di Alberto Strumia

 

I Domenica di Avvento (Anno B)

(Is 63,16-17.19; 64,2-7; Sal 79; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37)

 

Inizia con questa domenica, anche quest’anno, il Tempo di Avvento, che ci prepara al Natale del Signore.

In queste quattro domeniche la liturgia ci parlerà:

– della necessità della “vigilanza” (il Vangelo di oggi);

– della figura di Giovanni Battista (i Vangeli delle prossime due domeniche);

– Della figura della Vergine Maria (la solennità dell’Immacolata e il Vangelo della quarta domenica).

Fino ad arrivare al giorno di Natale nel quale si celebra con la nascita di Gesù, Figlio di Dio, l’Incarnazione del Verbo per la nostra Salvezza.

Eppure, oggi, tutto questo è divenuto così “sbiadito” e “insignificante” agli occhi del mondo, della maggior parte dell’umanità… e in questi ultimi anni, insignificante e sbiadito anche agli occhi di molti, nella Chiesa: i pastori sono diventati dei politicanti di infimo livello e le pecore non si sa che fine abbiano fatto. Che tristezza!

– La prima lettura di questa domenica è segnata, fino dalle sue prime parole, dallo stesso crudo realismo e dallo stesso senso di tristezza. E di senso di abbandono, addirittura da parte di Dio: «Tu, Signore, sei nostro Padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?». Non è questa anche la nostra stessa domanda di credenti confusi e avviliti, come lo furono molto prima di noi i discepoli di Emmaus dopo la morte in croce del Maestro? («Si fermarono, col volto triste», Lc 24,17).

Anche noi abbiamo voglia di dire, di pregare con il profeta Isaia: «Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi!». L’Avvento ci si presenta, in questi nostri tempi, più come richiesta “urgente” della seconda venuta di Cristo che come lontano ricordo della prima. Un tempo il Natale era ancora almeno la festa dei “buoni sentimenti”, della famiglia riunita insieme; ma oggi anche i richiami ai sentimenti, se si dimentica il motivo che li suggerisce, senza la fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, sono divenuti una stucchevole retorica di regime; e la famiglia è ridotta ad un’accozzaglia “instabile” di individui di ogni “genere”.

Una situazione così disumana, invivibile e assurda, da soli non la rimedieremo mai! Perché il male in persona, Satana, ha preso il controllo di tutto, anche dei vertici della Chiesa, trascinando con sé anche la maggior parte dei suoi ranghi minori.

Ma tutto questo non è, forse, stato permesso da Dio per farci aprire gli occhi? Questa situazione è la conseguenza, l’effetto («Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia») che segue inevitabilmente ad una causa. E la causa non può che essere la presunzione degli uomini di vivere come se Dio non esistesse, come se non si fosse mai rivelato, come se i Comandamenti che sono codificati nell’essere umano non lo fossero e si potessero contraddire a piacimento («da lungo tempo e siamo stati ribelli»). Dio ha permesso tutto questo “gioco” della libertà degli uomini per fare loro toccare con mano il fallimento di una vita, di una civiltà costruita senza di Lui e contro di Lui.

In questa situazione alcuni se ne stanno accorgendo, altri non ancora. Il nostro è proprio il tempo descritto dalla liturgia della prima domenica di Avvento.

– Il Vangelo avverte, con le parole stesse del Signore che quando la situazione è come quella di oggi, sarà Lui ad intervenire nella storia, perché gli uomini non potranno nemmeno più illudersi (le ideologie filosofiche e politiche sono le illusioni!) di salvare il mondo da soli. E lo farà a sorpresa: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento», rispondendo alla richiesta «se tu squarciassi i cieli e scendessi!». Anzi, è già intervenuto duemila anni fa con la Sua prima venuta al mondo (Natale), e bisogna ritornare ad accorgersene  adesso. Ma come ai discepoli di Emmaus, oggi, torna a farsi riconoscere a pochi («Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero», Lc 24,31) incaricandoli di raggiungere tutti, infilandosi come l’acqua, dappertutto, per insegnare che in Lui è la verità della vita e in nessun altro.

– La seconda lettura ci descrive il modo in cui stare in questo Tempo di Avvento della storia dell’umanità e della Chiesa, conservando la “fede attenta” («vegliate»). L’Apostolo Paolo dice di far tesoro di quanto abbiamo già ricevuto, mettendolo a frutto ora: «a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, […] siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza». Questi doni di conoscenza (la formazione dottrinale, morale, la capacità di spiegare) vanno messi in gioco adesso per aiutare tutti, incominciando da quelli che ce lo chiedono.

Nella prossima domenica, parlando della figura di Giovanni Battista, Gesù dirà qual è il compito della Chiesa: quello di sfidare tutti, perché vedano la realtà e imparino a stare attenti: «Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

La Madre di Dio e Giovanni Battista ci siano di guida in questo Tempo di Avvento della storia, perché nell’attesa della seconda venuta di Cristo, facciamo tesoro dei frutti che ci ha lasciato la Sua prima venuta. In una sorta di “terza venuta” nella nostra anima in stato di grazia, ci sia dato di affrontare ogni prova di questo tempo di attesa: «La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo» (seconda lettura).

«Conosciamo una triplice venuta del Signore: nella prima egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Questa venuta intermedia è la via attraverso la quale giungiamo dalla prima all’ultima: nella prima venuta Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione»(san Bernardo, In Adventu Domini, sermo V).

Bologna, 29 ottobre 2020

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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