Rilancio un post pubblicato su Facebook da Sara Gandini, ricercatrice e docente in Epidemiologia/ Biostatistica, presso l’ospedale oncologico dell’Università statale Milano.

 

Cromosomi

 

I vertici dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno preso le distanze da un articolo di propri ricercatori sul tema dei vaccini, pubblicato su Pathogens (leggi qui e qui, ndr).
Anche a me è capitato da giovane ricercatrice che i vertici del mio istituto mi dicessero che Veronesi, allora direttore scientifico, non era d’accordo con le conclusioni dei miei articoli sull’esposizione solare.
 
Quando me lo dissero ho ascoltato con rispetto ma ho tirato dritto, con il sostegno del mio capo.
 
Quei tre articoli epidemiologici, che erano la pubblicazione della mia tesi di dottorato, hanno alzato l’impact factor della rivista scientifica e hanno guadagnato e guadagnano tuttora centinaia di citazioni. Non solo, sulla base di quelle evidenze e delle nostre pubblicazioni successive sui lettini solari (su cui c’è un business spaventoso) l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, agenzia dell’OMS, ha poi dichiarato che c’erano le evidenze per dichiarare l’intero spettro degli UV come cancerogeno. E poi abbiamo fatto introdurre leggi che regolamentano l’uso dei lettini solari da parte dei minori, in Italia e in altri paesi.
 
La politica allora si è avvalsa delle nostre pubblicazioni per prendere decisioni di salute pubblica regolando il mercato.
 
Anche allora sono stata molto attaccata dai sostenitori della libertà di usare i lettini solari. E tuttora vado a conferenze a discutere con ricercatori che sostengono e pubblicano articoli su tesi molto diverse dalle mie.
 
In quel caso ho vissuto in prima persona una esperienza di dialogo da scienziati, istituzioni e politica che ha portato a cambiamenti importanti e di cui vado fiera.
 
La ricerca scientifica per poter progredire seriamente si fonda sulla libertà di ricerca, che è un principio costituzionalmente tutelato.
 
Se non c’è indipendenza economica e simbolica la comunità scientifica tutta intera perde credibilità.
 
È essenziale che ci possa essere una discussione libera e aperta su qualsiasi argomento. Quando il potere e la politica entrano impedendo il dibattito scientifico è la fine della scienza.
 
La pandemia è stato un esempio inquietante di cosa accade quando si impedisce lo scambio aperto tra scienziati. E quel clima sta continuando.
 
Purtroppo, è uscita la notizia che l’ISS starebbe avviando un procedimento disciplinare a carico delle ricercatrici autrici dello studio sui vaccini.
 
Ricordo che in teoria l’ISS è un istituto pubblico e il contratto dei suoi ricercatori dovrebbe garantire loro autonomia di ricerca.
 
Si può non essere d’accordo con tutto quello che è stato pubblicato in quell’articolo. Io stessa su alcune cose non sono totalmente d’accordo. Ma questo fa parte della ricerca scientifica che si basa sul confronto tra tesi differenti e su interpretazioni differenti dei dati. Solo così la scienza può fare passi avanti.
 
Per cui se non si è d’accordo con questo articolo, si scriva alla rivista, si scrivano altri articoli nel merito e si spieghi perché non si è d’accordo con le conclusioni di quella pubblicazione.
 
Impedire la pubblicazione di articoli che interpretano i dati in modo non appiattito sulla politica sanitaria nazionale è la cosa peggiore che si può fare.
 
D’altra parte, con tanti altri ricercatori, incluso Ioannidis che ha scritto ai vertici del’ISS, speravano di poter discutere con ISS al POLI-COVID-22. Ma all’ultimo hanno deciso di non partecipare e sono dovuta intervenire io, al loro posto, per spiegare perché per me i vaccini siano stata una risorsa importante e allo stesso tempo non sono d’accordo sulla gestione autoritaria della pandemia e sugli obblighi pervasivi e insensati su cui si è fondata la campagna vaccinale italiana.
 
Che istituzioni importanti si comportino in questo modo è per me un grande dispiacere. Vorrei poter confermare la mia stima per una istituzione come l’ISS e spero di sbagliarmi e di avere capito male. Ma se così non fosse, spero che prima o poi capiscano che non fa bene a nessuno questo clima, che anche le evidenze scientifiche attuali che stanno emergendo mostrano che alcune scelte fatte durante la pandemia non avevano basi solide e che le denigrazioni e gli attacchi che hanno subito tanti bravi scienziati sono inaccettabili. Spero prima o poi le istituzioni sappiano volare più in alto, perché l’indipendenza economica e simbolica degli scienziati è fondamentale anche per la nostra democrazia. Si tratta di una battaglia di civiltà.
 
Concludo con le parole di Ioannidis, uno dei maggiori epidemiologi al mondo, che descrive in modo chiaro la delusione rispetto alla gestione della pandemia e i rischi che corriamo:
“La messa in discussione onesta e continua e l’esplorazione di percorsi alternativi sono indispensabili per una buona scienza. Nella versione autoritaria (e non partecipativa) della sanità pubblica, queste attività sono state viste come tradimento e diserzione. La narrazione dominante è diventata “siamo in guerra”. In guerra, tutti devono seguire gli ordini. Se a un plotone viene ordinato di andare a destra e alcuni soldati esplorano la manovra a sinistra, vengono fucilati come disertori. Lo scetticismo scientifico doveva essere abbattuto, senza fare domande. Gli ordini erano chiari.”
 
La pandemia è ufficialmente finita ma il clima è ancora questo.
 
 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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