Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 86 (nn. 353-356)
- Quali forme di pietà popolare accompagnano la vita sacramentale della Chiesa? (1674-1676 1679)
Il senso religioso del popolo cristiano ha sempre trovato diverse espressioni nelle varie forme di pietà che accompagnano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la «Via crucis», il Rosario. La Chiesa con la luce della fede illumina e favorisce le forme autentiche di pietà popolare.
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Le forme di pietà popolare cristiana alla quali ci si riferisce in questo numero («la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la Via crucis, il Rosario») sono utili quando aiutano ad accrescere la fede in Gesù Cristo unico Salvatore, con l’intercessione della Vergine Maria e dei Santi. Ed è in questo senso che sono autenticamente vissute. Se diventassero fine a se stesse, fino a sostituire la fede in Cristo, finirebbero per degenerare in superstizioni e feticismi che attribuiscono poteri magici ad oggetti e luoghi che, invece sono deputati ad essere strumenti di fede e ordinati alla santificazione.
- Quale rapporto esiste tra i Sacramenti e la morte del cristiano? (1680-1683)
Il cristiano che muore in Cristo giunge, al termine della sua esistenza terrena, al compimento della nuova vita iniziata con il Battesimo, rafforzata dalla Confermazione e nutrita dall’Eucaristia, anticipazione del banchetto celeste. Il senso della morte del cristiano si manifesta alla luce della Morte e della Risurrezione di Cristo, nostra unica speranza; il cristiano che muore in Cristo Gesù, va ad «abitare presso il Signore» (2Cor 5,8).
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Per sua natura ogni essere “materiale”, vivente (vegetale o animale), sembra essere destinato a morire, prima o poi. E questo per il semplice fatto di avere un corpo fatto di “materia”, la quale, per sua natura è “composta” di parti che possono con un certo grado di probabilità, disgregarsi separandosi le une dalle altre, conducendo in tale modo alla morte.
La Scrittura ci fa comprendere come, per un singolare dono “preternaturale”, l’uomo, per rispetto all’immortalità della sua anima, era stato esentato dalla morte del corpo. Ma la perdita della “giustizia originale” (con il “peccato originale”), nel suo rapporto con Dio Creatore, ha comportato anche la “perdita” del “giusto rapporto” della sua anima con il suo corpo, che è tornato così ad essere mortale («Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti», Gen 2,17).
Cristo ha “riparato” con la Sua Passione, Morte e Risurrezione, l’accesso alla “giustizia originale”, così che egli sa, per la fede in Lui, che la “vita tutta intera” del suo essere, va dal concepimento nel grembo di sua madre, fino all’eternità.
La morte fisica separa solo temporaneamente l’anima (la mente con tutte le sue facoltà, o capacità operative) dal corpo che essa “informa”, dandogli struttura e dinamica. La vita cristiana accompagnata dall’azione e dalla Presenza del Signore, attraverso i Sacramenti, viene preparata a vivere la vita nella sua “interezza”: la vita “intera” è la “vita terrena” che continua nella “vita eterna”.
Questo è, in altre parole, ciò che ci dice questo numero.
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- Che cosa esprimono le esequie? (1684-1685)
Le esequie, pur celebrandosi secondo differenti riti rispondenti alle situazioni e alle tradizioni delle singole regioni, esprimono il carattere pasquale della morte cristiana nella speranza della risurrezione, e il senso della comunione con il defunto particolarmente mediante la preghiera per la purificazione della sua anima.
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Il culto della sepoltura dei defunti, anche nelle religioni pagane, è sistematicamente connotato, per una sorta di “istinto dello Spirito Santo”, da gesti e simboli che dimostrato una sorta di volontà di “accompagnamento” della persona, venuta a mancare ai suoi cari, verso un desiderato proseguimento della vita, in una forma immortale. Il cristianesimo ha confermato tutto questo dandogli forma e compimento nella fede nella risurrezione del corpo, in forza della Risurrezione di Cristo, primo tra i risorti. È ciò che questo numero chiama il carattere pasquale della morte cristiana nella speranza della risurrezione. Nella prospettiva cristiana, piuttosto che con cibo e oggetti, come nelle antiche religioni, il defunto viene accompagnato con le Messe e le preghiere di suffragio, offerte per la purificazione della sua anima, È un segno concreto di comunione, riflesso e anticipazione della “comunione dei santi”.
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- Quali sono i momenti principali delle esequie? (1686-1690)
Solitamente le esequie comprendono quattro momenti principali: l’accoglienza della salma da parte della comunità con parole di conforto e di speranza, la liturgia della Parola, il sacrificio eucaristico e «l’addio», col quale l’anima del defunto viene affidata a Dio, fonte di vita eterna, mentre il suo corpo viene sepolto in attesa della risurrezione.
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Questo numero descrive i momenti principali del rito cattolico delle esequie, che ne scandiscono la celebrazione. Particolarmente significativo è l’ultimo momento, quello del “congedo” («l’addio»), con il quale la Chiesa terrena, piena di fede, affida l’anima del defunto a Dio, perché la purifichi e l’accompagni nella “Comunione dei santi”, in attesa della risurrezione e del ricongiungimento con il suo corpo. In questo momento si avverte come la morte non è l’ultima parola e la Risurrezione di Cristo “ripara” l’ingiustizia di una forzata separazione, conseguenza del “peccato originale”, ormai riscattato dalla Passione del Signore.





















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