uomo-distinto-manager-stupido-scemopotente-elite

 

 

di Mattia Spanò

 

Monsignor Gabriele Caccia, osservatore permanente vaticano all’Onu nominato da papa Francesco nel 2019, durante la 78esima assemblea generale ha chiesto la creazione di uno strumento giuridico universale vincolante che prevenga le guerre, la tortura e le violazioni dei diritti fondamentali. L’intenzione è nobile ma non funzionerà e, se per disgrazia l’iniziativa dovesse passare, aprirà lo strada ad uno scenario ben diverso e più tragico.

Che cos’è esattamente una “guerra”? È una guerra quella di Boko Haram e dei Fulani che in Nigeria hanno massacrato 52mila cristiani in quindici anni? Era una guerra quella che in Congo, tra il 1996 e il 2004, fra morti ammazzati e di fame causò circa cinque milioni di morti nel silenzio della comunità internazionale?

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nessun conflitto è stato più formalmente dichiarato: tutte le guerre scoppiate da quel momento sono state illegali o, detta altrimenti, sul piano del diritto non sono mai esistite.

La mancanza di una dichiarazione di guerra legale fa sì che diventi estremamente difficile firmare un’armistizio o una pace che siano giuridicamente validi e osservabili dai belligeranti. Motivo per il quale la maggior parte dei conflitti si annacquano in interminabili brodaglie sanguinolente. Ciò che non ha capo non può avere una coda.

In quali termini un dispositivo legale vincolante fungerebbe da deterrente, dal momento che la guerra – qualsiasi guerra – da qualche decennio in qua è un crimine? La pena di morte prevista per l’omicidio in non pochi paesi ha forse ridotto gli omicidi? L’ergastolo per i signori della droga ha ridotto lo spaccio di stupefacenti?

Secondo la nota definizione del generale Von Clausewitz, la guerra è una prosecuzione della politica con altri mezzi. Pensare di abolirla per cartas, ancorché facendo leva su un’ipotetica comunità internazionale che agisca come un sol uomo mettendo all’angolo il contravventore, è utopia della più bell’acqua. E fa specie osservare che persone educate alla concretezza come dovrebbero essere i chierici cattolici si abbandonino alle morgane.

Fuori dai denti: una guerra scoppia quando è troppo tardi per evitarla o quando fa comodo che lo faccia, e come sappiamo può farlo per le ragioni più ridicole: mandare in giro le donne afghane coi capelli al vento, esportare democrazia, rimuovere dittatori sanguinari gettando paesi nel baratro della guerra civile ed etnica senza fine. Quale legge internazionale può impedire questo?

Sul piano concreto poi esistono e si vanno affermando strumenti, per lo più tecnologici, largamente in uso e in via di rafforzamento che consentiranno la rimozione di qualsiasi “notizia locale” che documenti le violazioni che teme il Vaticano. Lo abbiamo visto con gli stessi quotidiani nazionali italiani, che allo scoppio del conflitto in Ucraina hanno fatto “sparire” gli articoli del 2014 e 2015 che descrivevano le vere cause dell’attacco russo.

Un errore, se così possiamo definirlo, di Israele è stato implementare la soluzione finale palestinese – chiamatela mattanza o disinfestazione, se genocidio vi ripugna – a Gaza e in Cisgiordania, è stato quello di non censurare brutalmente ogni tipo di informazione, a cominciare da quelle diffuse via social network. Com’è noto, nella cosiddetta cultura occidentale esiste solo e soltanto ciò che si vede dentro uno schermo: bambini scheletrici, padri abbattuti dai cecchini mentre cercano cibo, interi quartieri ridotti in cenere come a Dresda nel bombardamento alleato più inutile della storia umana.

L’angoscia o il tripudio morali dipendono dal fatto che vediamo queste cose, e molto meno dal fatto che accadono. Questa distorsione è presente, purtroppo, tanto nei pacifisti quanto nel circo Barnum che sostiene la guerra, i quali si beano di queste immagini di morte esattamente come apprezzano la filmografia fracassona americana o i videogiochi. Le persone realmente consapevoli dell’immane tragedia della guerra – quell’antica festa crudele, come l’ha battezzata lo storico Franco Cardini – sono, e sempre saranno, una sparutissima minoranza.

La tecnologia consentirà infatti di mostrare le immagini di Gaza Beach con i palestinesi che prendono il sole mentre invece vengono massacrati: è anzi notevole che il governo Netanyahu prima di attaccare non si sia preoccupato di garantirsi un adeguato livello di censura a protezione dei propri crimini. Ma questo errore, grazie alle pulsioni censorie di governi deboli retti da burattini, probabilmente non verrà ripetuto.

C’è poi il capitolo sanzioni, per lo più economiche, che abbiamo visto applicare a paesi come Cuba, Iran, Venezuela e Russia senza risultati apprezzabili, cioè misurabili in termini di caduta di regimi o risoluzione dei conflitti. Facendo le pulci, in generale il sistema sanzionatorio ha un impatto relativo, se non nullo, anche sulle economie e sulle società che si riorganizzano: Fidel Castro ha regnato su Cuba cinquant’anni, La Habana cade a pezzi e sopravvive come congelata in una fotografia degli anni ’50. Questo perché, come sostiene Dario Fabbri, nonostante a noi occidentali la cosa ripugni la maggior parte dei paesi del mondo non vive di economia, ma di storia, spirito e ideali. Incredibile, vero?

L’ultimo tassello riguarda l’imperativo morale universalista, il colossale abbaglio collettivo che, come lo scarabeo stercorario, ci sta facendo spingere la nostra palla di feci verso il baratro.

Esattamente come accade col trattato pandemico, che prevede il conferimento della sovranità sanitaria ad un organismo “universale”, l’OMS, finanziato (e dunque gestito) da un manipolo di oligarchi fra i quali spicca per attivismo l’eugenista Bill Gates, ridurre la guerra ad un virus debellabile dalla “comunità internazionale” grazie all’equivalente di Tachipirina e vigile attesa, non farà altro che far esplodere le contraddizioni esacerbando le cause dei conflitti.

Non c’è una risoluzione Onu vincolante che Israele abbia rispettato – e congiuntamente la Palestina. La più antica missione di peace-keeping al mondo, la Monuc in Congo, è in via di smantellamento per inutilità manifesta – in realtà è servita a ben altro, ma non è questa la sede per documentarlo. Per tacere del roboante fallimento del carrozzone Nato in Ucraina, costato mezzo milione di morti al paese.

La grande bolla mentale nella quale viviamo, e alla quale pare che nemmeno i diplomatici vaticani, un tempo i migliori del mondo, sembrano in grado di sottrarsi, è quella di pensare di risolvere le situazioni spiacevoli a suon di chiacchiere, appelli, trattati, accentramento dei poteri in organismi supernazionali o universali, i quali supponiamo saranno buoni, ragionevoli e onniscienti, quando per lo più saranno l’esatto contrario.

Prendete Tedros Ghebreyesus, il primo direttore dell’OMS non laureato in medicina (come il suo finanziatore americano, del resto), il quale a proposito della guerra nella regione etiope del Tigray (dalla quale proviene) ha preso posizioni che andavano ben oltre le proprie competenze, e secondo alcuni detrattori etiopi ed eritrei non è affatto estraneo al conflitto, essendo stato la terza carica del politburo dei ribelli tigrini, classificati come terroristi dagli ineffabili americani, ai quali evidentemente non è dispiaciuto metterlo a capo della sanità mondiale: un soggetto del genere, qualora i sospetti fossero confermati, che genere di imparzialità, sobrietà ed equilibrio può garantire?

Il sogno dei globalisti – meglio sarebbe chiamarli “universalisti” – è vagheggiare e promuovere presso i popoli l’idea di un “paradiso terrestre” che ci attende qui ed ora, e che la realizzazione di questo eden passi dall’accentramento di tutti i poteri – finanziari, sanitari, politici, informativi e dunque Eh sì educativi – nelle mani di un manipolo di uomini stupidi, limitati, deboli, corrotti e volendo, per chi ancora ci crede, peccatori. Ma un genere particolare di peccatore: il fariseo, colui che pensa che il male siano gli altri.

Il problema è che questo genere di follia determinerà la proliferazione dei conflitti. La violenza verbale con la quale il papa si è scagliato, anche di recente, contro i no-vax (con annesso elogio del lockdown: “Con tutto chiuso, il pianeta respirava”…il pianeta che respira, figuriamoci), non è nella sua germinazione differente da quella che ha opposto gli Hutu ai Tutsi in Rwanda. C’è sempre un pensiero latente che accusa l’altro del male del mondo. La verità nuda e cruda è che ci sono guerre – combattute in molti modi, non solo con le armi – che fanno comodo, e per le quali mezzo milione di bambini iracheni morti o la strage degli innocenti in corso a Gaza è un prezzo tutto sommato ragionevole da pagare. Soprattutto perché non sono dei vecchi decrepiti e malvissuti, quali sono la gran parte degli occidentali, a pagarlo.

Se dunque l’adagio di Von Clausewitz può essere preso sul serio bisogna fare grande attenzione, perché dietro l’abolizione di diritto della guerra si nasconde l’abolizione della politica in tutte le sue forme. Compresa quella democratica.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments