Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

 

 

Puntata n. 9 (nn. 33-35)

Sezione seconda: la professione della fede cristiana. Il Credo

Capitolo quarto: Io credo in Dio Padre. I simboli della fede

  1. Che cosa sono i Simboli della fede? (185-188; 192,197)

Sono formule articolate, chiamate anche «Professioni di fede» o «Credo», con cui la Chiesa, fin dalle sue origini, ha espresso sinteticamente e trasmesso la propria fede con un linguaggio normativo, comune a tutti i fedeli.

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Questo numero definisce il concetto di “simbolo”, quello che comunemente conosciamo come il Credo, la cui formula viene recitata in ogni Messa domenicale e nelle Messe delle Solennità liturgiche. In questa formula si trovano espresse in una forma “univoca” e precisa le verità, contenuto della fede autenticamente cattolica, che la Chiesa ha sempre professato e definito solennemente nei primi concili ecumenici. L’accettazione di queste è essenziale e dirimente per potersi ritenere cattolici, membri della Chiesa a pieno titolo.

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  1. Quali sono i più antichi Simboli della fede? (189-191)

Sono i Simboli battesimali. Poiché il Battesimo viene dato «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), le verità di fede ivi professate sono articolate in riferimento alle tre Persone della Santissima Trinità.

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Questo numero è autoesplicativo, in quanto il Battesimo poteva essere amministrato, fin dai primissimi tempi del cristianesimo richiedendo la fede nella Trinità, nella Figliolanza divina di Cristo, vero Dio e vero uomo, nella Sua morte e Risurrezione redentrice e nella missione dello Spirito Santo che illumina le menti per rendere intelligibili le verità della fede.

Il nostro attuale rito del Battesimo intende riprendere questa modalità nelle “Promesse battesimali”, quando dopo la richiesta delle “rinuncia a Satana”, viene domandata l’adesione ai singoli articoli di fede.

«D: Credete in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra?

R: Credo.

D: Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

R: Credo.

D: Credete nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

R: Credo».

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  1. Quali sono i più importanti Simboli della fede? (193-195)

Essi sono il Simbolo degli Apostoli, che è l’antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, e il Simbolo niceno-costantinopolitano, frutto dei primi due Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), ancora oggi comune a tutte le grandi Chiese d’Oriente e d’Occidente.

In questo numero vengono richiamati i “Simboli” della fede ritenuti, fino dai primi secoli i più completi e antichi. Il primo, il «Simbolo degli Apostoli» deve la sua denominazione al fatto che la Tradizione lo ha ritenuto risalente all’epoca apostolica. Il secondo il «Simbolo niceno-costantinopolitano» (che è quello che recitiamo, normalmente, nella Messa), ebbe la sua definizione ufficiale nei due grandi Concili di Nicea e Costantinopoli. Siamo nell’epoca dei grandi Concili ecumenici che definirono dogmaticamente le verità della fede riguardanti la natura trinitaria di Dio, la due vere “nature” umana e divina di Cristo nell’unica “persona” divina del Verbo, e con il Concilio di Efeso (431) la conseguente maternità divina di Maria. Se la persona di Gesù è quella divina del Verbo, allora di Maria si deve dire che è “Madre di Dio”, come recitiamo nella preghiera dell’Ave Maria, rivolgendoci a lei.

Nei numeri successivi inizia la spiegazione degli “articoli di fede” enunciati in ciascuna delle “formule” del «Simbolo degli Apostoli», esaminandoli singolarmente. Entriamo adesso nel contenuto dottrinale vero e proprio del Catechismo.

Riporto qui un passo di san Cirillo di Gerusalemme, (sec. IV) dalle Catechesi.

«Nell’apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture. Ma non tutti sono in grado di leggere le Scritture. Alcuni ne sono impediti da incapacità, altri da occupazioni varie. Ecco perché, ad impedire che l’anima riceva danno da questa ignoranza, tutto il dogma della nostra fede viene sintetizzato in poche frasi. Io ti consiglio di portare questa fede con te come provvista da viaggio per tutti i giorni di tua vita e non prenderne mai altra fuori di essa, anche se noi stessi, cambiando idea, dovessimo insegnare il contrario di quel che insegniamo ora, oppure anche se un angelo del male, cambiandosi in angelo di luce, tentasse di indurti in errore. Così “se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che abbiamo predicato, sia anàtema!” (Gal 1,8).

Cerca di ritenere bene a memoria il simbolo della fede. Esso non è stato fatto secondo capricci umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la Scrittura. Essi compongono e formano l’unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il simbolo della fede contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento.

Perciò, fratelli, conservate con ogni impegno la Tradizione che vi viene trasmessa e scrivetene gli insegnamenti nel più profondo del cuore. Vigilate attentamente perché il nemico non vi trovi indolenti e pigri e così vi derubi di questo tesoro. State in guardia perché nessun eretico stravolga le verità che vi sono state insegnate. Ricordate che aver fede significa far fruttare la moneta che è stata posta nelle vostre mani. E non dimenticate che Dio vi chiederà conto di ciò che vi è stato donato. “Vi scongiuro”, come dice l’Apostolo, “al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose, e di Cristo Gesù, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato” (1Tm 6,13), di conservare intatta fino al ritorno del Signore nostro Gesù Cristo questa fede che vi è stata insegnata.

Ti è stato affidato il tesoro della vita, e il Signore ti richiederà questo deposito nel giorno della Sua venuta “che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il Re dei regnanti e Signore dei signori; il solo che possiede l’immortalità, che abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere” (1Tm 6,15-16). Al quale sia gloria, onore ed impero per i secoli eterni. Amen» (Catech. 5, sulla fede e il simbolo, 12-13; PG33, 519-523).

 

 

 

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