Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 80 (nn. 328-334)
- Qual è l’effetto dell’Ordinazione presbiterale? (1562-15671595)
L’unzione dello Spirito segna il presbitero con un carattere spirituale indelebile, lo configura a Cristo sacerdote e lo rende capace di agire nel Nome di Cristo Capo. Essendo cooperatore dell’Ordine episcopale, egli è consacrato per predicare il Vangelo, per celebrare il culto divino, soprattutto l’Eucaristia da cui trae forza il suo ministero, e per essere il Pastore dei fedeli.
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Il Presbitero riceve un “grado” di partecipazione al Sacerdozio di Cristo che lo abilita, come collaboratore del Vescovo, e in sua vece, per predicare il Vangelo, per celebrare il culto divino, soprattutto l’Eucaristia da cui trae forza il suo ministero, e per essere il Pastore dei fedeli. Non ha il potere d’Ordine necessario per ordinare altri ministri (né Diaconi, né Presbiteri né tantomeno Vescovi).
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- Come il presbitero esercita il proprio ministero? (1568)
Pur essendo ordinato per una missione universale, egli la esercita in una Chiesa particolare, in fraternità sacramentale con gli altri presbiteri che formano il «presbiterio» e che, in comunione con il Vescovo e in dipendenza da lui, portano la responsabilità della Chiesa particolare.
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Ogni Presbitero dipende da un Vescovo, suo superiore Ordinario (e dai suoi successori), per collaborare con lui, essendo perciò “incardinato” in una diocesi. O dal Vescovo di Roma (il Papa) se è membro di un ordine monastico, religioso, o di una fraternità sacerdotale di diritto pontificio, avendo come Ordinario il superiore della società alla quale appartiene, secondo la propria regola approvata a norma del Diritto Canonico.
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- Qual è l’effetto dell’Ordinazione diaconale? (1569-1571 1596)
Il diacono, configurato a Cristo servo di tutti, viene ordinato per il servizio della Chiesa, che egli compie sotto l’autorità del proprio Vescovo, a riguardo del ministero della Parola, del culto divino, della guida pastorale e della carità.
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Il diacono è collaboratore diretto del Vescovo e, come tale può essere assegnato anche per esercitare il ministero in una parrocchia a fianco del parroco. Ha il compito di predicare insegnando (ministero della Parola), di assistere il Vescovo (o il Presbitero) nella celebrazione dell’Eucaristia (culto divino), di formare i catechisti, preparare i futuri sposi al matrimonio (guida pastorale), occuparsi direttamente dell’aiuto ai poveri e degli ammalati portando loro la Santa Comunione (carità). Può amministrare Battesimi e, con la delega del parroco, i Matrimoni e celebrare le esequie; può benedire. Non può celebrare, né concelebrare l’Eucaristia, non può ascoltare le Confessioni né assolvere i peccati, né amministrare l’Unzione degli Infermi.
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- Come si celebra il Sacramento dell’Ordine? (1572-1574 1597)
Per ciascuno dei tre gradi, il Sacramento dell’Ordine è conferito mediante l’imposizione delle mani sul capo dell’ordinando da parte del Vescovo, che pronunzia la solenne preghiera consacratoria. Con essa il Vescovo invoca da Dio per l’ordinando la speciale effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni, in vista del ministero.
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Questo numero è autoesplicativo. Si deve precisare che, durante l’ordinazione dei nuovi Presbiteri, insieme al Vescovo anche i Presbiteri concelebranti impongono le mani sul capo degli ordinandi, ma solo l’imposizione dei Vescovi presenti è “consacrante” e conferisce l’Ordine Sacro, mentre l’imposizione dei Presbiteri è un semplice gesto di comunione con il Vescovo ordinante i nuovi ordinati, ma non ha potere consacrante.
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- Chi può conferire questo Sacramento? (1575-1576 1600)
Spetta ai Vescovi validamente ordinati, in quanto successori degli Apostoli, conferire i tre gradi del Sacramento dell’Ordine.
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Anche questo numero è autoesplicativo e non necessita di ulteriori chiarimenti.
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- Chi può ricevere questo Sacramento? (1577-1578 1598)
Può riceverlo validamente soltanto il battezzato di sesso maschile: la Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Nessuno può esigere di ricevere il Sacramento dell’Ordine, ma deve essere considerato adatto al ministero dall’autorità della Chiesa.
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Anche questo numero è autoesplicativo. Nessuno può azzardarsi, in una materia così delicata di cambiare la prassi seguita dal Signore, così come non si è azzardata a farlo la Chiesa Apostolica e quella dei secoli successivi. Allo stesso modo nessuno si è mai azzardato a cambiare la materia dei Sacramenti (l’acqua per il Battesimo, il Crisma per la Cresima e l’Ordine, il pane di frumento e il vino d’uva per l’Eucaristia). Il “Potere delle Chiavi” della Chiesa non può superare quello di Cristo. Diversamente si cade nell’apostasia da Cristo.
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- È richiesto il celibato a chi riceve il Sacramento dell’Ordine? (1579-1580 1599)
Per l’episcopato è sempre richiesto il celibato. Per il presbiterato, nella Chiesa latina sono ordinariamente scelti uomini credenti che vivono da celibi e che intendono conservare il celibato «per il regno dei cieli» (Mt 19,12); nelle Chiese Orientali non è consentito sposarsi dopo aver ricevuto l’ordinazione. Al diaconato permanente possono accedere anche uomini già sposati.
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Gesù ha scelto uomini sia sposati che non sposati, al momento della loro chiamata, tra gli Apostoli, ma ha parlato, al contempo, della condizione nella quale ci si troverà nell’Eternità.
«Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo» (Mt 22,30).
Questa è presentata come la condizione “definitiva” (“eterna”) dell’uomo e della donna, lasciando intendere che, non essendoci più la morte, non occorre che si generino nuovi esseri umani per non estinguere il genere umano.
Non solo, ma soprattutto Gesù stesso, non sposandosi, ha presentato ai suoi seguaci un “modello di umanità”, un modo di essere, un’antropologia, che anticipa, già su questa terra, la condizione dell’uomo nell’eternità.
La possibilità di vivere, già ora sulla terra, come Cristo è vissuto, di partecipare del Suo stesso “modo di essere uomo”, si presenta come un’attrattiva e una condizione già possibile per alcuni tra noi.
«Egli rispose loro: “Non tutti capiscono […], ma solo coloro ai quali è stato concesso [… e sono coloro] che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”» (Mt 19,11-12).
È l’attrattiva dell’“umanità di Cristo” che per alcuni si presenta come un “di più di umanità”, fatto apposta per loro, rinunciare al quale sarebbe, per loro, un “di meno” per la vita. Ovviamente questa non deve essere la normalità su questa terra, altrimenti l’umanità si estinguerebbe presto! Per cui la natura dell’essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio è fatta di coppie uomo-donna che si amano e hanno figli, mentre nell’Eternità tutto si compirà nell’amarsi immersi nell’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che è la Trinità.
Questa condizione di celibato/verginità non è, di per sé, vincolante per accedere al sacerdozio ministeriale, ma è preferibile in virtù della somiglianza dello “stato di vita” della persona del sacerdote allo “stato di vita” dell’Unico Sacerdote e Mediatore tra Dio e gli uomini che è Cristo.
Per questo la Chiesa, fino dai primi tempi, ha scelto di norma uomini celibi per l’episcopato, e in Occidente anche per il presbiterato, come i più adatti a rendere visibile il “modo di essere uomo” di Cristo, oltre che per la maggiore libertà da impegni di famiglia e disponibilità per il servizio alla Chiesa. Ciò è diventato una tradizione stabile nel corso dei secoli della storia della Chiesa. Perciò, anche se la legge del celibato potrebbe di per sé essere lasciata, la Tradizione offre una indicazione favorevole per mantenerla.




















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