di Mattia Spanò

 

In Italia il primo partito è quello dell’astensione. In una manciata di anni, siamo passati dall’85% degli aventi diritto che andavano a votare, a qualche punto sopra il 40%.

Questo dato mostra che il problema in Italia non è quando votare, ma chi. C’è una grave carenza di rappresentanza democratica. Il sistema se ne infischia se vanno a votare in 35 milioni o in 35, perché si basa su percentuali relative.

Molte persone ignorano che governo, politica e democrazia sono cose diverse. Un governo non ha bisogno di un processo democratico per governare: a fior di dittatori basta una cospicua forza militare. Meno vincoli ha, più veloce, forte e incisiva è la sua azione.

La politica si può intendere in due modi: un sistema di partiti variamente favorevoli o contrari ad un governo dato, che sostengono visioni della cosa pubblica diverse e talvolta contrapposte le une alle altre, oppure come un complesso di decisioni amministrative che riguardano un momento della vita di un paese.

Nel primo caso, la politica può essere espressione parziale di una volontà popolare, molto attenuata da inevitabili compromessi. Nel secondo, è il nome che si dà all’azione di un governo.

La democrazia è l’idea che ogni cittadino detenga una piccola parte del potere che lo governa, ovvero possa periodicamente ritirare o rinnovare le deleghe a persone o partiti che lo rappresentano e amministrano.

Questo, come sappiamo bene, non significa che né la politica, né meno che mai un governo riflettano la volontà del singolo o di un gruppo più o meno ampio di cittadini. Significa soltanto che di quando in quando posso cambiare rappresentanti, senza alcuna garanzia né sui programmi, né sull’azione di governo, né sulla qualità dei politici.

Perché l’asse volontà democratica – politica – governo funzioni occorre che una porzione molto rilevante di cittadini conosca le regole del gioco, abbia cultura politica, abbia coscienza della politica come bisogno primario dell’uomo.

Significativamente, si stanno verificando una dietro l’altra le clausole che in inglese si definiscono di force majeure, forza maggiore. Esse costituiscono una base solida per il breach of contract, l’annullamento del contratto.

Pandemia, guerra, catastrofi climatiche sono, insieme ai disordini politici tendenti all’instaurazione di regimi dittatoriali, le principali cause di annullamento dei contratti. In questo caso, del contratto sociale: il governo e la politica non ha più alcun obbligo nei confronti del popolo, perché il paese si trova in “emergenza”.

Qualsiasi, letteralmente qualsiasi, misura presa ai danni dei cittadini diventa praticabile. Dagli espropri alla riduzione in schiavitù, dalla detenzione alle esecuzioni sommarie. Questa, se guardiamo alla storia, è la grammatica della congiuntura.

Quello che sfugge a molti è che così come esiste un punto di equilibrio nella prosperità, un punto di equilibrio esiste anche nella catastrofe. Le società umane tendono ad un equilibrio per così dire naturale. Che questo punto sia raggiunto in positivo o in negativo è secondario.

Questa verità piuttosto banale spiega perché regimi repressivi e sanguinari possano durare molto a lungo. Ogni uomo ha un’idea esatta di sé stesso e del mondo in cui vive e della sua vita. Prima che buona o cattiva, è un’idea precisa, equilibrata.

L’idea in questione risponde ad una domanda semplice: posso sopravvivere, ho speranza di farlo, in questo stato a qualunque condizione? Se la risposta è sì, che io sia governato da Santa Maria Goretti o Pol Pot diventa magicamente irrilevante. In effetti, l’alternativa è la morte, che per ognuno di noi equivale alla fine del mondo.

Sul piano schiettamente razionale, qualsiasi decisione mi tenga in vita il più a lungo possibile è la decisione migliore, la più morale.

Se infatti la vita finisce con la morte, qualsiasi condizione mi permetta di sopravvivere non è soltanto accettabile, ma diventa perfino doverosa.

Verosimilmente nei prossimi mesi, In Italia vedremo emergere un nuovo partito a vocazione maggioritaria, magari con la fusione di Pd, Forza Italia, Lega Nord – non so se si verificherà in questi termini, ma è certamente possibile – magari con il placet della Chiesa cattolica.

Il partito all’opposizione sarà il “partito Fedez”: in questo senso va interpretato, secondo me, l’acquisto da parte del Gruppo Gedi – l’Espresso, Repubblica – di una partecipazione in Stardust, una specie di fabbrica di influencer. Saranno loro il nuovo Movimento 5 Stelle.

Le forze alternative – i no vax, i no green pass, i cosiddetti filorussi – sono frammentate e non sempre solidali fra loro, sono figlie degli stessi social media reperibili sul mercato, hanno una forte carica riformista ma ben poca consapevolezza di cosa vada fatto e soprattutto di come si guidi un paese nell’attuale contesto di ebollizione geopolitica.

Non sarà un tempo facile.

 


 

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