Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen

 

di Mattia Spanò

 

Uno stralcio del dibattito su RadioRadio fra Alberto Contri, Martina Pastorelli, Giovanni Frajese e il deputato europeo Sergio Berlato offre spunti per qualche riflessione supplementare. Berlato è un esponente di FdI, il partito della premier Meloni. Nel partito stanno provando a non ricandidare Berlato perché sarebbe “vicino ad ambienti no-vax”, essendo lui stesso non vaccinato.

Essere candidati o, nel caso di Berlato, ricandidati non è un diritto; tuttavia, le motivazioni dell’esclusione attestano il pogrom culturale mai cessato in varie declinazioni. Lo spunto interessante però è un altro, e trapela quando Contri chiede conto a Berlato dell’appoggio di FdI e Giorgia Meloni alla rielezione di Ursula Von der Leyen, e lo incalza: perché Meloni continua a ripetere che darà l’appoggio alla presidente della Commisione europea uscente, dal momento che la tedesca è causa e sigillo di molti disastri?

Berlato risponde tirando in ballo a titolo di esempio la privazione delle libertà personali durante il Covid, affermando che le elezioni europee sono un’opportunità di scegliere “le persone”, tramite l’espressione della preferenza, che rappresentino le istanze che ci sono care.

Queste “persone” – centrali più dei partiti, secondo Berlato – se saranno maggioranza, avranno la possibilità di cambiare il corso delle politiche europee. Il che, ça va sans dire, vale anche per chi la pensa in modo opposto: siano benedetti vaccini e green-pass, armi a Zelensky, noi siamo con Israele e via dicendo. Se saranno maggioranza…

Non solo: che ci piaccia o no, sostiene Berlato, un parlamento europeo sarà eletto in giugno; dunque, la soluzione non può essere il non-voto o una ribellione scomposta. L’UE esiste, ne facciamo parte, tanto vale cambiarla dal di dentro. Questa, in sintesi, la posizione dell’eurodeputato Berlato, al quale faccio sommessamente notare che sono crollati imperi colossali, figuriamoci che ne sarà dell’accrocchio di signore gialloblù vestite che sono l’UE.

Pastorelli e Frajese, con garbo sin troppo affettato, fanno notare a Berlato che il tradimento del mandato popolare non è semplicemente un incidente di percorso, ma un metodo politico consolidato in decenni di onestissime truffe ai danni del popolo bue. Governare il popolo significa ingannarlo: così è, se vi pare.

Veniamo da un periodo – fosco, a giudizio dello scrivente – in cui le “persone”, per lo più elette a matrioska da gente eletta per fare tutt’altro, hanno fatto carne di porco dei diritti, delle leggi fondamentali, dei più basilari bisogni della gente comune e dei cittadini: lavorare, muoversi, coltivare rapporti e affetti, curarsi come meglio credono se credono di farlo, persino esprimere liberamente i propri pensieri ed opinioni. Non sono bazzecole, ma le basi stesse di ciò che chiamiamo civiltà.

Sono le “persone” che qui in Italia – Conte, Draghi, Speranza, Ricciardi, Burioni, Bassetti, Pregliasco, Crisanti & C. – hanno fatto questo. Sono fallite imprese, sono morti uomini – alcuni si sono suicidati – altri come Max Del Papa lottano furiosamente per non crepare grazie al salvifico siero, famiglie e amicizie sono andate in frantumi, brillanti carriere come quelle di Paolo Bellavite, degli stessi Contri e Frajese, sono state interrotte e cancellate con un tratto di penna: grazie alle “persone”.

È qualche decennio che ascolto i peana dei politici, soprattutto di area cattolica e militanti nella destra più o meno moderata (non so se Berlato sia cattolico, non mi riferisco in particolare a lui) sul “guardare alle persone”, il “valore della persona”, la “centralità della persona”, ponendo la Dottrina Sociale della Chiesa come riferimento (per lo più senza aver mai letto una riga a caso delle encicliche che dalla De Rerum Novarum alla Caritas in Veritate ne hanno definito il corpus formale).

I risultati sono sotto gli occhi di chi li vuol considerare per ciò che sono. A parte questo, posso pensare che il cicaleccio intorno alle “persone” nasconda un vuoto pauroso di cultura, idee ed obiettivi politici. Ieri come oggi.

Sono sempre le “persone” per una parte significativa – se non maggioritaria – che hanno sostenuto lo strame del diritto e della nostra Costituzione, accettando aberrazioni come i DPCM, così come accettano senza fiatare l’invio massiccio di armi in Ucraina, o tacciono sul genocidio in corso a Gaza perpetrato dagli israeliani, o accettano il Digital Service Act contro le “fake news”.

Dovrebbe essere ormai chiaro che non siano le “persone”, tanto eletti quanto elettori, la soluzione del problema, quanto un ripristino delle regole della convivenza civile e il riconoscimento del diritto naturale. Bisognerebbe prendere contatto col fatto che ciò che è accaduto ha minato la nostra civiltà nel profondo del suo cuore nero, e che anche riprendendo una vita passabilmente normale – ma non succederà, ci dicono, perché “niente sarà più come prima” – ciò che non doveva accadere se n’è infischiato, accadendo lo stesso in barba alle nostre stolide convinzioni di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Non solo: si pensa di poter ulteriormente migliorare questo mondo migliore, ricreando una sorta di Eden in cui i leoni ruggenti si piegano al nostro comando e noi non ci accorgiamo di essere nudi. Un Eden senza Dio, o se si preferisce un principio regolatore universale che stabilisca l’ordine.

Il dramma casomai risiede nel fatto che sono state distrutte le “persone”, e ora si cerca di cancellare anche i sopravvissuti. Tanto più che non esiste alcuna maggioranza possibile: il disfacimento compulsivo che sbatte come un ubriaco fra le pareti della pandemia, della guerra, salvare il pianeta e altre amenità imminenti, dividerà ulteriormente le “persone”, legittimando come fenomenico e naturale il tradimento sistematico di ogni promessa, ogni parola data, ogni rappresentanza. Non ci può essere rappresentanza senza popolo, senza comunità.

Venendo agli effetti pratici: perché Berlato, invece di battersi all’interno di un partito che pare dentro un’istituzione esautorata come il parlamento europeo, a sua volta dentro un insieme di trattati molto discutibili che chiamiamo UE, semplicemente non cambia partito? Sempre che fra i partiti rappresentati nelle varie istituzioni ne esista uno conciliante sui valori che Berlato onestamente persegue.

Il perché lo spiega lui stesso: siamo europei ed europeisti. “Cambiare l’Europa” dall’interno è un vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Realtà alla mano: una cosa impossibile, esattamente com’è impossibile far tornare sana e gustosa una mela marcia.

Questa mi pare la colossale ingenuità che attarda persone intelligenti come Berlato intorno a sogni bagatellari. Quello che accade sotto i nostri occhi (pandemie, green pass, una bufera vaccinale mai vista prima, guerra e genocidio, censura, mangiare insetti e abolire l’agricoltura, dimentico sicuramente qualcosa) non è riformabile.

L’Eucrazia – sia nel senso di “potere europeo” che in quello di “buon potere”, di per sé un ossimoro – è quasi peggio della Uecrazia, il sistema parafascista di gente ossessionata da sete di potere e denari, che punta a salvaguardare la propria immunità ed impunibilità imbarcandosi in rimedi che sono peggiori dei mali. Non serviam questa volta lo dico io, tanto più che non vedo tracce divine nei destinatari del messaggio.

 


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