere. Né esiste un cristiano alcolizzato. No, sei un cristiano con un problema di alcol, sei un cristiano con un orientamento omosessuale. Quando si fa del peccato la propria identità non c’è via d’uscita. Ci comportiamo come se le persone LGTBQ fossero un tipo unico di peccatore che dobbiamo trattare separatamente. Ma per loro vale lo stesso discorso di qualsiasi altro peccatore.

Gli omosessuali si sentono esclusi dalla comunità ecclesiale. Ma la Chiesa non esclude nessuno. Nessuno è abbastanza cattivo da non essere ammesso. E nessuno è abbastanza buono da essere escluso. Con una sola eccezione (coloro che si sentono carenti in nulla, possono restare a casa), tutti sono i benvenuti. Ma viene chiesto qualcosa: il pentimento, la chiamata al pentimento. Ed è proprio questa l’ambiguità della Fiducia Supplicans: non si vuole nominare la natura peccaminosa. E questo è anche ciò che la comunità LGTBQ non vuole. Si chiede che non loro, ma che la Chiesa cambi.

Ogni benedizione è destinata ai peccatori. Ma non per coloro che credono che questo non sia il loro caso. Ma allora perché chiedere la benedizione? Per definizione, la benedizione è per i peccatori che riconoscono le loro mancanze e hanno bisogno dell’aiuto di Dio per migliorare. La Dichiarazione offre la possibilità di ricevere la benedizione, ma non dice una parola su un correttivo e si chiede al sacerdote di dare la sua benedizione su uno stato di disordine che continua. Questo non è pastorale, né misericordioso, ma piuttosto non amorevole. Il compito del sacerdote è quello di far notare la loro situazione, il suo compito è quello di avvicinare le persone a Dio, non di guidarle ulteriormente verso l’abisso. Perché è questo che state facendo. Darò la mia benedizione a chiunque la chieda. Ma in nessun caso darò la mia benedizione a una situazione di peccato. E questo non ha nulla a che fare con la discriminazione. Lo stesso vale per una relazione uomo-donna in cui è coinvolto l’adulterio.

Santo Padre, per favore, sia chiaro! Lei non sta aiutando nessuno con questo! Nessuno!

+Robert Mutsaerts

Vescovo ausiliario della diocesi di ‘s-Hertogenbosch (Olanda)

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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