Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Gesù Apostoli e i miracoli
Gesù Apostoli e i miracoli

 

Puntata n. 28 (nn. 108-110)

  1. Perché Gesù manifesta il Regno attraverso segni e miracoli (547-550; 567)

Gesù accompagna la Sua parola con segni e miracoli per attestare che il Regno è presente in Lui, il Messia. Sebbene Egli guarisca alcune persone, non è venuto per eliminare tutti i mali quaggiù, ma per liberarci anzitutto dalla schiavitù del peccato. La cacciata dei demoni annuncia che la Sua Croce sarà vittoriosa sul «principe di questo mondo» (Gv 12,31).

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Questo numero spiega il motivo per cui Gesù ha compiuto “segni” e “miracoli” per accompagnare il Suo insegnamento presso coloro che Lo vedevano e Lo ascoltavano.

Qui il Compendio utilizza due termini con valore di sinonimi:

– “segni” è la parola con la quale nel Vangelo di Giovanni vengono chiamati normalmente i miracoli compiuti da Gesù (in Giovanni, la parolae “miracolo” compare solo due volte);

– “miracoli” è la parola utilizzata dagli altri evangelisti per riferirsi ai miracoli di Cristo. Mentre “segni” è riservato agli eventi straordinari che appariranno negli “ultimi tempi” della storia e anche ai prodigi compiuti dai falsi profeti in quegli stessi tempi.

Il Compendio precisa anche, in questo numero, che il motivo dei miracoli di Cristo è quello di attestare che il Regno è presente in Lui, il Messia.

Per gli antichi teologi – come i medievali e in particolare san Tommaso – i più rilevanti “motivi di credibilità” a sostegno della divinità di Gesù che rendono “ragionevole” la fede sono i “miracoli” e le “profezie”.

I “miracoli” non sono semplicemente dei “prodigi” – avvenimenti che, pur essendo impressionanti, possono avere anche una causa e una spiegazione “naturale” (sulla base delle leggi fisiche); o “demoniaca” (nel qual caso si accompagnano sempre con qualche cosa di cattivo e di perverso) – ma sono avvenimenti spiegabili “esclusivamente” con un intervento di Dio che ne è la causa. Intervento che

– “Potenzia” in modo sovrumano le leggi del mondo fisico, biologico, ecc., come alcune guarigioni particolarmente rapide e totali;

– o addirittura “va oltre” le leggi di natura, per le quali esso risulta del tutto impossibile.

Le “profezie” sono “giudizi” sulla storia che possono venire solo per rivelazione divina (“profeta” è colui che “parla al posto di Dio, in Suo Nome”) e come tali riguardano anche eventi futuri. Gesù stesso farà profezie sul Suo destino di uomo, sul mondo e sulla Chiesa. L’avverarsi della profezia sul futuro, secondo la Scrittura, è il motivo di credibilità di un profeta, il non avverarsi indica che non è Dio a ispirarlo («E se dirai in cuor tuo: “Come riconosceremo la parola che Dio non ha detto?”. Quando il profeta parlerà in Nome di Dio e la cosa non accadrà e non si avvererà, quella parola non l’ha detta Dio; l’ha detta il profeta per presunzione: non aver paura di lui», Deut 18,21-22).

Il demonio non conosce il futuro, che solo a Dio è noto. Tuttavia il demonio conosce le “cause naturali” meglio di noi, essendo dotato di un’intelligenza propria di una natura angelica, che è superiore a quella umana. Per cui può cercare di “prevedere” gli effetti della cause meglio di quanto non possiamo fare noi con le nostre conoscenze scientifiche, riuscendo così ad ingannare gli uomini, fino a far credere loro che sia Dio ad agire. Con il tempo, però, i “fenomeni straordinari” o le “predizioni” che Satana produce si accompagnano a manifestazioni malefiche e perverse che ne smascherano la presenza.

Occorre, perciò, evitare di farsi coinvolgere da simili situazioni che richiedono la “protezione” di Cristo stesso per essere affrontate. Solo gli Apostoli e non tutti i discepoli ricevettero il mandato di “cacciare i demoni”.

Di conseguenza solo i loro successori, i Vescovi, hanno il mandato di esorcisti; e quei sacerdoti che vengono da loro incaricati, mediante una specifica nomina, di esercitare questo ministero. Tutti gli altri, non avendo la “copertura” del Sacramento dell’Ordine e del mandato del Vescovo devono assolutamente astenersene, per la pericolosità di trattare con il demonio che è per natura più forte degli uomini.

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  1. Nel Regno, quale autorità Gesù conferisce ai Suoi Apostoli? (551- 553; 567)

Gesù sceglie i Dodici, futuri testimoni della Sua Risurrezione, e li fa partecipi della Sua missione e della Sua autorità per insegnare, assolvere dai peccati, edificare e governare la Chiesa. In questo Collegio Pietro riceve «le chiavi del Regno» (Mt 16,19) e occupa il primo posto, con la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli.

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Qui si parla degli “Apostoli”, i successori dei quali saranno i Vescovi, secondo la terminologia documentata fin dal Nuovo Testamento.

Ad essi viene conferito:

– Il mandato di essere i futuri testimoni della Sua Risurrezione. La Risurrezione di Cristo è, infatti, il motivo di credibilità per eccellenza della Sua divinità e della Sua missione di Salvatore dell’uomo («Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati», 1Cor 15,17);

– il potere di essere «partecipi della Sua missione e della Sua autorità»

= per insegnare (mandato “dottrinale”)

= assolvere dai peccati (mandato “sacramentale”)

= Edificare e governare la Chiesa (mandato “ecclesiale” di “evangelizzazione”, di “governo”, di “cura pastorale”).

In particolare si parla del mandato esclusivo affidato al “Capo degli Apostoli”, Pietro e ai suoi successori che ha la la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli. Ciò non esclude, in via ordinaria, che possa anche venire meno come successe con il tradimento dello stesso Pietro, ma che egli è dotato di un’assistenza unica che ne garantisce l’infallibilità quando definisce ex cathedra una verità da credere indubitabilmente per appartenere alla Chiesa Cattolica (“dogma”). Così la Tradizione ci ha insegnato.

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  1. Quale significato ha la Trasfigurazione? (554-556; 568)

Nella Trasfigurazione appare anzitutto la Trinità: «Il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube brillante» (san Tommaso d’Aquino). Evocando con Mosè ed Elia la Sua «dipartita» (Lc 9,31), Gesù mostra che la Sua Gloria passa attraverso la Croce e dà un anticipo della Sua Risurrezione e della Sua Gloriosa Venuta, «che trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al Suo Corpo Glorioso» (Fil 3,21).

«Tu ti sei trasfigurato sul monte e, nella misura in cui ne erano capaci, i Tuoi discepoli hanno contemplato la Tua Gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero visto crocifisso, comprendessero che la Tua Passione era volontaria e annunziassero al mondo che Tu sei veramente l’irradiazione del Padre» (Liturgia Bizantina).

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Dopo avere parlato dei primi “Misteri” della “vita pubblica” di Cristo (Battesimo nel Giordano, Tentazioni nel deserto, Annuncio del Regno di Dio, i Miracoli, la chiamata degli Apostoli), il Compendio, in questo numero, parla dell’avvenimento straordinario della Trasfigurazione. Si tratta di un avvenimento che ha in sé i caratteri:

– della “Rivelazione”, in quanto rivela, manifestandone la presenza, la Trinità, fino a quel momento sconosciuta al mondo (nella Trasfigurazione appare anzitutto la Trinità: «Il Padre nella voce, il Figlio nell’uomo, lo Spirito nella nube brillante»

– della “Profezia”, in quanto

= si preannuncia la Croce come strumento attraverso il quale Cristo compie la Salvezza (evocando con Mosè ed Elia la sua «dipartita» (Lc 9,31), Gesù mostra che la Sua gloria passa attraverso la Croce)

= si preannuncia la Risurrezione come esito della “riparazione della giustizia” e dà un anticipo della Sua Risurrezione

= Si preannuncia la Seconda Venuta di Cristo nella Gloria (la Sua Gloriosa Venuta)

= si preannuncia il destino di partecipazione alla Sua Gloria, per coloro che lo avranno seguito nella loro esistenza terrena («trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al Suo Corpo glorioso»).

 

 

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