di Wanda Massa
Da molto tempo pensavo di scrivere un articolo sulla pratica della cremazione, ma la ripugnanza per l’argomento mi ha sempre fatta desistere.
Oggi però, considerando le proporzioni del fenomeno – si è passati dal 2,78% dei casi nel 1995 al 39,46% del 2025 e l’opzione dell’incenerimento dei cadaveri è in costante aumento a discapito dell’inumazione e della tumulazione tradizionale – ritengo che affrontare il tema sia un doveroso atto di carità cristiana.
Le origini
Nell’antichità la cremazione era largamente diffusa nel mondo pagano, con l’importante eccezione del popolo ebraico, dove vigeva l’obbligo della sepoltura dei cadaveri, quella che diverrà per i cristiani la settima opera di misericordia temporale. Per gli israeliti si trattava di un dovere così importante da esporre al rischio la propria vita nell’adempierlo in tempi di persecuzione, come viene riferito nel libro di Tobia dell’Antico Testamento.
Al contrario, bruciare il corpo di un defunto o di un condannato era sinonimo di infamia ed esclusione dalla comunità. La legge mosaica infatti, considerando il fuoco come massima pena punitiva e purificatrice del male, prescrive la condanna al rogo per i peccati più gravi (Levitico 20, 14 e 21, 9). Inoltre, il profeta Amos proclama il terribile giudizio di Dio contro Moab, colpevole di un sacrilegio imperdonabile: aver bruciato le ossa di re Edom e averle ridotte in cenere (Amos 2, 1) e nel secondo libro dei Re, Giosia, per purificare il territorio dalle idolatrie, ordina di dissotterrare le ossa dai sepolcri pagani e di bruciarle sull’altare per sconsacrarlo (Re II, 23).
Da notare che la religione islamica, affondando le sue radici nell’ebraismo, tutt’oggi proibisce la cremazione.
Con il completamento della Rivelazione nel Nuovo Testamento: l’Incarnazione del Figlio di Dio e la Resurrezione dei morti, il corpo fisico per i cristiani assume un valore inestimabile. È membra di Cristo e tempio dello Spirito Santo (rif. Prima lettera di San Paolo ai Corinzi).
Nei tempi di persecuzione che la Chiesa ha vissuto sin dalle sue origini, i resti mortali dei martiri sono stati amorevolmente raccolti e venerati dai fratelli nella fede.
Su di essi sono edificati gli altari delle nostre chiese, mentre le reliquie dei santi sono oggetto di venerazione, attraverso cui impetrare grandi grazie spirituali e corporali.
Con la diffusione del Cristianesimo a tutto l’Occidente, la cremazione cessa di venir praticata.
Nel 785, sotto Carlo Magno viene decretata la pena di morte a chi, in ossequio ai riti pagani, incenerisca le ossa di un defunto (rif. art. 7 del Capitulare Paderbrunnense).
Si tornerà a parlare di cremazione sul finire del 1700, in Francia, nei circoli illuministi e durante la Rivoluzione.
La Massoneria fa di questa macabra pratica un simbolo del libero pensiero, dell’igiene pubblica e del progresso scientifico, in netta contrapposizione al monopolio confessionale e ai dogmi della Chiesa cattolica sulla resurrezione della carne. Nella seconda metà dell’Ottocento nascono a questo scopo in Europa le prime Socrem, società cremazioniste e contemporaneamente i primi impianti che – significativamente – vengono denominati are o templi, per rimarcare volutamente il riferimento massonico (rif. qui) .
Nel 1873 il Senato italiano, sotto la spinta di parecchi affiliati alla Libera Muratoria e in particolare del deputato massone Salvatore Morelli e del Gran Maestro Giuseppe Garibaldi autorizza la cremazione, che verrà praticata per la prima volta in Europa il 22 gennaio 1876 a Milano.
Il primo cliente del forno è il filantropo Alberto Keller, industriale di origini tedesche, di fede protestante, che aveva finanziato la costruzione nel cimitero monumentale del tempio crematorio, opera di Carlo Maciachini, in stile dorico, arricchito di simbologie massoniche.
La cremazione entra ufficialmente nell’ordinamento italiano mediante la legge sanitaria Crispi – Pagliani (entrambi massoni) del 1888, che l’ammette e la legittima, demandandone la gestione ai comuni mediante il regolamento di polizia mortuaria.
Da quel momento la cremazione si diffonde rapidamente in Europa e le motivazioni, come dichiarato dagli stessi massoni, non sono solo quelle di modernità, di igiene e di razionalità ma anche quelle dettate da una nuova pulsione morale, dalla necessità di dar rilievo ad una sacralità laica, di affrontare il problema della morte in modo civile e liberati dalla paura della dannazione. In definitiva si scopre un nuovo senso della storia e della evoluzione umana e c’è la consapevolezza che è intervenuto un cambiamento nell’immagine del mondo e che sono mutati i rapporti tra l’uomo e la natura. (rif. qui).
Quel mutamento è il diffuso smarrimento dell’identità, della fede cattolica e il neopaganesimo che stiamo vivendo oggi.
La posizione della Chiesa Cattolica
Nel decreto del Sant’Uffizio del 1886, regnante papa Leone XIII, viene condannata la pratica della cremazione, pena la privazione della sepoltura ecclesiastica. (qui)
A questo provvedimento segue il decreto del Sant’Uffizio del 1892 che priva dei Sacramenti i fedeli che abbiano disposto la propria cremazione e si rifiutino di riconsiderare la decisione.
Nel Codice di Diritto Canonico del 1917, sotto Benedetto XV, la Chiesa vieta esplicitamente la cremazione (canone 1203) e nega la sepoltura ecclesiastica del defunto, a meno che non abbia dato segno di penitenza prima di morire (canone 1204).
Nove anni dopo viene promulgata l’istruzione del Sant’Uffizio Cadaverum cremationis (19 giugno 1926), rivolta agli Ordinari dei luoghi del mondo intero, che denuncia apertamente l’opera dei nemici del cristianesimo:
“[…] In questo costume barbaro, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle origini, ha costantemente proscritto, ve ne sono molti, anche tra i cattolici, che non esitano a vedere i vantaggi più lodevoli dovuti ai cosiddetti progressi moderni ed alla pubblica igiene. Così, la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta nel modo più vivo i pastori del gregge cristiano a mostrare ai fedeli, di cui hanno la cura, che in fondo i nemici del cristianesimo vantano e propagano la cremazione dei cadaveri solo allo scopo di distogliere poco per volta le menti dalla meditazione della morte, di togliere loro la speranza della resurrezione dei morti e di aprire in tal modo la via al materialismo.
“Di conseguenza, benché la cremazione dei corpi non sia in sé un male in assoluto e in certe congiunture straordinarie, per delle ragioni gravi e ben accertate di ordine pubblico, essa possa essere autorizzata, ed infatti lo sia, non per questo è meno evidente che la sua pratica usuale e in qualche modo sistematica, così come la propaganda in suo favore, costituiscono atti empi, scandalosi e perciò gravemente illeciti; è quindi a buon diritto che i Sommo Pontefici, a più riprese, e ultimamente ancora nel Codice di diritto canonico pubblicato recentemente, l’avevano disapprovata e continuano a disapprovarla”.
E questa istruzione concludeva chiedendo che “i preti non cessino mai di esaltare l’eminenza, l’utilità ed il significato sublime della sepoltura ecclesiastica, sia privata che pubblica, affinché i fedeli, perfettamente istruiti sulle intenzioni della Chiesa, si distolgano con orrore dall’empia pratica della cremazione”.
Se pur non direttamente contraria a nessun dogma cattolico, la diffusione della cremazione tra i fedeli ha l’effetto di affievolirne la fede nei dogmi, specialmente nella resurrezione dei corpi, nei novissimi e nella vita eterna; in pratica in tutti gli enunciati contenuti nell’ultima parte del Credo.
Questa consapevolezza, che non è chiara a molti cattolici, è evidente alla Massoneria, che lo dichiara apertamente in una circolare interna della fine del XIX secolo:
“La Chiesa romana ci ha lanciato una sfida condannando la cremazione dei corpi che la nostra società aveva finora propagato con i migliori risultati. I Fratelli dovrebbero usare ogni mezzo per diffondere l’uso della cremazione. La Chiesa, proibendo di bruciare i corpi, afferma i suoi diritti sui vivi e suoi morti, sulle coscienze e sui corpi, e cerca di conservare nel volgo le credenze, oggi dissipate alla luce della scienza, che toccano l’anima spirituale e la vita futura”. (rif. qui)
Nel 1963, sotto Paolo VI, con l’istruzione Piam et constantem, l’allora Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede) pur ribadendo la preferenza per la sepoltura tradizionale, rimuove il canone del 1886, tollera la cremazione a patto che non venga scelta come segno di rifiuto della fede cattolica o della risurrezione.
Vent’anni dopo, queste posizioni con minore fermezza sono ribadite nel canone 1176 del nuovo Codice di Diritto Canonico (e analogamente nel Catechismo della Chiesa Cattolica) dichiarando che la Chiesa raccomanda l’inumazione, ma non proibisce la cremazione, a meno che tale preferenza non sia dovuta a motivazioni contrarie alla dottrina cristiana.
Nel 2016, di fronte al dilagare degli abusi, con l’istruzione Ad resurgendum cum Christo, la Santa Sede riafferma che la cremazione è permessa perché non intacca l’anima né impedisce a Dio la risurrezione del corpo, ma nel contempo stabilisce che le ceneri siano conservate in un luogo sacro (cimitero o chiesa) e il relativo divieto di dispersione in natura, di conservazione in casa o trasformazione in oggetti decorativi. (rif. qui)
In considerazione del consistente numero di fedeli che ignorano queste limitazioni, di recente l’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, ha firmato un nuovo decreto sulle esequie, entrato in vigore il 19 aprile 2026 che nega il funerale cattolico in chiesa a chi sceglie la dispersione delle ceneri o la loro conservazione in casa.
Il processo di cremazione
Come già detto la ripugnanza per questo argomento è tale che sorvolo sui dettagli tecnici della pratica di incenerimento. Se qualcuno fosse interessato e non facilmente impressionabile, esistono diversi articoli e video a disposizione su internet.
In generale per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco:
- la conferenza del prof. Mauro Stenico, in cui viene riferita l’agghiacciante testimonianza dello scrittore, drammaturgo, giornalista e accademico di Francia, Henri Lavedan (1859 –1940), che nel 1898, assistette all’incenerimento di un cadavere presso il tempio crematorio del cimitero monumentale di Milano (rif. qui)
- L’intervento di Padre Serafino Tognetti che spiega il motivo per cui la cremazione non è un atto cristiano e riferisce la testimonianza della mistica Maria Simma, che parlava con le anime del purgatorio (rif. qui)
In conclusione bisogna considerare che la maggioranza di coloro che scelgono la cremazione non agiscono in condizioni di piena avvertenza e quindi non sono totalmente responsabili delle proprie scelte. Scopo di questo articolo è quello di renderli consapevoli e quindi liberi di decidere secondo coscienza e verità.
Per il nostro maggior bene e per la gloria di Dio.
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Nel mio caso personale , ho inserito nel testamento, la volontà di essere cremata dopo aver studiato sul testo di medicina legale cosa succede ai corpi, nei loculi cimiteriali. Invito anche Lei , se è sufficientemente pronta a questa esperienza scioccante, a documentarsi. Il corpo di mia madre è rimasto 35 anni in un loculo e quando è stata aperta la bara ( che fortunatamente non era scoppiata
per i gas -come succede molto spesso-) era intatto. Che fare?? Sono d’accordo che le ceneri siano custodite in un luogo sacro , come poi ho provveduto a fare, ma il rapporto che ognuno di noi ha con il proprio corpo ( in vita e in morte) riguarda eslusivamente la persona.