Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 87 (nn. 357-359)
- Come la vita morale cristiana è legata alla fede e ai Sacramenti? (1691-1698)
Ciò che il Simbolo della fede professa, i Sacramenti lo comunicano. Infatti, con essi i fedeli ricevono la Grazia di Cristo e i doni dello Spirito Santo, che li rendono capaci di vivere la nuova vita di figli di Dio nel Cristo accolto con la fede.
«Riconosci, o cristiano, la tua dignità» (san Leone Magno).
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A partire da questo numero del Compendio, terminata la parte propriamente “dogmatica” (che espone le “verità” nelle quali si è chiamati a “credere” per essere cristiani cattolici)
– verità formulate nel Credo (parte I);
– verità riguardanti i Sacramenti (parte II);
in questa terza parte, si passa a trattare della “morale”, ovvero dei comportamenti da tenere (“virtù”) e di quelli da evitare (“peccati”), nella vita cristiana.
Va detto subito che, in una concezione sanamente “cattolica” della “morale”:
– non ci si limita ad elencare ciò che è “bene” (e quindi è “comandato”) e ciò che è “male” (e quindi è “vietato”), cosa per altro indispensabile;
– ma si illustrano anche le “ragioni” per cui si insegna che certi atti/abitudini sono un “bene” e altri sono un “male”.
Le “ragioni” che fondano la “morale” si possono rinvenire:
– nella concezione stessa della “persona umana” (“antropologia”):
= che Dio ha “rivelato”;
= e nel come Egli ha “creato” la natura dell’essere umano (“antropologia naturale”);
– Che si fonda a sua volta nella concezione stessa dell’“essere” (“metafisica”), cioè di ciò che esiste in quanto creato da Lui.
Così si può dire che per presentare bene la “morale” cattolica, così che non si riduca a un “moralismo” senza motivazioni, occorre fondarla su una sana “antropologia”, che a sua volta è fondata su un’autentica “metafisica”.
Tradizionalmente si sintetizzava questa regola della sana morale con la formula: è comandato perché è un bene (praeceptum quia bonum), contrapponendola a quella del moralismo (in particolare quello kantiano) per il quale è bene ciò che è comandato (bonum quia praeceptum).
Infatti non basta che qualcosa sia comandato da una legge, da un potere, ecc., perché sia qualcosa di buono; mentre, al contrario qualcosa deve essere comandato perché è in se stesso buono.
Questo è il motivo per cui questa terza parte è intitolata “La vita in Cristo” e del fatto che san Paolo parla dell’«uomo nuovo» in Cristo.
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Capitolo primo
La dignità della persona umana – l’uomo immagine di Dio
- Qual è la radice della dignità umana? (1699-1715)
La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio. Dotata di un’anima spirituale e immortale, d’intelligenza e di libera volontà la persona umana è ordinata a Dio e chiamata, con la sua anima e il suo corpo, alla beatitudine eterna.
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In questo numero si “rivela” il livello più profondo della dignità dell’essere umano: quella di essere “persona”. Si può parlare di “persona”, nel senso proprio del termine, solo a partire dall’immagine e somiglianza con le Persone divine della Trinità, che operano come unico Dio Creatore. Se viene meno il riconoscimento di questo dato “ontologico” che fonda la natura personale dell’essere umano, un po’ alla volta, l’essere umano perde valore agli occhi degli altri esseri umani. Così che diviene concepibile, fino a praticarla, anche la soppressione della sua vita, con l’aborto, l’eutanasia, il suicidio e addirittura l’omicidio, anche per futili motivi.
Nei prossimi quattro numeri si espone la dottrina cattolica sulla “felicità” che ogni essere intelligente e libero desidera per sua natura raggiungere. Secondo il linguaggio cristiano essa è detta “beatitudine”.
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LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE
- Come raggiunge l’uomo la beatitudine? (1716)
L’uomo raggiunge la beatitudine in virtù della Grazia di Cristo, che lo rende partecipe della vita divina. Cristo nel Vangelo indica ai suoi la strada che porta alla felicità senza fine: le Beatitudini. La Grazia di Cristo opera anche in ogni uomo che, seguendo la retta coscienza, cerca e ama il vero e il bene, ed evita il male.
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La ricerca della felicità è lo scopo che si manifesta come tendenza innata nella natura di ogni essere umano. Ciascuno vuole “stare bene”, in tutti i sensi e in pienezza e cerca di identificare l’obiettivo (“fine ultimo”) che deve raggiungere e conquistare per ottenere questo “stato permanente” di “bene-essere”. San Tommaso all’inizio della prima parte del secondo volume della sua Summa Theologiae, dove tratta di questo argomento, elenca gli obiettivi (“fini ultimi”) più comuni identificati dagli esseri umani, a questo scopo: da quelli più grossolanamente “materiali”, come la ricchezza, i piaceri della carne; a quelli più “immateriali” come la fama, la gloria, il potere esercitato sugli altri. Al culmine della scala riconosce che solo Dio può essere il bene di tutti i beni.
«Quanto all’identificazione di ciò in cui consiste la beatitudine non tutti concordano. Alcuni, infatti, la identificano con la ricchezza, ritenuta il bene supremo, altri con il piacere, e alcuni con qualcosa d’altro ancora. […] Ma è necessario identificare il bene nella sua pienezza, perché questo sia veramente il fine ultimo al quale aspira chi cerca con una sincera domanda» (I-II, q. 1, a. 7co).
La Rivelazione, come si dice in questo numero, parla della “beatitudine” come una forma di partecipazione alla vita stessa di Dio, resa possibile come dono gratuito (“Grazia”) fatto agli uomini da Dio stesso, e liberamente accolto dall’essere umano. Qui si aggiunge il riferimento al passo del Vangelo noto come passo delle Beatitudini, delle quali si parlerà nei due numeri seguenti, nel loro insieme e senza commentarle singolarmente, in vista della “beatitudine” come stato finale dell’eternità di colui che ha percorso, con l’impegno di tutto se stesso, il cammino della vita cristiana.
Si aggiunge, poi, che la Grazia, che “ordinariamente” si riceve tramite i Sacramenti, può operare anche “straordinariamente” in quanti non conoscendo, o non conoscendo adeguatamente Cristo e la Sua Dottrina e senza loro colpa, seguono la Legge Naturale che è innata, come disposizione, nella loro retta coscienza e li guida verso la ricerca del vero bene, evitando ciò che gli è contrario.





















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