Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog stralci di una riflessione scritta dal Card. Robert Sarah e pubblicata sul blog di Sandro Magister, da cui è stata rilanciato da diakonos.be. Gli stralci li ho ripresi da quest’ultimo sito. 

 

Card. Robert Sarah (CNS photo/Paul Haring)
Card. Robert Sarah (CNS photo/Paul Haring)

 

 

di Robert Sarah

Roma, 6 gennaio 2024, festa dell’Epifania del Signore


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La verità è la prima delle misericordie che Gesù offre al peccatore. Sapremo a nostra volta fare opera di misericordia nella verità? Per noi è grande il rischio di ricercare la pace del mondo, la popolarità mondana che si acquista a prezzo della menzogna, dell’ambiguità e del silenzio complice.

Questa pace del mondo è falsa e superficiale. Perché la menzogna, il compromesso e la confusione generano la divisione, il sospetto e la guerra tra fratelli. Lo ha ricordato recentemente papa Francesco: “Diavolo significa ‘divisore’. Il diavolo vuol sempre creare divisione” [2]. Il diavolo divide perché « in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna » (Gv 8,44).

Proprio la confusione, la mancanza di chiarezza e di verità e la divisione hanno turbato e oscurato la festa di Natale di quest’anno. Alcuni media asseriscono che la Chiesa cattolica incoraggia la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso. Mentono. Fanno il lavoro del divisore. Alcuni vescovi vanno nella stessa direzione, seminano il dubbio e lo scandalo nelle anime dei fedeli pretendendo di benedire le unioni omosessuali come se fossero legittime, conformi alla natura creata da Dio, come se potessero condurre alla santità e alla felicità umana. Non fanno che generare errori, scandali, dubbi e delusioni. Questi vescovi ignorano o dimenticano il severo monito di Gesù contro coloro che scandalizzano i piccoli: « Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare » (Mt 18,6). Una recente dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicata con l’approvazione di papa Francesco, non ha saputo correggere questi errori e fare opera di verità. Di più, con la sua mancanza di chiarezza, non ha fatto che amplificare la confusione che regna nei cuori e alcuni addirittura se ne sono impadroniti per sostenere il loro tentativo di manipolazione.

Che fare di fronte alla confusione che il divisore ha seminato fin nel cuore della Chiesa? “Con il diavolo non si discute!”, ha detto papa Francesco. “Non si negozia, non si dialoga; non lo si sconfigge trattando con lui, è più forte di noi. Il diavolo lo sconfiggiamo opponendogli con fede la Parola divina. In questo modo Gesù ci insegna a difendere l’unità con Dio e tra di noi dagli attacchi del divisore. La Parola divina è la risposta di Gesù alla tentazione del diavolo” [3]. Nella logica di questo insegnamento di papa Francesco, anche noi non discutiamo con il divisore. Non entriamo in discussione con la dichiarazione “Fiducia supplicans”, né con i diversi suoi utilizzi che abbiamo visto moltiplicarsi. Semplicemente rispondiamo con la Parola di Dio e con il magistero e l’insegnamento tradizionale della Chiesa.

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Come Gesù di fronte alla Samaritana, osiamo dire la verità. “Hai detto bene: ‘Io non ho marito’. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero » (Gv 4,18). Cosa dire a delle persone coinvolte in unioni omosessuali? Come Gesù, osiamo la prima delle misericordie: la verità oggettiva degli atti.

Con il Catechismo della Chiesa Cattolica (2357), possiamo quindi affermare: « L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura (cf Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10), che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che ‘gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati’ (CDF, dichiarazione ‘Persona humana’ 8). Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

Qualsiasi approccio pastorale che non richiamasse questa verità oggettiva verrebbe meno alla prima opera di misericordia che è il dono della verità. Questa oggettività della verità non è contraria all’attenzione prestata all’intenzione soggettiva delle persone. Ma l’insegnamento magistrale e definitivo di san Giovanni Paolo II deve essere qui richiamato:

“Occorre considerare con attenzione il retto rapporto che esiste tra la libertà e la natura umana, e in particolare il posto che ha il corpo umano nelle questioni della legge naturale. […]

“La persona, incluso il corpo, è affidata interamente a se stessa, ed è nell’unità dell’anima e del corpo che essa è il soggetto dei propri atti morali. La persona, mediante la luce della ragione e il sostegno della virtù, scopre nel suo corpo i segni anticipatori, l’espressione e la promessa del dono di sé, in conformità con il sapiente disegno del Creatore. […]

“Una dottrina che dissoci l’atto morale dalle dimensioni corporee del suo esercizio è contraria agli insegnamenti della Sacra Scrittura e della Tradizione: tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà ‘spirituale’, puramente formale. Questa riduzione misconosce il significato morale del corpo e dei comportamenti che ad esso si riferiscono (cf 1Cor 6,19). L’apostolo Paolo dichiara esclusi dal Regno dei cieli ‘immorali, idolatri, adulteri, effeminati, sodomiti, ladri, avari, ubriaconi, maldicenti e rapaci’ (cf 1Cor 6,9-10). Tale condanna – fatta propria dal Concilio di Trento – enumera come ‘peccati mortali’, o ‘pratiche infami’, alcuni comportamenti specifici la cui volontaria accettazione impedisce ai credenti di avere parte all’eredità promessa. Infatti, corpo e anima sono indissociabili: nella persona, nell’agente volontario e nell’atto deliberato, essi stanno o si perdono insieme » (“Veritatis splendor” 48-49).

Ma un discepolo di Gesù non può fermarsi qui. Di fronte alla donna adultera, Gesù fa opera di perdono nella verità: « Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più » (Gv 8,11). Offre un cammino di conversione, di vita nella verità.

La dichiarazione “Fiducia supplicans” scrive che la benedizione è invece destinata alle persone che « mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo. » (n. 31). Ma cosa c’è di buono, di vero e di umanamente valido in una relazione omosessuale, definita dalle Sacre Scritture e dalla Tradizione come una depravazione grave e “intrinsecamente disordinata”? Come può corrispondere un testo del genere al Libro della Sapienza che afferma: “I ragionamenti distorti separano da Dio; ma la potenza, messa alla prova, spiazza gli stolti. La sapienza non entra in un’anima che compie il male né abita in un corpo oppresso dal peccato. Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno” (Sp 1,3-5). L’unica cosa da chiedere alle persone che vivono una relazione contro natura è di convertirsi e di conformarsi alla Parola di Dio.

Con il Catechismo della Chiesa Cattolica (2358-2359), possiamo fare ulteriore chiarezza dicendo: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.

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La Parola di Dio trasmessa dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione è quindi il solo fondamento solido, il solo fondamento di verità su cui ogni conferenza episcopale deve poter costruire una pastorale di misericordia e di verità verso le persone omosessuali. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci offre una sintesi potente, risponde al desiderio del Concilio Vaticano II « di condurre tutti gli uomini, facendo risplendere la verità del Vangelo, a cercare e ad accogliere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza » [4].

Devo ringraziare le conferenze episcopali che hanno già fatto quest’opera di verità, in particolare quelle del Camerun, del Ciad, della Nigeria, ecc., di cui condivido e faccio mie le decisioni e la ferma opposizione alla dichiarazione “Fiducia supplicans”. Dobbiamo incoraggiare le altre conferenze episcopali nazionali o regionali e ogni vescovo a fare lo stesso. Facendo così, non ci opponiamo a papa Francesco, ma ci opponiamo fermamente e radicalmente a un’eresia che mina gravemente la Chiesa, Corpo di Cristo, perché contraria alla fede cattolica e alla Tradizione.

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Ogni successore degli apostoli deve osare prendere sul serio le parole di Gesù: « Sia il vostro parlare: ‘Sì, sì’, ‘No, no’; il di più viene dal Maligno” (Mt 5,37). Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci offre l’esempio di una parola così chiara, tagliente e coraggiosa. Qualsiasi altro percorso sarebbe inevitabilmente troncato, ambiguo e ingannevole. In questo momento sentiamo tanti discorsi così sottili e contorti che finiscono per cadere sotto questa maledizione pronunciata da Gesù: “Il di più viene dal Maligno”. Si inventano nuovi significati delle parole, si contraddice, si falsifica la Scrittura mentre si afferma di esserle fedeli. Si finisce per non servire più la verità.

Consentitemi inoltre di non cadere in vani cavilli a proposito del significato della parola benedizione. È ovvio che possiamo pregare per il peccatore, è ovvio che possiamo chiedere a Dio la sua conversione. È ovvio che possiamo benedire l’uomo che, poco a poco, si rivolge a Dio per chiedere umilmente la grazia di un cambiamento vero e radicale della sua vita. La preghiera della Chiesa non si rifiuta a nessuno. Ma non può mai essere deviata facendola diventare una legittimazione del peccato, della struttura del peccato, o anche dell’occasione prossima del peccato. Il cuore contrito e penitente, anche se è ancora lontano dalla santità, deve essere benedetto. Ma ricordiamoci che, di fronte al rifiuto della conversione e all’irrigidimento, dalla bocca di san Paolo non esce nessuna parola di benedizione ma piuttosto questo avvertimento: « Tu, con il tuo cuore duro e ostinato, accumuli collera su di te per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere’” (Rm 2,5-6).

Sta a noi essere fedeli a Colui che ci ha detto: “Per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce » (Gv 18,37). Tocca a noi come vescovi, come sacerdoti, come battezzati rendere testimonianza a nostra volta alla verità. Se non osiamo essere fedeli alla parola di Dio, non solo tradiamo Lui, ma tradiamo anche coloro a cui ci rivolgiamo. La libertà che dobbiamo offrire alle persone che vivono in unioni omosessuali risiede nella verità della parola di Dio. Come potremmo osare far loro credere che sarebbe bene e voluto da Dio che rimangano nella prigione del loro peccato? « Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi » (Gv 8,31-32).

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Una parola di Cristo ci giudicherà: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio” (Gv 8,47).

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[1] Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata internazionale della pace, 1 gennaio 1980.
[2] Papa Francesco, Angelus del 26 febbraio 2023.
[3] Angelus del 26 febbraio 2023.
[4] Giovanni Paolo II, costituzione apostolica “Fidei depositum”.
[5] Benedetto XVI, Omelia di apertura della II assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi, 4 ottobre 2009. Egli utilizzerà la stessa espressione “Africa, polmone spirituale dell’umanità” in “Africae munus”, n. 13.
[6] Giovanni Paolo II, “Ecclesia in Africa”, n. 143.

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Sandro Magister è vaticanista all’Espresso.
L’indice di tutti gli articoli di Settimo Cielo è disponibile qui.

 

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