Condivido con i lettori del blog le mie risposte alle numerose domande, che mi ha rivolto la giornalista Cinzia Notaro in tema di ideologia gender.

Penso che, particolarmente in questo mese, infestato dalle manifestazioni dell’orgoglio omosessuale queste riflessioni possano risultare utili.

Come sarà opportuna la processione di riparazione che si terrà in centro a Milano il prossimo 30 giugno alle 20:30 (si veda la locandina di seguito riportata).

 

Processione-di-riparazione-a-Milano-30-06-2024

 

Come e dove nasce l’ideologia gender?

La teoria del gender affonda le sue radici nel pensiero marxista, psicanalista, nella rivoluzione femminista, sessuale e culturale degli anni 50-70, che hanno progressivamente condotto:

  • alla demolizione della figura del padre;
  • alla svirilizzazione della società;
  • all’opposizione piuttosto che alla naturale complementarietà dei sessi;
  • all’affermazione di quella dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie (rif. card. J. Ratzinger 18 aprile 2005 https://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html).

Precursore della teoria del gender, ovvero della presunzione che l’identità sessuale di un individuo non sia determinata dalla natura e dall’incontrovertibile dato biologico, ma unicamente dalla mutevole percezione soggettiva di ciascuno, è l’entomologo e poi sessuologo statunitense Alfred Kinsey, vera e propria icona del movimento gay.

Grazie al generoso sostegno economico della Fondazione Rockfeller, costituisce nel 1947 l’Istituto Kinsey (tuttora esistente) per la ricerca su sesso, genere e riproduzione, che svolse un ruolo determinante nella normalizzazione dell’omosessualità e persino della pedofilia.

La prima clinica per l’Identità di Genere vede la luce nel 1965 nell’ambito dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, ad opera dello psicologo John Money, allievo di Kinsey, famoso per le spregiudicate sperimentazioni sessuali ai danni dei gemellini Bruce e Brian Reimer, che, dopo averne devastato il corpo e la psiche, li sprofondarono in un tale abisso di disperazione da condurli entrambi al suicidio non ancora quarantenni.

Contemporaneamente l’ideologia gender trova favore e diffusione da parte del movimento femminista radicale, che vede nella famiglia, nei figli e nella figura paterna altrettanti ostacoli sulla strada della liberazione della donna. Da qui il sostegno incondizionato al divorzio, all’aborto, alla liberazione sessuale e all’omosessualità.

Dalla “Quarta Conferenza Internazionale sulle Donne” dell’ONU a Pechino del 1995, la prospettiva di genere entra nelle agende di tutti i principali programmi politici.

Il “paradigma del gender” diviene una priorità universale d’intervento e un imperativo etico dell’educazione globale, infiltrandosi in ogni ambito: dalle politiche governative alle organizzazioni filantropiche e umanitarie, dalle scuole alle università, dalle aziende al mondo dell’arte, della musica, del cinema, della moda e della pubblicità.

Oggi i suoi sponsor sono le potenti ONG internazionali quali World Economic Forum (WEF), Amnesty International, Planned Parenthood, Bill and Melinda Gates Foundation, Women’s Environment and Development Organization, Greenpeace, Unicef, Save the Children e molti altri.

Questi organismi non statali esercitano un’influenza maggiore di quella dei governi nella costruzione del consenso attorno al nuovo paradigma etico e sono infiltrate nei maggiori centri di potere internazionali, tanto che oggi l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), il Consiglio d’Europa, il Parlamento Europeo, l’UNESCO, l’UNICEF, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono tutti schierati in prima linea nella promozione del gender diktat.

 

Andiamo incontro ad una democrazia sessuale  prospettata già nel secolo scorso da Alfred Kinsey , biologo e sessuologo statunitense  in cui  ogni tipo di rapporto sessuale sarebbe stato lecito, persino la pedofilia come auspicava John William Money psicologo e sessuologo neozelandese  ?

Più che di democrazia sessuale, parlerei di anarchia sessuale, come dimostra l’elenco sempre più numeroso delle identità sessuali classificate dal mainstream.

Certamente andiamo incontro a un vero e proprio totalitarismo, dove non è lecito esprimere un pensiero critico rispetto all’imperante ideologia omosessualista.

Difendere la famiglia come unione stabile tra un uomo e una donna, affermare che i bambini nascono da una mamma e da un papà, entrambi necessari allo sviluppo armonico della prole, parlare dei danni fisici e psicologici, connessi alle pratiche omosessuali, viene tacciato come “omofobia” e può comportare un rischio molto alto, incluso il licenziamento o addirittura il carcere.

 

E aprendo una breve parentesi sul Gay pride tenutosi in Liguria nei giorni scorsi, cosa pensare del Village Kids, uno spazio dedicato ai bambini alfine d’ indottrinarli sulle varie tematiche LGBT in una età in cui è più’ facile manipolare, deviare le loro  coscienze ?

Il primo pensiero che mi viene alla mente sono le parole di Gesù Cristo, riportate nel Vangelo di Matteo: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato negli abissi del mare”. (Mt, 18, 6)

L’agenda omosessualista prevede di instillare il più precocemente possibile le false categorie della fluidità e dell’indifferentismo, perché prima si manipola la mente dell’individuo, soprattutto nel momento delicato della crescita, più gli effetti risultano devastanti e irreparabili.

Ne consegue che l’accanimento peggiore è contro i bambini. Fin dalla dall’età prescolare con la sessualizzazione precoce, l’incentivazione della masturbazione e l’adozione di letture e strumenti didattici (come il gioco del rispetto) finalizzati all’introduzione dell’omosessualità come valore positivo.

Nella scuola la teoria gender è stata introdotta inizialmente come contrasto al bullismo (omofobico), per poi pervadere i programmi ministeriali sotto forma di educazione civica (alla diversità).

Nel 2019 l’AIFA ha autorizzato, a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale, l’utilizzo della triptorelina per bloccare la pubertà ed avviare nei bambini il processo di transgenderizzazione, prima di intervenire con le mutilazioni e le ricostruzioni chirurgiche del caso.

Si tratta di un farmaco antitumorale, le cui conseguenze a danno del sistema osseo e neurologico in età pediatrica, non sono conosciute.

In ultimo è da notare l’altissimo tasso di suicidio nei giovani transgenderizzati, ossia che sono stati sottoposti a simili “terapie”.

 

Tutto ciò comporta una vera e propria rivoluzione sociale, culturale, antropologica?

Assolutamente sì.

Proprio in questo caso è particolarmente evidente l’utilizzo strumentale del linguaggio, mediante l’introduzione di un nuovo lessico, funzionale a veicolare le idee fondanti dell’ideologia omosessualista e a propiziare il mutamento antropologico.

Pensiamo a parole come: omofobia, inclusione, stereotipi, patriarcato, femminicidio … che riescono a condizionare la coscienza collettiva, anche in presenza della sistematica violazione del principio di realtà e di non contraddizione.

L’ideologia gender è l’ultima tappa della rivoluzione anticristiana di matrice massonica, che ci ha gradualmente condotto alle tenebre del presente, caratterizzate dalla diffusa apostasia di parte della gerarchia cattolica, dalla generale perdita del senso del peccato e dall’edificazione di società nichiliste, dove i principi non negoziabili sono sistematicamente violati.

Lo storico Plinio Correa de Oliveira identificò le prime 4 tappe di questo processo secolare e il relativo obiettivo da abbattere. Semplificando molto si potrebbero sintetizzare in:

  • rivoluzione protestante (1571) contro la Chiesa Cattolica
  • rivoluzione francese (1789) contro Cristo
  • rivoluzione comunista (1917) contro Dio
  • rivoluzione sessuale (1968) contro la famiglia

La teoria gender si può inserire in un’ultima tappa, che si potrebbe definire rivoluzione transumana, perché finalizzata a de-costruire l’uomo e riedificarlo secondo i propri mutevoli desideri.

Non più immagine di Dio, ma espressione della sfida titanica al Creatore.

Sotto questo aspetto, la teoria del gender è un attacco diretto alla Genesi.

Eppure proprio nella Genesi leggiamo la più antica e autorevole promessa del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria Santissima: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». (Genesi 3,15)

 

Possiamo considerarla come un ulteriore attacco alla famiglia naturale, già distrutta dal divorzio ?

Certamente. Come ho accennato nella risposta precedente, l’integrità della famiglia era già stata minata da divorzio, aborto, distruzione del principio di autorità …

Con l’ideologia gender si compie un ulteriore salto di qualità e si porta l’attacco direttamente alla singola persona nella sua identità più profonda: quella sessuale.

 

La carriera alias nelle scuole mira ad introdurre il gender senza consenso?

La “Carriera Alias” è un profilo alternativo e temporaneo, tipicamente un nuovo nome diverso da quello anagrafico, che lo studente, che non si riconosce nel proprio sesso, può pretendere di utilizzare durante il percorso scolastico.

Lo studente non è tenuto a presentare alcuna documentazione medica, mentre il personale docente è obbligato ad adeguarsi trattando il ragazzo secondo l’identità di genere che percepisce in quel determinato momento.

È una palese violazione del nostro Codice Penale che prevede il reato di “Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici”. Eppure già nel 2023 era stata adottata da 250 istituti scolastici, grazie alla diffusa penetrazione dell’associazionismo LGBT nelle nostre scuole.

È evidente che si tratta dell’ennesimo provvedimento finalizzato a diffondere la cultura gender, favorendo l’insorgere di tendenze omosessuali nei ragazzi, oltre che una vera e propria violenza nei confronti dei docenti, che ne lede la dignità professionale e ne compromette la qualità dell’insegnamento.

 

A quali pericoli espone il gender?

L’ideologia gender è profondamente distruttiva della persona sia nella propria identità, che nelle relazioni interpersonali, compromettendone l’intera vita sociale.

Deresponsabilizza, rende egoisti e schiavi dei propri istinti, priva del senso dell’esistenza, impedisce di conoscere l’autentica gioia di costruirsi una famiglia.

Esiste una vasta casistica dei danni a livello fisico, mentale e spirituale prodotti dall’ideologia gender in persone che, dopo esperienze omo o transessuali, a prezzo di grandi sofferenze, si sono accorti dell’enorme inganno che hanno subito.

Si tratta di testimonianze ignorate dai media mainstream, quando non vengono censurate.

Nel caso di personaggi famosi come Luca di Tolve, Nausicaa Della Valle o Joseph Sciambra, uscire allo scoperto espone alla gogna mediatica, se non addirittura ad intimidazioni e violenze.

 

A scuola come deve essere affrontata?

La scuola, intesa in modo estensivo dall’asilo all’Università, è il terreno d’elezione per la diffusione della cultura gender, secondo i dettami dell’agenda 2030 imposta dall’Unione Europea.

La nuova Educazione Civica è il cavallo di Troia che ha consentito di introdurre questa ideologia come materia scolastica curriculare.

Per cercare di porre un argine a una simile deriva, è necessario un impegno supplementare da parte dei genitori, che devono esaminare attentamente il piano dell’offerta formativa, vigilare sulle attività che vengono proposte ai propri figli, possibilmente entrando a far parte del Consiglio d’Istituto.

Nei casi peggiori, è consigliabile valutare la possibilità di scegliere una scuola parentale, coerente con i propri principi.

 

Quali gli strumenti che devono essere messi a disposizione delle famiglie per contrastarla?

Il primo strumento di contrasto è l’informazione corretta e la formazione.

I genitori devono essere consapevoli che i propri figli sono costantemente esposti alla propaganda pro gender non solo a scuola, ma anche su giornali, musica, cinema, TV, social…

È quindi necessario fornire loro gli strumenti per costruirsi un pensiero critico.

A tal proposito, ho appena finito di leggere “PresidentA anche no!” di Raffaella Frullone, che illustra molto bene il legame tra femminismo e ideologia gender. Ampiamente documentato e a tratti sorprendente. Lo consiglio.

È poi utile che le famiglie, che condividono gli stessi principi educativi, collaborino tra loro per sostenersi a vicenda.

Così, ad esempio, dall’incontro di alcuni genitori, accomunati dalla tragica esperienza di avere figli che si sono identificati come transgender, è nata l’associazione culturale no profit GenerAzioneD, il cui obiettivo è informare in merito alle problematiche della disforia/incongruenza di genere in bambini, adolescenti e giovani adulti, affinché venga garantita la migliore assistenza possibile alle persone coinvolte.

 

La politica cosa dovrebbe fare?

Come sostiene un mio caro amico, la politica dovrebbe fare pace col cervello, nel senso che dovrebbe tornare ad occuparsi delle questioni attinenti alla polis, lasciando perdere il gender, che è un problema indotto e assolutamente artificioso.

I politici dovrebbero di avere il coraggio di promuovere un’autentica cultura della Vita, senza lasciarsi intimorire e condizionare dalle pressioni delle varie lobby di potere.

 

La Chiesa non dovrebbe insegnare che i desideri sessuali non definiscono chi siamo e che il corpo è parte integrante dell’identità umana?

La Chiesa dovrebbe limitarsi ad insegnare quanto riportato dal Catechismo ai paragrafi 2357, 2358, 2359, di cui ritengo utile ricordare i passi più significativi.

2357 […] Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

 

Infine bisogna precisare che la Chiesa siamo anche tutti noi battezzati e in quanto tali siamo sempre chiamati a testimoniare la Verità, senza considerazioni di opportunità o di rispetto umano.

Il caso dell’ideologia gender non fa eccezione.

Concludo quindi con un famoso pensiero di San Giuseppe Moscati, che è sempre estremamente attuale e prezioso:

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

 


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