di Roberto Allieri

 

Non mi dilungo troppo su premesse che tutti conoscono. Solo un breve riassuntino.

Gli scienziati negli ultimi decenni hanno fatto una curiosa scoperta: non ci sono più le stagioni di una volta. Ma c’è qualcosa di ancora più sensazionale: è stato scientificamente dimostrato che le stagioni, se confrontate tra loro di anno in anno, sono piuttosto variabili. Soprattutto la primavera è imprevedibile e con molti eventi estremi: tanta pioggia, tanto sole, tanto vento ma anche siccità e, a volte, persino tanta neve. È senza dubbio una scoperta clamorosa che era sfuggita a tutte le generazioni precedenti. I nostri avi erano abituati alle stagioni di una volta che si ripetevano senza molte variazioni, come riprodotte da uno stampino.

C’è però qualcun altro che, al contrario, pensa che la teoria dei cambiamenti climatici sia vecchia come il cucco, tanto che l’espressione ‘non ci sono più le stagioni di una volta’ è diventata un proverbio.

Questa teoria dei cambiamenti climatici era ben nota anche ai nostri nonni, bisavoli e trisavoli, solo che loro non erano accreditati come scienziati. E anche loro qualche volta attribuivano all’uomo qualche responsabilità.

Circolavano infatti anche in tempi lontani strane invettive diagnostiche ed eziologiche del tipo ‘piove, governo ladro!’  oppure ‘fulmini e tempeste, punizioni divine delle colpe umane’. Oggi, con lo stesso fondamento scientifico, si preferisce dire ‘fa caldo, maledetti esseri umani produttori di CO2!’ oppure ‘fa troppo freddo, colpa o effetto collaterale del riscaldamento globale’.

Insomma, da sempre sono ammesse strane correlazioni tra il tempo avverso e le responsabilità umane. Stranamente, quando il tempo è mite o deliziosamente soleggiato, non affiorano spontanei sentimenti di gratitudine né riconoscimenti di merito per l’umanità.

E veniamo alla questione delle correlazioni. La ricerca e la scoperta di correlazioni è sempre più un privilegio speciale riservato ad una casta ristretta di illuminati. Sono loro che si assumono il compito di riconoscerle. Perché le correlazioni non sono sempre chiare. A volte si vedono e a volte no. E anche quando si vedono possono essere degli abbagli, per cui si vede una cosa che non c’è.

La correlazione più gettonata oggi quando si parla di tempo atmosferico (o meglio di cambiamenti climatici) è quella che collega le attività umane, in particolare le eccessive emissioni di CO2, all’aumento generalizzato di temperature.

Questa tesi, ormai diventata dogma, ben si salda alle derive neomalthusiane di chi vorrebbe ridurre non solo le attività e il consumo di risorse ma anche la popolazione umana, vera e propria minaccia del pianeta. Anche un certo ecologismo panteistico e l’aggressivo dirigismo liberal capitalista che segue le linee guida tracciate dal World Economic Forum sono sempre ben disposti a colpevolizzare, limitare e punire il genere umano.

Da parte mia, da sempre denuncio gli abbagli di chi imputa all’uomo e ad attività umane aumenti globali di temperatura: basta studiarsi la storia del clima degli ultimi due millenni per capire che le variazioni di temperatura e l’alternanza di periodi più freddi a quelli più caldi sono del tutto naturali, cioè non causate da fattori antropici; e che epoche in passato più calde di oggi vengono definite dagli studiosi di ‘optimum climatico’: cioè non catastrofiche ma, anzi, più propizie allo sviluppo della civiltà umana.

Eppure, fatto salvo questo quadro generale, andrebbe valutato approfonditamente e seriamente il possibile collegamento di interventi umani a singoli eventi atmosferici.

E qui aprirei il discorso per individuare responsabilità umane di occasionali fenomeni estremi: tipo bombe d’acqua, siccità o precipitazioni nevose. Sto entrando in quel campo definito come geoingegneria, ben conosciuto da esperti militari. Soprattutto del corpo dell’aeronautica il quale, non a caso, accentra la gestione ed il controllo degli studi metereologici.

La possibilità di scatenare o impedire le precipitazioni è un’arma che può essere utilizzata a fini bellici oltre che per scopi pacifici. Il presidente statunitense Lyndon Johnson sin dagli anni ’60 del secolo scorso affermava che chi avesse controllato il clima avrebbe controllato il mondo. E infatti, sotto la sua presidenza, nella guerra del Vietnam la stimolazione delle nuvole venne sperimentata per produrre bombe d’acqua a fini strategici, finalizzati alla conquista o difesa di territori.

In Italia segnalo che nel 1994 fu recepito in legge (vedi qui sotto) il ‘regolamento per

 

 

la disciplina delle modificazioni artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell’acqua’.

Degno di attenzione poi l’accordo bilaterale Usa-Italia nel 2001 sull’ingegneria climatica, definito in un testo che dava il via alla collaborazione di scienziati per la raccolta di aerosol e ‘progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali’ (vedasi pag. 38 Allegato 4 – piano di dettaglio dei lavori del progetto).

Sono dunque più di venti anni che sopra i nostri cieli italiani ed europei si è sempre più sviluppata la tecnica di cloud seeding, cioè la semina delle nuvole con sostanze per stimolare o impedire precipitazioni. Di questo fenomeno, sempre etichettato come complottista, ultimamente si sono accorti anche i media della stampa generalista, sdoganandoli all’opinione pubblica (articolo del Corriere che promuove scie chimiche per salvare il clima).

Per valutare sino a che punto siano arrivati gli esperimenti condotti, basti osservare le fotografie che riprendono nuvole artificiali di forme quadrate o geometriche nel seguente articolo (qui). Vedi anche qui altri approfondimenti.

L’ipotesi di interventi mirati che hanno indotto l’improvvisa e inspiegabile alluvione romagnola dell’anno scorso è perciò tutt’altro che pellegrina. Non la do per certa ma trattasi comunque di una possibilità non fantascientifica, tecnicamente fattibile e, come detto, già sperimentata nella guerra in Vietnam di sessanta anni fa.

Dubbi analoghi, se non maggiori, si possono avanzare sugli incendi selettivi nell’isola hawaiana di Maui, tutt’altro che prodotti da cause naturali bensì scatenati, forse, da altro tipo di bombardamenti (vedi l’ottima ricostruzione della vicenda del giornalista Mazzucco qui).

Ma aggiungo qualcos’altro in tema di scie chimiche: se è riconosciuta l’azione di aerei che irrorano l’atmosfera di aerosol per scopi connessi alla formazione o stimolazione delle nuvole (oltre che con prodotti della combustione di carburante), meno approfondita è la possibilità che nell’atmosfera vengano irrorate altre sostanze, magari anche tossiche. Vedi articolo su nanoparticelle di alluminio in atmosfera (QUI).

Vituperevoli complottisti denunciano da molti anni la diffusione in atmosfera di metalli pesanti, quali alluminio e bario. E questo è un argomento molto serio che merita approfondimenti. Basti solo pensare che è agevolmente possibile riscontrare al suolo la ricaduta di queste particelle invisibili: l’analisi delle acque, ma anche dei terreni, conferma pienamente una crescente contaminazione di metalli. Qualcuno ha provato a passare una calamita su strati di polvere in ambienti domestici, sulle auto o sui balconi: il risultato è stato un accumulo di particelle metalliche sulla calamita. E non è un caso irripetibile ma un esperimento semplice, facilmente replicabile e con un risultato per nulla difficile da capire.

Certo, per gli esigenti fact checker, gli investigatori di bufale, non è sufficiente la pistola fumante, plasticamente rappresentata dagli aerei che rigano i cieli. E non basta che ci sia anche la vittima, che poi saremmo noi che subiamo gli effetti delle porcherie che piovono dal cielo. Come nelle ambientazioni poliziesche, non si può parlare di delitto o tentato delitto se non c’è traccia di proiettile; che deve essere di piombo o metallo pesante, altrimenti è uno sparo a salve.

Ebbene, relativamente agli aerei, non mancano testimonianze sui metalli pesanti sparati nell’atmosfera da queste pistole fumanti. Ecco il filmato (qui) di un’intervista a Ulriche Lohmann, specialista in nefologia (branca di meteorologia che studia le nubi). La stessa, dopo aver condotto con altri tre colleghi dell’Università di Zurigo uno studio sui gas di scarico degli aviogetti civili e militari del locale aeroporto, conferma la rilevazione di sedici metalli, rintracciati anche nel cherosene e nell’olio utilizzato dagli aerei.

Tra queste tracce è preoccupante la presenza di alluminio e bario, molto dannosi per l’ambiente. Va infatti specificato che un’alta concentrazione di tali sostanze nei terreni produttivi agricoli li rende sterili. O quantomeno indebolisce le piante, rendendole maggiormente esposte all’attacco di parassiti. Questa sarebbe secondo alcuni una delle cause che ha esposto gli uliveti pugliesi (e non solo) agli attacchi della Xylella.

Tale correlazione sfugge però a tanti solerti fact checker. Vero è che chiedere loro di esaminarle è come chiedere ad un ateo di spiegare le sfumature del peccato veniale o la preziosità della sofferenza vicaria.

Comunque anch’io avrei qualche riserva in merito perché credo che occorra una concentrazione di metalli molto alta per far ammalare piante così longeve e resistenti alle situazioni avverse. Ma penso anche che tale ipotesi sia comunque da tenere in considerazione. Così pure come meriterebbero, se non una commissione di inchiesta governativa, che siano almeno tenute d’occhio e avversate eventuali manovre della Monsanto per commercializzare sementi resistenti all’alluminio e per monopolizzare segmenti di mercato. Questo ed altro è spiegato molto bene qui.

Ce n’è abbastanza, dunque, per tendere la mano a quegli ambientalisti sempre pronti ad accusare l’uomo per le sue attività climalteranti. E per chiedere loro: se proprio volete additare sempre e comunque l’uomo come nemico della natura, perché non vi scagliate contro queste tecnologie innaturali e pericolose? Eccovi su un piatto d’argento una ghiotta possibilità di minacciare e di scovare nuovi colpevoli da punire. Oltretutto, il Parlamento europeo ha appena emanato una direttiva (pessima e giacobina) che configura e punisce esageratamente reati ambientali anche minimi, qualificati come ecocidio. Tra i più gravi però rientrerebbe l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo. Cari ambientalisti duri e puri, vogliamo fare un po’ di casino per quelle minacce umane che sono l’inquinamento dell’atmosfera con sostanze tossiche e metalli pesanti?

Ma l’impatto tossico dei metalli pesanti non ricade solo su acque, terreni, piante, animali e pesci. Alcuni scienziati che operano in ambito medico (che è spesso ben sovvenzionato, a differenza dei ricercatori che vorrebbero studiare i fenomeni delle scie chimiche) hanno trovato correlazioni tra l’aumento di particelle di alluminio o metalliche nell’organismo e l’aumento dell’incidenza di malattie degenerative quali Alzheimer e Parkinson. Il che apre scenari ‘complottisti’ con un inquietante quesito: il fine ultimo di tanti apprendisti stregoni sedicenti ‘esperti’ è controllare il clima e limitare i presunti effetti nocivi del CO2 o danneggiare e limitare l’umanità (ovviamente per il suo bene)?

E, da ultima, si pone un’altra domanda, che rovescia la truffa semantica dei manipolatori del linguaggio: il complottista, infame e malevolo, è chi ordisce un complotto o chi lo denuncia?

 


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