di Roberto Allieri

 

‘Est modus in rebus’, sentenziava saggiamente Orazio. Ovvero, occorre moderazione e una giusta misura nelle cose. Nel nostro retaggio culturale, per chi non è succube di quella cancel culture che (come spiega bene la traduzione letterale) vuole cancellare il nostro patrimonio di civiltà, campeggia questo sano principio di buon senso. 

All’esatto opposto di tale atteggiamento equilibrato, mi viene in mente un altro riferimento storico: la furia giustizialista giacobina, scatenatasi durante la Rivoluzione francese, che ha avuto il suo apogeo nel periodo del ‘Terrore’, grondante del sangue di chi non si allineava perfettamente al pensiero unico dell’epoca.

Alcuni recenti e meno recenti fatti purtroppo mi aprono gli occhi su quanto spesso le nuove ideologie abbraccino lo spirito giacobino e adattino il vecchio adagio latino, aggiornandolo però arbitrariamente alla situazione odierna. ‘Est unus modus in rebus’: c’è un solo modo (di operare) nella nostra realtà. Quello che decidiamo noi!

Da dove parte questa mia amara riflessione? Da vari recenti spunti di cronaca che mi hanno particolarmente colpito. Ma sicuramente ognuno di voi può trovare riscontri in diverse altre situazioni di vita quotidiana.

Partiamo dal polverone suscitato dal bacio furtivo del funzionario spagnolo Rubiales alla calciatrice Hermoso, durante il festeggiamento seguito alla vittoria della nazionale femminile del torneo mondiale di calcio.

Ribadiamolo subito, a scanso di linciaggi: una cosa che non si fa, se non è gradita. Un comportamento però che, a mio avviso, non può essere considerato un gesto di aggressione, equivalente a violenza sessuale. Parliamo di una manifestazione spontanea che accade spesso e che non può essere criminalizzata oltremisura: banalmente, tra persone che flirtano, scatta ad un certo punto un uguale momento di passione e non è facile capire se l’altro o l’altra ci stia o meno. Se criminalizziamo il gesto, condanniamo il genere umano ad evitare contatti con l’altro sesso e ad accontentarsi all’amore virtuale su internet o sui social. Certo, un amore sicuro da rischi di incriminazioni e pienamente rispettoso.

Non credo che Rubiales in quel momento abbia avuto un animus, un’intenzione prevaricatrice e di dar corso a violenze sessuali. Penso che il suo sia stato un gesto spontaneo, nato dal comprensibile eccitamento di una situazione di euforia e di gioia. In un certo senso, lo vedo come un modo (per quanto sbagliato) di condividere questa sua gioia. Rubiales stesso peraltro ha chiesto scusa, riconoscendo di aver esagerato un po’.

Ha perso la testa? Forse, ma oggi chi – senza l’attenuante dell’euforia momentanea – ha perso di più la testa e continua a sbandare pericolosamente sono i censori giacobini, i guardiani dell’ideologia liberal, in particolare spagnoli ed europei. Sta montando infatti una furia cieca e inarrestabile che non sa porre limiti ad un giustizialismo sempre più becero e spietato. Dopo aver linciato e rovinato Rubiales e lanciato fango nonché additato al pubblico ludibrio il genere maschile e la società patriarcale, stanno strumentalizzando la vicenda con una campagna d’odio per promuovere i peggiori propositi dell’agenda femminista, come ho già avuto modo di spiegare in un altro mio articolo (qui).

Ecco che, non solo un bacio furtivo è da considerare violenza sessuale, ma addirittura la UE è arrivata a pretendere che sia riconosciuto negli Stati europei il principio che il sesso senza consenso equivalga a stupro, con retroattività della denuncia sino a dieci anni (qui) .

Tutto questo, beninteso, nel virtuoso intento di contrastare la violenza sulle donne. Praticamente però per la maggioranza della popolazione sessuale attiva, comprese le donne per eterogenesi dei fini, se qualcuno almeno una volta negli ultimi dieci anni ha sollecitato rapporti sessuali quando il partner ‘non se la sentiva’, costui o costei potrebbe essere incriminabile o ricattabile.

Mi chiedo poi se la stessa furia scatenata avrebbe impazzato se, in quella occasione di festeggiamenti, una calciatrice spagnola avesse baciato a tradimento sulla bocca l’allenatore. Io credo che il fatto si sarebbe risolto con indulgenti commenti della stampa e sarebbe stato presentato come simpatica nota di colore, spontaneo gesto sbarazzino che nulla toglieva ma anzi aggiungeva al clima di gioia.

 

Questo assurdo teatrino mi ha fatto venire in mente alcune scene di un film-culto, con situazioni ormai entrate nell’immaginario collettivo, che tutti conoscono: Johnny Stecchino.

Ricordate le esilaranti sequenze del furto della banana e le incredibili persecuzioni subite successivamente dal povero protagonista? (qui)

Nella società palermitana in cui era ambientata la vicenda sembrava che non ci fosse alcun limite per esecrare quel crimine orrendo. Tanto che, ad un certo punto, il sosia di Johnny Stecchino sbotta: ‘ma quanto costa una banana a Palermo?’.

Come a dire: ok, ho sbagliato e pago. Ma quanto pretendete da me? C’è un senso della misura o no per condannare questo mio errore?

È come se uno che avesse il giardino invaso dalle api del vicino pretendesse per sua tutela l’intervento dell’esercito, magari facendo devastare con i carri armati la proprietà confinante (vedi anche la solerte reazione di Uber, guardia svizzera: non si può mica calpestare le aiuole ne!).

Insomma, il monito che ne ricavava lo sfortunato sosia di Johnny Stecchino era ‘se vai a Palermo non toccare le banane!’. Il monito di oggi è: in Europa non toccare le caste create dall’ideologia liberal/progressista. Altrimenti non c’è limite alle persecuzioni.

Non allargo il discorso a quello che succede nel mondo occidentale se osi criticare l’agenda gender o il pensiero unico in ambito climatico, vaccinale o sulla costosissima e rovinosa ‘missione di pace’ in Ucraina.

Vorrei però aggiungere alle già menzionate considerazioni sulle esagerazioni ideologiche, una ulteriore annotazione sulla loro ipocrisia.

Un amico nei giorni scorsi ha raggiunto la figlia che vive a Bruxelles per aiutarla a traslocare i suoi effetti nella stanza affittata in un altro quartiere. Ha scoperto nell’occasione che la zona nella quale voleva trasferirsi pullulava di giri di prostituzione. Chiedendo informazioni alla polizia locale ha scoperto un quadro allucinante: nella capitale belga ben pochi sono i quartieri relativamente tranquilli. Le denunce quotidiane alla polizia per aggressioni, stupri, violenze a carattere sessuale ammontano a centinaia al giorno. Il dato riferitomi andrebbe verificato: ma il mio amico mi ha assicurato che gli agenti di polizia belgi sono frustrati e impotenti. Anche i cittadini di Bruxelles sono esasperati da queste situazioni: qui sì che la violenza sulle donne è un’emergenza. Ma l’ostacolo maggiore per arginarlo è forse di carattere ideologico. Come riconosciuto dagli agenti contattati dal mio amico, la stragrande maggioranza degli aggressori (che è gente che mena) sono di cultura islamica. Dico questo senza la minima avversione contro le stragrandi maggioranze. Cioè, ho sbagliato, volevo dire contro la cultura islamica. Non linciatemi!

Certo è molto più facile e accomodante accanirsi contro i cristiani! Invece contro aggressori arabi o magrebini è una battaglia persa.

Questa sacrosanta indignazione degli abitanti di Bruxelles (qui) andrebbe girata alle femministe e ai femministi che si scandalizzano e accaniscono per un bacio furtivo. Su certi fatti stranamente il loro furore spropositato si accompagna ad un lassismo ingiustificabile. Con un monito: denunciate e andate a contrastare questi fatti che succedono non solo a Bruxelles ma in molte altre metropoli europee. La soluzione alle violenze sulle donne non è abbattere il patriarcato, distruggere la famiglia vista come prigione e umiliare i maschi nonché la figura paterna.

Perché chiudete gli occhi su quell’altra causa incentivatrice di violenze sessuali che è la diffusione di pornografia? L’assuefazione a contenuti pornografici suscita la ricerca di situazioni sempre più estreme e violente. Se la donna diventa oggetto per soddisfare ogni più bieco istinto, la violenza diventa un’opzione che difficilmente può essere arginata. E invece oggi si ammicca persino alle pratiche sadomaso, perché ‘love is love’. Si giustifica la violenza consensuale senza domandarsi se, nell’accecamento dei sensi, questa perversione non possa poi scatenare demoni irrefrenabili.

 

Purtroppo, il patto tacito di non belligeranza di femminismo e islam radicalizzato che mi sembra qua e là di riscontrare è un fatto che merita un approfondimento. Cos’è che tiene unite (o perlomeno non in conflitto) queste frange estremiste? Il loro odio ha forse un bersaglio comune?

 



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