di Miguel Cuartero Samperi

 

Dopo le critiche dal punto di vista liturgico, teologico e pastorale, cade un altro pezzo di Fiducia Supplicans, la dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede firmata dal cardinale argentino, Víctor Manuel Fernández e dal papa Francesco.

In un articolo pubblicato sul blog di Sandro Magister il filosofo francese Thibaud Collin mette alla prova della ragione il documento pontificio.

Come già rilevato da varie parti, confusione e ambiguità non sono solo i frutti della Dichiarazione ma sono in essa contenute. Il testo non supera dunque l’esame del filosofo. Il motivo della bocciatura è, in sostanza, la mancanza di coerenza interna e dunque l’incongruenza delle conclusioni con l’argomentazione teorica da cui esse stesse partono. Un difetto rarissimo in un documento di tale portata e importanza essendo stato scritto e pubblicato dalla Curia romana e, in particolare, dal Dicastero chiamato a legiferare sulla dottrina teologica e livello universale.

Le conclusioni del filosofo sono esplosive se si pensa che partono da una rigorosa analisi della ragione e non da una semplice accusa dei “nemici” (termine sempre più in voga in campo ecclesiale) di Francesco e del suo braccio destro.

Secondo Collin, esperto nel campo della riflessione antropologica sul matrimonio, ad essere in ballo non è soltanto la benedizione delle coppie omosessuali ma lo stesso concetto di matrimonio.

Ad essere problematico è soprattutto il passaggio dalla “singola persona” alla “coppia” senza (voler) passare dal “matrimonio”. «Chi non vede che benedire ciò che c’è di buono in una relazione non significa benedire la relazione stessa?», si domanda Collin. E ancora «Dovremmo concludere che con questa dichiarazione la Chiesa ora insegna che ogni amicizia crea una coppia?».

In realtà la novità sta nel nuovo concetto di “benedizione” che sorge dal testo. Con FS sorge una nuova benedizione fin’ora assente nella riflessione liturgica e teologica: quella di “benedizione pastorale”. Si intende così una benedizione non ufficiale, non liturgica, non rituale, ma spontanea, breve, rapida e – in qualche modo – furtiva.

A questo punto sorge la domanda: quale delle due benedizioni ha maggior valore? Quale è più “evangelica”? Quale più sincera e misericordiosa? Risponde il filosofo: «il criterio per distinguere i due tipi di benedizione è che la benedizione liturgica discrimina le “coppie irregolari” e le “coppie dello stesso sesso” mentre la nuova benedizione non le discrimina».

L’elemento discriminante è dunque l’inclusione, ossia il dogma che è alla base delle rivendicazioni del pensiero woke, che fa così il suo ingresso nella Chiesa dalla porta principale. Un “wokismo ecclesiale” che decostruisce implicitamente la dottrina morale e antropologica della Chiesa.

«Questa nuova pastorale sarebbe la forma ecclesiale del “wokismo”, perché genererebbe di fatto una decostruzione di ciò che le si oppone, l’ordine umano naturale finora assunto dalla dottrina cattolica e giudicato oggi discriminatorio dallo spirito del mondo».

Resta una domanda: a tutto ciò dov’è Dio? Cosa desidera per l’uomo? Cosa benedice? Una domanda aperta che rischia di aprire un abisso se si insinua l’idea che Dio stesso voglia liberarsi delle vecchie benedizioni rituali per per optare per la spontaneità e l’immediatezza delle benedizioni lampo, più inclusive e più umane, più misericordiose.

Infine l’impressione (non nuova, non nata con FS) di un pericoloso pensiero che si insinua nella Chiesa da alcuni anni: quello di pensare che “la Chiesa è cattiva ma il papa è buono”, “la Chiesa è chiusa ma il papa è aperto” e ancora, “la teologia è escludente, lontana dalle persone e fredda, mentre la pastorale è inclusiva, vicina e confortevole”. Ciò apre scenari inquietanti per il futuro se non si torna ad affermare che Cristo è bontà e misericordia (non da ieri ma da sempre), ma anche verità.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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