Viktor Orban, primo ministro ungherese
Viktor Orban, primo ministro ungherese

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

Riassunto del precedente episodio: l’estate è solitamente un tempo di rilassamento in cui cala il nostro livello di attenzione che ci porta ad essere costantemente iper-informati. Ma proprio in questi mesi, alcune notizie meritano la nostra attenzione perché toccano un punto che, per molti di noi, è di vitale importanza per il futuro: la nostra libertà. Così la controversa legge “Zan” sulla tutela di una minoranza rischia seriamente di negare la libertà di una maggioranza che assiste impotente all’azione di una delirante ideologia pervasiva omosessualmente corretta.

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La martellante campagna mediatica a favore del DDL Zan, che ha fatto emergere chiaramente la collusione tra sinistra politica  e le grandi aziende, i mass media e il mondo dello spettacolo, non è in realtà un fatto isolato o una semplice “anomalia italiana”.

A spingere per un mondo a “misura LGBT”, o “gay-friendly” come amano definirlo, sono i vertici dell’Unione Europea. E non lo fanno con la forza della persuasione (la cosiddetta “moral suasion“) o con la sola propaganda. Un recente episodio ha dimostrato che l’Europa è pronta ad usare le maniere forti contro chi non si inchina al diktat omosessualista. La vicenda è apparsa sui giornali di tutto il continente, ovviamente secondo una lettura unica: quella del mainstream religiosamente ossequiale alla cosiddetta “minoranza perseguitata”.

A scatenare l’ira funesta di Bruxelles è stato il premier ungherese Viktor Orban, bestia nera dei tecnocrati europei, già nel mirino per il semplice fatto di essere ciò che è: un leader sovranista, democraticamente eletto, che governa con autorevolezza mentre si mostra poco incline al compromesso e al politicamente corretto imposto a livello globale.

Già a marzo del 2020, durante i mesi duri della prima ondata, i media di tutta Europa aveva stimmatizzato il leader ungherese come un “dittatore” per aver chiesto ed ottenuto dal parlamento “pieni poteri” per la gestione dell’emergenza sanitaria. Curiosamente i giornali italiani criticavano aspramente il premier ungherese mentre al contempo diffondevano senza batter ciglio i cosiddetti DCPM del premier italiano Conte diffusi a puntate in diretta serale su facebook. Una misura, quella del premier italiano, che a molti è parsa alquanto discutibile perché, bypassando ogni confronto parlamentare ed escludendo le opposizioni, assicurava de facto al premier i pieni poteri. Così è stato in Italia per più di un anno, mentre il “dittatore” Orban riconsegnava i poteri straordinari dopo settantacinque giorni di lavoro. La differenza è che Conte (premier non eletto) non consultò il parlamento (non eletto) né il popolo (sia mai!) per auto-conferirsi i pieni poteri. Il risultato fu che l’Unione Europea si disse “preoccupata” per la situazione in Ungheria mentre non ritenne preoccupante l’atteggiamento dell’ “avvocato del popolo italiano”. Questo per far capire di quanta simpatia e autonomia goda il leader mangiaro in EU.

Ma torniamo all’estate 2021. A giugno il parlamento ungherese ha approvato una legge per la protezione dei minori con 157 voti a favore e un solo contrario (non proprio imposta dall’alto tramite un DCPM qualunque). La legge ha fatto scatenare l’ira di Bruxelles perché interpretata come una misura dittatoriale discriminatoria nei confronti della comunità LGBT. Ma cosa dice esattamente la legge?

La legge si prefigge di difendere i minori dalla pedofilia (inasprendo le pene), dalla pornografia e dalle gender theories (meglio in inglese, perché scritto in italiano ci dicono che non esiste!). Nelle scuole sarà dunque vietato di diffondere materiale pornografico e materiale didattico che promuova l’omosessualità, il transessualismo, la fluidità di genere, l’utero in affitto (libri, documentari, film…), né combattere la tanto detestata realtà binaria (padre-madre, femmina-maschio) tra i minorenni, tantomeno sarà permesso usare immagini pornografiche per spiegare e illustrare tali concetti ai bambini. Sarà dunque impossibile per molte associazioni (tra le quali le associazioni LGBT) introdurre i loro corsi di formazione nelle scuole primarie se non passando da una verifica dei contenuti approvata dal Ministero dell’Istruzione, come invece accade nel resto d’Europa, spesso senza il consenso dei genitori, ai quali spetta invece in primo grado la responsabilità dell’educazione dei figli.

L’ira di Bruxelles non si è fatta attendere. Dopo le immediate proteste delle solite ONG, della comunità LGBT e della sinistra, sono arrivate minacce di ritorsione da parte dell’UE al punto che l’Ungheria rischia ora di venir sanzionata pesantemente dal punto di vista economico. Un fatto gravissimo che lede la libertà di uno stato sovrano che si trova obbligato a legiferare secondo i desideri e i dettami imposti dall’alto pena la sospensione degli aiuti economici e degli accordi presi in precedenza dagli stati alleati.

Diversi stati membri dell’UE – tra cui l’Italia di Draghi – hanno firmato un testo di condanna contro l’Ungheria. La dichiarazione è stata firmata da quattordici stati: Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Lettonia e Italia.

Ma se a uno stato è impedito di legiferare autonomamente, in maniera democratica esercitando i poteri conferitegli dal popolo, in che modo si può parlare di libertà e di democrazia in Europa? Non dovremmo forse parlare di un dittatura tecnocrate a cui gli stati membri sono obbligati a sottomettersi?

Bruxelles si appresta a bloccare l’approvazione del Recovery Plan dell’Ungheria, un ricatto politico senza precedenti nei confronti di uno stato membro dell’Europa. La Commissione UE ha preparato una procedura d’infrazione contro l’Ungheria che può prevedere lo stop al “Piano di ripresa e resilienza” (all’Ungheria spetterebbero 7,2 miliardi di euro, ma il fondo non può essere versato se il piano non viene approvato). L’accesso al piano NextGenerationEU è stato infatti subordinato a un certificato di “buona condotta” che – ovviamente – sarà la stessa UE a conferire o a negare agli stati membri secondo i propri criteri.

 

Si chiama “regime di condizionalità”, ed è la nuova regola che subordina l’accesso ai fondi europei del Next Generation EU, al rispetto da parte dei Governi degli standard dello Stato di diritto. Il regolamento approvato dal Parlamento su proposta del Consiglio,  introduce una novità assoluta nella storia dell’Unione Europea. Condizionare l’accesso ai fondi europei al rispetto dello Stato di diritto, significa riconoscere all’Unione un potere di indirizzo sulla politica dei propri Stati membri. Un potere finora mai avuto.  La clausola sulla condizionalità ha sollevato forti contestazioni da parte delle democrazie dei paesi dell’est Europa.

Dal sito Altarex Quotidiano di Informazione Giuridica

Il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha criticato la nuova legge ungherese, definendola «vergognosa e discriminante» e «profondamente in contraddizione con i valori fondamentali dell’Ue». Ma – posto che la legge discrimini l’operato della comunità LGBT (di fatto ne limita l’azione di propaganda ai maggiorenni- da quando l’Europa ha tra i suoi “valori fondamentali” la promozione delle teorie di genere, la pornografia e l’educazione sessuale dei bambini a scuola, cose tutte che Orban vorrebbe limitare per proteggere i più piccoli?

In effetti la cosiddetta “Legge anti-LGBT” di Orban (per quanto a qualcuno sembri aberrante) non è altro che una normativa dettata dal buon senso, di cui avremmo bisogno anche in Italia.

Cosa potrebbe succedere se il premier ungherese dovesse rifiutare di assecondare quelli che secondo l’unione Europea sono i nuovi valori su cui forgiare il futuro del continente come l’immigrazionismo e l’ecologismo? Eppure sono anni che Orban si spende per promuovere misure importanti per la difesa della famiglia e della vita e favorire la natalità. Misure che dovrebbero essere un esempio per la stanca e vecchia Europa che invece, paradossalmente, bastona il premier ungherese per una legge che protegge i bambini dalla dittatura ideologica delirante LGBT che vorrebbe avere mani libere nell’educazione dei minorenni nelle scuole.

Ora Viktor Orban, che non ama chinare il capo come i nostri premier per un posto in prima fila a Bruxelles, ha deciso di indire un referendum popolare invitando i cittadini ungheresi a esprimersi sulla legge della discordia. Una strategia che già nel 2016 gli diede ragione quando l’Europa impose al paese di accogliere i migranti lasciati entrare nel continente da altri stati. In quel caso il popolo votò contro l’UE e favore del proprio governo. Ora sono chiamati a pronunciarsi nuovamente sulla legge per la difesa dei minori.

Si chiama democrazia. Ma questo, per i tecnocrati europei è dittatura! Così come lo è per i giornalisti ossequiosi del regime, basti leggere solo ad esempio come Il Sole 24 ore capovolge la frittata a piacimento trasformano la consulta popolare in un’arma in mano ad un regime dittatoriale! Giornali che danno spazio invece al “Budapest Pride” dove senza mascherine (ma di certo non lo stanno a sottolineare, quello conta solo per le manifestazioni “No Green Pass”!) appare un cartello di Orban come diavolo cattivo che minaccia i bambini innocenti. Se questo non è capovolgere i fatti a favore di una falsa narrazione unica…

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