Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS

 

Papa San Giovanni Paolo II

 

Puntata n. 67 (nn. 275-276)

  1. Come viene chiamato questo Sacramento? (1328-1332)

L’insondabile ricchezza di questo Sacramento si esprime con diversi nomi, che evocano suoi aspetti particolari. I più comuni sono: Eucaristia, Santa Messa, Cena del Signore, Frazione del Pane, Celebrazione Eucaristica, Memoriale della Passione, della Morte e della Risurrezione del Signore, Santo Sacrificio, Santa e Divina Liturgia, Santi Misteri, Santissimo Sacramento dell’altare, Santa Comunione.

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Questo numero ricorda, pur senza entrare in dettagliate spiegazioni – che vengono lasciate al compito di chi istruisce in pratica sulla dottrina della fede – le principali denominazioni che, nel corso della storia della Chiesa, sono state date al Sacramento dell’Eucaristia, ciascuna nell’intento di evidenziarne un particolare aspetto. In questo elenco compaiono undici “nomi”:

(a) Eucaristia, che, traslitterato dal greco (= “buona Grazia”) significa“ringraziamento”, in quanto nella celebrazione dell’Eucaristia, ovvero della Santa Messa, si rende a Dio il più grande atto di culto, di religione come espressione della gratitudine per i doni dell’esistenza (Creazione) e della Redenzione (Salvezza, riparazione della “giustizia originale”);

(b) Santa Messa, intendendo il nome Eucaristia in riferimento al rito della celebrazione nella quale si consacrano il pane e il vino;

(c) Cena del Signore, in quanto il Sacramento dell’Eucaristia è stato istituito durante l’Ultima Cena del Signore;

(d) Frazione del Pane, secondo la denominazione che troviamo nel Nuovo Testamento («erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane», At 2,42);

(e) Celebrazione Eucaristica, secondo la denominazione entrata particolarmente in uso, in modo equivalente se non sostitutivo, del nome “Messa” a partire dalla “riforma liturgica” del Concilio Vaticano II;

(f) Memoriale della Passione, della Morte e della Risurrezione del Signore, espressione utilizzata espressamente dai liturgisti per illustrare il significato tecnico del termine “Memoriale” che indica la “contemporaneità” con il Sacrificio di Cristo che si attua nella celebrazione del Sacramento, andando ben oltre ogni atto commemorativo di natura semplicemente umana;

(g) Santo Sacrificio, espressione che mette al centro il legame di “contemporaneità” della celebrazione dell’Eucaristia (la Messa) con il Sacrificio di Cristo: la prima attuata in forma sacramentale (incruenta), il secondo in forma fisica (cruenta);

(h) Santa e Divina Liturgia, espressioni tipiche della Tradizione del rito orientale (sia cattolico che ortodosso), nella quale la Divina Liturgia denota la Santa Messa;

(i) Santi Misteri, espressione che traslittera in italiano il greco Mysterion, che in latino viene tradotto Sacramentum, dal quale l’italiano Sacramento;

(j) Santissimo Sacramento dell’altare. Quest’ultima denominazione:

– da un lato, si associa a quella di Sacrificio, in quanto i sacrifici, fino dalle religioni pagane e soprattutto nell’Antico Testamento, si compivano su di un’ara o altare appositamente dedicato;

– dall’altro lato, aiuta a memorizzare il dato dottrinale secondo il quale la “Presenza Reale” di Cristo rimane permanentemente nelle “specie eucaristiche” (il pane e il vino consacrati fino a che questi sono incorrotti) custodite nel tabernacolo dell’altare dopo la celebrazione delle Messa;

(k) Santa Comunione, termine che normalmente viene usato per indicare:

– l’atto di “comunicarsi” ovvero di ricevere il Corpo e Sangue di Cristo nel pane e il vino consacrati, mettendosi così in comunicazione/comunione fisica diretta, mediante il Sacramento, con la presenza del Signore nella propria persona (corpo e anima);

– l’unità tra i membri della comunità cristiana che partecipano alla stessa celebrazione dell’Eucaristia e ricevono lo stesso unico Corpo di Cristo che li accomuna, rendendoli un solo corpo con Lui («Noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo», Rom 12,5; «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?», 1Cor 6,15).

Da questo deriva, come “effetto”, la “carità” intesa come “condivisione” anche di aiuti concreti e materiali oltre che affettivi e spirituali («La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune», At 4,32; «Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza», 2Cor 8,14).

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  1. Come si colloca l’Eucaristia nel disegno divino della Salvezza? (1333-1344)

Nell’Antica Alleanza l’Eucaristia è preannunziata soprattutto nella cena pasquale annuale, celebrata ogni anno dagli Ebrei con i pani azzimi, a ricordo dell’improvvisa e liberatrice partenza dall’Egitto. Gesù l’annuncia nel suo insegnamento e la istituisce celebrando con i suoi Apostoli l’Ultima Cena durante un banchetto pasquale. La Chiesa, fedele al comando del Signore: «Fate questo in memoria di me» (1Cor 11,24), ha sempre celebrato l’Eucaristia, soprattutto la domenica, giorno della risurrezione di Gesù.

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In questo numero si parla della Cena Pasquale che veniva celebrata annualmente dal popolo di Israele in ricordo della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Si tratta di una “cena”, fatta in fretta nell’imminenza della partenza, con pani non lievitati (azzimi) perché i tempi rapidi non consentivano all’impasto per il pane di riposare per il tempo necessario alla lievitazione. Si tratta di un “ricordo commemorativo” di un evento passato, ottenuto dalla potenza di Dio e non dagli uomini.

Gesù, nel celebrarlo, nella Sua “Ultima Cena”, trasforma questo antico rito nell’Eucaristia, facendo sì che, in forza della Sua potenza divina, il pane e il vino fossero trasformati (“transustanziati”) nel Suo Corpo e nel Suo Sangue, in senso fisico-sostanziale, pur mantenendo le apparenze (“accidenti”) del pane e del vino. Inoltre dà agli Apostoli (e ai loro successori e stretti collaboratori da loro scelti) l’ordine di compiere lo stesso gesto come un “atto liturgico”. Da quel momento nasce l’Eucaristia-Messa:

– come Cena nella quale Egli si rende “realmente” (vivo, e non appena come in una commemorazione di un morto!) presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, così come la Chiesa fino dai primi momenti della sua storia l’ha sempre intesa e celebrata;

– come Sacramento da assumere consumando il pane e il vino consacrati, nell’atto di “comunicarsi”.

La domenica, giorno della Risurrezione del Signore, nel mondo cristiano, prenderà il posto del sabato ebraico, con l’obbligo di partecipare alla santa Messa almeno in quel giorno e nelle solennità.

 

 

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