Distruzione di Sodoma
Distruzione di Sodoma

 

 

di Marco Lepore

 

La recente Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede “Fiducia Supplicans”, ha scatenato, come era prevedibile, una marea di commenti. Si tratta, infatti, di un documento incentrato sul valore e sul significato delle benedizioni, ma che in realtà mira sostanzialmente a chiarire una volta per tutte che è possibile benedire le coppie omosessuali. È questo, infatti, il punto centrale, e non solo per i giornali sempre avidi di “aperture ai gay”, ma per gli stessi firmatari del documento.

Di questo argomenti –lo ricordiamo- si è discusso molto in questi ultimi mesi in cui si è svolto il Sinodo sulla sinodalità, come pure in Germania, dove molti sacerdoti e vescovi sono andati avanti con le benedizioni a coppie omosessuali senza chiedere permessi a nessuno.

Sul tema, nel febbraio del 2021 era già stato posto uno specifico quesito al Dicastero per la Dottrina della Fede; con un Responsum, il Prefetto, il cardinale spagnolo Luis Ladaria, aveva risposto negativamente, concedendo la possibilità di benedire le “singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale” ma dichiarando illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni”.

Evidentemente, la risposta non era risultata gradita “ai piani superiori”, pertanto si è provveduto ad annullarla con un apposito nuovo documento.

La discussione, ora, è accesissima. Tuttavia, per comprendere meglio qual sia il nocciolo (e la gravità) della questione, forse occorre soffermarsi un attimo su un aspetto fondamentale: quando si parla di benedizione, di cosa stiamo parlando esattamente?

Ci facciamo aiutare, in questo, dai padri domenicani, che da grandi studiosi di teologia quali sono, hanno in più occasioni spiegato che “benedire” ha diversi significati.

Il primo è quello legato alla parola: bene-dire significa “dire bene”. Nella Sacra Scrittura e anche nel popolo cristiano si benedice Dio, e cioè lo si loda per le sue opere e lo ringrazia per i suoi benefici. In questo senso benedicono anche gli uomini. E lo fanno relativamente a Dio, alla beata Vergine, ai Santi e anche agli altri uomini. La benedizione è quasi sempre costituita da una preghiera o da uno o più segni di croce per indicare che ogni benedizione ci viene per i meriti della Passione e della morte in croce di Nostro Signore.

Nella Sacra Scrittura però troviamo che anche Dio benedice. Anzi, la prima volta che si parla di benedizione è proprio in riferimento a Dio che benedice. Quando Dio benedice non loda le sue opere, né loda sé stesso. Ma effonde sulle sue opere protezione e moltiplicazione. Per la prima volta, infatti, si parla di benedizione a proposito degli esseri viventi nei mari e degli uccelli alati. “Dio li benedisse: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra” (Gn 1,22). La benedizione, dunque, è legata alla trasmissione della vita. Poiché essa è un dono, la benedizione la moltiplica.

San Tommaso, riprendendo una definizione di San Gregorio Magno, dice che “la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione” (Commento alle Sentenze, libr. 2, dist. 15, 3, 3). Nella Sacra Scrittura è simbolo di abbondanza e agiatezza, due termini che spesso vengono compendiati in quello di pace. La benedizione biblica evoca ricchezza, ma la ricchezza essenziale è quella della vita, della fecondità.

Simbolo privilegiato della benedizione è l’acqua, indispensabile per la vita. Ed è per questo che in genere la benedizione viene data aspergendo con l’acqua. E con l’acqua benedetta: per effondere vita, doni, grazie.

Nell’Antico Testamento veniva data una grande importanza alla benedizione e alla maledizione dei patriarchi. La benedizione data da Dio o anche da parte dei ministri di Dio è una parola efficace.
La Bibbia di Gerusalemme in riferimento alla benedizione data da Melchisedek, sacerdote del Dio altissimo, ad Abramo scrive: “La benedizione è una parola efficace (Gn 9,25) e irrevocabile che, anche pronunziata da un uomo, trasmette l’effetto che vi si esprime, perché è Dio che benedice” (Cfr. nota a Gn 14,19). L’irrevocabilità è riconosciuta da Isacco quando si accorge che Giacobbe gli ha carpito la benedizione al posto di Esaù: “Io l’ho benedetto e benedetto resterà” (Gn 27,33). La Bibbia di Gerusalemme annota ancora una volta: “Le benedizioni (come le maledizioni) una volta pronunciate sono efficaci e irrevocabili”.

Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù benedice i bambini, e cioè effonde loro salute, protezione, favori divini. Gesù benedice il pane prima di moltiplicarlo. Benedice il pane e il vino nell’ultima cena prima di consacrarli nel suo corpo e nel suo sangue. Ascendendo al cielo benedice gli apostoli.

Gesù comanda ai suoi discepoli di portare pace nelle case, e cioè di benedirle, di portare i suoi favori e la sua protezione. La Chiesa ereditò e moltiplicò queste benedizioni in favore di persone e di cose.

Infine, le formule di benedizione sono numerose e varie e sono raccolte in un libro speciale chiamato Benedizionale. In passato era contenute nel Rituale Romano. A volte vengono benedette con appropriate benedizioni anche cose, come le abitazioni, il sale, l’olio. Si tratta di conferire a queste realtà anche attraverso un segno il potere di tener lontano gli influssi del maligno e di attuare la benevolenza di Dio. Tuttavia, questo potere è legato allo stato di grazia e all’uso di quelle realtà secondo il disegno santificante di Dio. La benedizione, infatti, non è un sacramento, ma un sacramentale; ciò significa che non ha un potere immediato, ma dipende dalla grazia e dalla devozione dei soggetti che ne usano.

Al termine di questa disamina, è inevitabile porsi alcune domande: se è giusto e doveroso dire bene della persona in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio, è altrettanto giusto e doveroso dire bene di una coppia omosessuale che si configura (a meno che non viva in assoluta castità) come una stabile struttura di peccato? Può, Dio, guardare con occhio di benevolenza ciò che a più riprese e con inequivocabile chiarezza, ha duramente condannato nelle Sacre Scritture? È plausibile che Dio conceda favori, protezione e fecondità (anche in vista della trasmissione della vita, che è il dono più grande) a una coppia gay? Se Dio effonde sulle sue opere protezione e moltiplicazione, possiamo considerare la coppia gay un’opera di Dio e che Dio stesso desidera moltiplicare? In ultimo: se l’efficacia della benedizione dipende dalla grazia e dalla devozione dei soggetti che la ricevono, quale efficacia può avere su chi vive in condizione di peccato mortale e, perdipiù, non ha alcuna intenzione di modificare il proprio stato di vita ritenendo, con la benedizione stessa, di ricevere una approvazione ufficiale dalla Chiesa?

Sono solo alcune delle questioni che si aprono con questa Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, tante altre se ne potrebbero porre. Ma, a tutte, pare sia data in filigrana (nonostante le dichiarazioni opposte) una semplice risposta, che inibisce in partenza ogni domanda: l’esercizio della omosessualità non è più peccato grave; anzi, forse non lo è mai stato. Semplicemente, le Sacre Scritture parlavano agli uomini arretrati di epoche ormai superate. Oggi, finalmente, vincono l’amore e la misericordia; l’amore è amore, non importa granché da che parte vada …

Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano così? Il rischio di fare la medesima fine di Sodoma e Gomorra appare sempre più vicino.

 


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