di Sabino Paciolla
Sul sito del Ron Paul Institute è apparso un articolo a firma di Gerry Nolan, un analista politico focalizzato sugli scenari di guerra, molto critico sulla élite europea che, nello spirito di ascoltare tutti, conviene mettere sotto attenzione. L’articolo porta il titolo: “Europe’s Panic Economy: Frozen Assets, Empty Arsenals, and the Quiet Admission of Defeat”.
Quando un primo ministro, esordisce Gerry Nolan, dice al proprio staff di riposarsi perché il prossimo anno sarà molto peggiore, “non si tratta di umorismo macabro. Non è la stanchezza a parlare. È una maschera che cade.” Le parole di Giorgia Meloni non erano rivolte agli elettori, ma allo Stato stesso, rivelando una verità che le élite europee hanno già compreso: il progetto occidentale in Ucraina si è scontrato con la realtà materiale.
Il Divario Industriale Insostenibile
Dopo quattro anni di conflitto ad alta intensità, emerge una verità brutale: l’Europa può assumere posizioni bellicose, ma non può produrre per la guerra. La Russia sta producendo munizioni di artiglieria su una scala che i funzionari occidentali ammettono superare la produzione complessiva della NATO, con stime che collocano la produzione annuale russa a diversi milioni di proiettili.
L’Europa, al contrario, celebra obiettivi irraggiungibili: l’impegno principale dell’UE rimane di due milioni di proiettili all’anno, “un obiettivo che dipende da nuovi impianti, nuovi contratti e nuova manodopera che non si concretizzeranno pienamente entro la finestra decisiva della guerra.” Gli Stati Uniti prevedono circa un milione di proiettili annui, ma si tratta di un grande “se”. Il divario non è teorico: è un grave disallineamento di ritmo tra retorica e realtà. “La Russia sta producendo su larga scala ora. L’Europa sogna di ricostruire la capacità di produrre su larga scala in futuro.”, continua Gerry Nolan.
L’Illusione del Piano di Guerra
I leader europei parlano di “piano di guerra” come se fosse una posizione politica, quando in realtà si tratta di una condizione industriale che l’Europa non soddisfa. Le nuove linee di produzione richiedono anni per raggiungere stabilità. La Germania ha autorizzato decine di miliardi con lo Zeitenwende, ma “le strozzature negli appalti, la frammentazione dei contratti e una base di fornitori atrofizzata hanno fatto sì che le consegne fossero in ritardo di anni rispetto alla retorica.”
La differenza è strutturale: l’industria occidentale è stata ottimizzata per l’efficienza degli azionisti e i margini in tempo di pace, quella russa è stata riorganizzata per resistere sotto pressione. “La NATO annuncia pacchetti. La Russia conta le consegne.”
Il Fallimento Finanziario
Un altro aspetto della dimensione tragica in cui si sta infilando l’Europa per mano della sua élite è il tentativo di appropriarsi illegalmente dei fondi sovrani russi. Quando il tentativo di sequestrare circa 210 miliardi di euro di beni russi è fallito il 20 dicembre, bloccato dal rischio legale e dalla resistenza di Belgio, Italia, Malta, Slovacchia e Ungheria, l’Europa si è accontentata di un surrogato: un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, ipotecando ulteriormente il proprio futuro. “Questa non era una strategia. Era una selezione, che ha ulteriormente diviso un’Unione già indebolita.”
L’Europa che sta accumulando decine di trimestri negativi di produzione industriale, il che significa anni di crisi del settore industriale, avrebbe necessità di sostegni a quel settore, non di buttare 90 miliardi in una guerra che oramai è data per spacciata dagli osservatori più attenti ed oggettivi.
L’immobilizzazione permanente dei beni russi segnala al mondo che “le riserve detenute in Europa sono condizionate e non valgono il rischio.” L’Europa ha scelto l’erosione della reputazione piuttosto che la rottura legale, rivelando paura, non forza, prosegue Gerry Nolan.
La Trappola dell’Ucraina
La verità più profonda è che l’Ucraina non è più principalmente un problema di campo di battaglia, ma “un problema di solvibilità.” Washington, da quando a capo vi è un un presidente avvezzo agli affari come Donald Trump, cerca discretamente una via d’uscita. L’Europa, invece, ha inquadrato la guerra come esistenziale, morale, cancellando le proprie vie d’uscita dichiarando che “il compromesso è appeasement e la negoziazione è resa.”
I costi ricadono ora sui bilanci europei, sulle bollette energetiche, sull’industria e sulla coesione politica. “Il prestito di 90 miliardi di euro non è solidarietà. È la securitizzazione del declino.”, spiega l’autore dell’articolo.
Il Tradimento Energetico
L’Europa non ha semplicemente sanzionato la Russia: ha sanzionato il proprio modello industriale. L’industria europea paga costi energetici molto superiori ai concorrenti. La Germania ha registrato una contrazione sostenuta nella produzione ad alta intensità energetica. “La produzione di prodotti chimici, acciaio, fertilizzanti e vetro è stata chiusa o delocalizzata.”. In un mondo che da multilaterale sta passando rapidamente ad essere multipolare, l’Europa si sta infliggendo frustate che non gioveranno di certo alla sua salute competitiva.
L’energia a basso costo non era un lusso, era la base. Rimuovendola tramite autosabotaggio, la struttura si svuota. Questo è il motivo per cui l’Europa non può aumentare le munizioni e il riarmo rimane una promessa vuota.
Il Vero Panico di Meloni
Meloni non teme il duro lavoro. Teme un 2026 in cui le élite europee perdano il controllo contemporaneamente del denaro, della narrativa e della disciplina dell’alleanza. “Questo è il panico. Non perdere la guerra dall’oggi al domani, ma perdere lentamente la legittimità, mentre la realtà trapela attraverso le bollette energetiche, le fabbriche chiuse, gli arsenali vuoti e i futuri ipotecati.”, puntualizza Gerry Nolan.
La domanda che riecheggerà in tutto il continente è semplice e umana: “Perché siamo stati costretti a sacrificare tutto per una guerra che non abbiamo mai accettato e ci è stato detto che non c’era una pace per cui valesse la pena lottare?”, si domanda Gerry Nolan.
Quando gli europei si renderanno conto che questa guerra non è stata combattuta per difendere le loro case ma per l’avidità dell’Impero, pagata con il loro tenore di vita e il futuro dei loro figli, la legittimità del sistema crollerà. Ed è questo che tiene Meloni sveglia la notte.
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ti spiego perchè m’imbarazzi, Sabino: hai fatto un percoroso di studi normale, hai superato la mezza età, sei un padre di famiglia ma non solo credi alle fiabe religiose che ti raccontavano da bambino – pazienza, il tuo è un hobby leggimo quanto un altro – per soprammercato ti fidi di un americano le cui credenziali accademiche non si trovano nè sul sito del ronpaulinstitute nè altrove online, uno sconosciuto che immagino non legga il russo e che spara minchiate che nemmeno nelle osterie di Molfetta si possono sentire; visto che leggi l’inglese ti posto un articoletto della BBC di oggi scritto da una russa espatriata – certo venduta ai protestanti massoni plutocrati britannici ma che almeno capisce quel che pubblicano i giornali della propaganda russa – che descrive una realtà per molti aspetti diversa da quella che sognano i tuoi complottisti novax trumpiani, buona lettura, Sabino
“As peace efforts intensified in 2025 under pressure from US President Donald Trump’s administration, 40% more obituaries of soldiers were published in Russian sources compared with the previous year.
Overall, the BBC has confirmed the names of almost 160,000 people killed fighting on Russia’s side in Ukraine.
BBC News Russian has been counting Russian war losses together with independent outlet Mediazona and a group of volunteers since February 2022. We keep a list of named individuals whose deaths we were able to confirm using official reports, newspapers, social media, and new memorials and graves.
The real death toll is believed to be much higher, and military experts we have consulted believe our analysis of cemeteries, war memorials and obituaries might represent 45-65% of the total.
That would put the number of Russian deaths at between 243,000 and 352,000.”
“A year ago 15% of Russian military deaths were volunteers, but in 2025 it was one in three.”
https://www.bbc.com/news/articles/c62n922dnw7o
Del tuo imbarazzo non so che farmene.
L’autore dell’articolo non ti dice niente? Non è un mio problema.
Porti la BBC come prova seria e autorevole? È ridicolo. Non ti dice nulla lo scandalo che ha travolto la BBC, quando ha trasmesso una versione modificata in modo fuorviante di un discorso di Donald Trump del 6 gennaio 2021, facendolo apparire come se avesse incitato direttamente i suoi sostenitori all’attacco al Campidoglio?
Questo ha portato a gravi accuse di bias e disinformazione, culminando nelle dimissioni del direttore generale Tim Davie e della CEO delle news Deborah Turness il 9 novembre 2025.
Trump ha intentato una causa contro la BBC per diffamazione e pratiche commerciali ingannevoli, richiedendo un totale di 10 miliardi di dollari in danni (5 miliardi per ciascun capo d’accusa). Trump, su questo blog, lo trattiamo allo stesso modo di tanti altri leader che, però – con tutti i suoi limiti e a differenza di altri leader – ha capito che quella guerra insensata, che tutti voi avete sostenuto e continuate a sostenere, è un pozzo senza fondo e per questo cerca di mettervi un punto finale. La realtà della guerra è quella che è sotto gli occhi di tutti. C’è chi vuole tenere gli occhi chiusi e riempirsi la bocca di parole che parlano di imbarazzo. Buon Anno,
Pierpaolo Panciroli