Continuano a uscire testimonianze dal mondo “transgender” che incrinano il quadro idilliaco che i media diffondono sulla vita delle persone di accettazione della propria identità corporea: frettolosi trattamenti ormonali o chirurgici spesso si sostituiscono a terapie psicologiche più adatte. Oggi in questo articolo di LifeSiteNews vi raccontiamo come stiano nascendo gruppi di “ex transgender” che cercano di tutelare bambini, ragazzi e adulti con disforia di genere dal rischio di diagnosi superficiali, trattamenti avventati e spesso non solo non risolutivi ma anche dannosi.

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

Charlie Evans, ex transgender

Charlie Evans, ex transgender

 

Una giovane donna che ha rigettato la sua ex identità di “uomo” transgender ha lanciato un gruppo chiamato “The Detransition Advocacy Network per aiutare le centinaia di giovani che afferma l’abbiano contattata per esprimere rimpianto dopo trattamenti ormonali e procedure chirurgiche.   

“Sono in contatto con diciannove-ventenni che hanno subito interventi chirurgici di riassegnazione di genere che vorrebbero non averlo fatto perché la loro disforia non è stata alleviata, e questo non li ha fatti sentire meglio”, ha detto Charlie Evans Sky News . “E ora non sanno cosa fare”

Evans, 28 anni, che ha “detransizionato” dopo essersi identificato come maschio per 10 anni, ha affermato di essere rimasta sbalordita dal numero enorme di persone che l’hanno raggiunta dopo che lei ha reso pubblica la sua storia l’anno scorso.  

Mentre i media mainstream riportano spesso storie di  giovani e persino di bambini piccoli   che iniziano un viaggio nella “transizione” medica verso il sesso opposto, il numero crescente di coloro che in seguito sperimentano un profondo rimpianto è misconosciuto perché le loro storie vengono tenute nascoste e i sociologi – spaventati dal contraccolpo che ne potrebbe derivare da parte del mondo accademico – non ha ancora condotto alcuna ricerca significativa su questo fenomeno in aumento.   

La Evans ha spiegato che la motivazione per iniziare questo nuovo gruppo è stato quando una ragazza con la barba le si è avvicinata dopo una sua conferenza, e le ha detto che anche lei aveva “detransizionato”.  

“Ha detto di sentirsi esclusa dalla comunità LGBT perché era vista come una traditrice. Quindi ho sentito che dovevo fare qualcosa “, ha detto Evans.

Sky News ha intervistato “Ruby”, 21 anni, una delle giovani che hanno chiesto aiuto alla Evans.  

Dopo aver assunto del testosterone, il suo corpo aveva subito cambiamenti significativi, tra cui una voce più bassa e la crescita della barba sul viso. Sebbene avesse programmato di rimuovere chirurgicamente il seno quest’estate, ha iniziato a provare dubbi.  

“Ho pensato che in fondo nessun cambiamento sarebbe stato sufficiente e ho ritenuto che sarebbe stato meglio lavorare per cambiare le mie sensazioni su me stessa, piuttosto che cambiare il mio corpo”, ha detto Ruby a Sky News .   

“Ho visto somiglianze tra il modo in cui provo la disforia di genere e come provo altri problemi di immagine corporea”, ha detto. 

Ruby ha detto che si è resa conto che medici e psicologi avevano trascurato di prendere in considerazione il suo disturbo alimentare preesistente, che lei sentiva aver avuto probabilmente un ruolo nell’innescare il suo desiderio di “transizione”.   

“Quando ero nella “clinica di genere” per essere avviata al trattamento ormonale – ha detto – abbiamo avuto una seduta psicoterapica in cui ho riflettuto sui miei problemi di salute mentale e parlato del mio disturbo alimentare ma nessuno ha suggerito che potesse essere [forse] collegato con la mia disforia di genere”.

“Voglio che per tutti coloro che hanno la disforia di genere, siano essi trans o no, ci siano più opzioni perché penso che ci sia un sistema che dice: ‘ok, ecco qua i tuoi ormoni, ecco qua il tuo intervento chirurgico e sei a posto così.’ ” ha spiegato a Sky News.  

“Non credo sia utile per nessuno”, ha aggiunto. 

Ex transgender: “Rammarico” e “detransizione” sono la nuova frontiera trans.

Charlie Evans e “Ruby” attestano ciò che l’attivista Walt Heyer ha spiegato già da molti anni. Heyer è un ex transgender che porta avanti un’ampia campagna di sensibilizzazione per coloro che provano rimpianti per il cambiamento di sesso .    

“La scienza degli interventi chirurgici non ha ancora risultati definitivi per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine della terapia transgender”, ha osservato Heyer in un simposio del 2017 presso l’Università di Hong Kong. “Ad oggi, non abbiamo alcuna ricerca obiettiva e conclusiva.”  

“Ho la sensazione che ‘rammarico’ e ‘detransizione’ diventeranno la prossima frontiera transgender”, ha detto Heyer. “Quindi preparatevi.” 

“C’è un numero sempre crescente di ex transgender come me che ora richiedono l’inversione di genere”, ha detto.

 

Condizioni di contagio e comorbidità 

“Come ex ‘donna’ transgender, noto che una tendenza sociale esplosiva è diventata un vero e proprio ‘contagio transgender’ – addirittura una vera epidemia, ormai – che ha stregato sia bambini che giovani adulti che arrivano ​​a credere di essere del sesso opposto solo per effetto dei social media e dei sentimenti … in alcuni casi adottando misure drastiche per cambiare il loro corpo”, ha detto Heyer.

“Sempre più spesso ricevo segnalazioni da parte di famiglie che mi dicono che i loro figli adolescenti si sono improvvisamente definiti transgender senza alcuna precedente storia di disagio riguardo il loro sesso biologico”, ha detto Heyer, descrivendo quella che è stato chiamato ” disforia di genere a insorgenza rapida . ”  

“L’attuale pratica psicoterapeutica prevede l’immediata terapia affermativa dell’auto-diagnosi del ragazzo”, ha lamentato.

Heyer ha spiegato che molti uomini e donne trans operati soffrono di un gran numero di disturbi sessuali, emotivi, psichiatrici e psicologici, come autoginephilia, disturbi dissociativi come la schizofrenia, disturbi di dismorfofobia corporea e una serie di altri problemi non diagnosticati che non sono stati risolti dalla terapia di “cambio di genere” prescritta loro. 

Heyer, parlando della propria esperienza, ha spiegato che se tali disturbi fossero presi in considerazione e trattati adeguatamente, probabilmente le transizioni sessuali si ridurrebbero notevolmente. Il ruolo di questa comorbilità di altri disturbi tende a emergere in seguito, quando gli individui trans iniziano a mettere in dubbio la loro decisione di provare a “transizionare” al sesso opposto.  

“La si scopre dai “regretters” (coloro che provano rammarico, n.d.t.), ha detto Heyer. “Non la si scopre subito. La si scopre in seguito, quando cercano aiuto … e si scopre che questi disturbi di comorbilità c’erano fin dall’inizio. ” 

Heyer è uno dei nove ex-transgender che hanno recentemente presentato un memoriale quale amici curiae alla Corte Suprema degli Stati Uniti per avvertire che le pratiche affermative del transgenderismo sono una menzogna violenta e distruttiva: 

I fautori della teoria del gender dicono ai genitori, alle scuole, ai professionisti della medicina e a tutti gli altri membri della società, che devono sostenere e affermare il percorso transgender per impedire che la persona arrivi a tentare il suicidio. Tuttavia, è una questione scientificamente aperta che supportare il desiderio di un individuo di apparire del sesso opposto possa aggiungere stress anziché ridurlo. Gli ex-transgender nel loro promemoria per la Corte sostengono che questo approccio ha innegabilmente peggiorato le cose nel loro caso. È improbabile che far finta che qualcuno sia davvero una persona del sesso opposto lo aiuti davvero e, anzi, aumentano le probabilità che gli faccia del male. Il rischio che alla fine i trattamenti “gender affermativi” possano danneggiare piuttosto che aiutare gli studenti in difficoltà non può essere respinto senza prove.

Le persone sono incoraggiate, confermate e assistite nel fare “coming out” come transgender, spesso senza una parola sui pericoli di tale percorso. Oggi, la risposta politicamente corretta che ci si aspetta dagli adulti, in particolare dai genitori, è quella di confermare bambini e adulti nel genere desiderato. Ma la “affermazione” dà alle persone false speranze di poter davvero diventare di un sesso diverso. È una bugia: una bugia raccontata per motivi compassionevoli, ma comunque una bugia.  Mentire non è compassione.

Mentire alle persone fa loro del male. Per una persona vulnerabile, perseguire un sogno che è materialmente impossibile da realizzare può portare alla depressione e la depressione è la principale causa di tentato suicidio. Questo può aiutare a spiegare alcuni dei sorprendenti tassi di suicidio tra coloro che si identificano come transgender.

È importante dire alla gente la verità e smettere di fingere. Dobbiamo smettere di fingere che i medici abbiano un supporto scientifico per le loro indicazioni per le persone con disforia di genere.

 

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