Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
di Alberto Strumia
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 64 (nn. 264-267)
- Quale significato assume il nome cristiano ricevuto nel Battesimo? (2156-2159 2167)
Il nome è importante, perché Dio conosce ciascuno per nome, cioè nella sua unicità. Con il Battesimo, il cristiano riceve nella Chiesa il proprio nome, preferibilmente quello di un santo, in modo che questi offra al battezzato un modello di santità e gli assicuri la sua intercessione presso Dio.
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Qui si spiega la consuetudine cristiana, presente anche nella vita civile, di assegnare un nome al nuovo battezzato da bambino, poco dopo la nascita. E si ricorda che nell’Antico Testamento, il “nome” era indicativo della “persona” nella totalità del suo “essere” (filosoficamente diremmo una “definizione” della sua “ontologia”) e identificava un “compito per la vita” (una “vocazione”), prevista dal progetto di Dio. Per questo la scelta del nome di un santo (un tempo spesso era anche il nome del santo ricordato nel giorno della nascita del bambino o del giorno del suo Battesimo) era indicativo della sua protezione sulla persona del battezzato.
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IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE
- Qual è il posto della Confermazione nel disegno divino della Salvezza? (1285-1288 1315)
Nell’Antica Alleanza, i profeti hanno annunziato la comunicazione dello Spirito del Signore al Messia atteso e a tutto il popolo messianico. Tutta la vita e la missione di Gesù si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo. Gli Apostoli ricevono lo Spirito Santo nella Pentecoste e annunziano «le grandi opere di Dio» (At 2,11). Essi comunicano ai neo battezzati, attraverso l’imposizione delle mani, il dono dello stesso Spirito. Lungo i secoli la Chiesa ha continuato a vivere dello Spirito e a comunicarlo ai suoi figli.
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Il Sacramento della Confermazione (o Cresima) è associato, nel Nuovo Testamento, al giorno di Pentecoste (Gli Apostoli ricevono lo Spirito Santo nella Pentecoste), nel quale gli Apostoli vengono investiti dall’azione straordinaria (unica nella loro vita) dello Spirito Santo («Essi furono tutti pieni di Spirito Santo», At 2,4), che li trasforma in annunciatori coraggiosi della Risurrezione del Signore, “consapevolmente preparati” alla missione e forti di fronte alla prova anche a costo della vita.
L’azione di Dio che Cristo stesso attribuisce alla Persona dello Spirito Santo («lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome», Gv 14,26) è qualificato da Lui come:
– principio di “conoscenza piena” («Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto», Gv 14,26);
– principio di “consolazione affettiva” che rende “forti e coraggiosi” nel compiere il mandato di annunciare l’opera compiuta di Cristo della “riparazione” della “giustizia originale” («Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, Egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio», Gv 15,26-27).
L’azione dello Spirito Santo, oltre che essere associata al Battesimo e a tutti i Sacramenti, è presente in modo diretto ed esclusivo in più episodi del Nuovo Testamento, essendo profeticamente anticipata in tutti gli atti di “investitura” di una missione storica dei “sacerdoti”, dei “re” e dei “profeti” nell’Antico Testamento.
Per questo nella prassi della Chiesa, fino dal suo inizio ad imitazione di un atto di Gesù stesso compiuto sugli Apostoli («Alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”», At 20,22), il Sacramento della Confermazione è stato sempre accompagnato e fatto seguire a quello del Battesimo.
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- Perché si chiama Cresima o Confermazione? (1289)
Si chiama Cresima (nelle Chiese Orientali: Crismazione col Santo Myron) a motivo del suo rito essenziale che è l’unzione. Si chiama Confermazione, perché conferma e rafforza la Grazia battesimale.
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Qui si spiega l’origine del duplice nome dato a questo Sacramento:
– “Cresima” perché la materia necessaria per conferirlo è il “crisma” (olio misto a balsamo profumato), consacrato dal Vescovo durante la “Messa crismale” celebrata di norma nella mattina del Giovedì Santo;
– “Confermazione” in quanto conferma la consapevolezza della “appartenenza” a Cristo realizzata con il Battesimo, rafforzando l’intelligenza e la volontà di colui che lo riceve.
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- Qual è il rito essenziale della Confermazione? (1290-1301 1318 1320-1321)
Il rito essenziale della Confermazione è l’unzione con il sacro crisma (olio misto con balsamo, consacrato dal Vescovo), che si fa con l’imposizione della mano da parte del ministro che pronunzia le parole sacramentali proprie del rito. In Occidente, tale unzione viene fatta sulla fronte del battezzato con le parole: «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono». Presso le Chiese Orientali di rito bizantino, l’unzione viene fatta anche su altre parti del corpo, con la formula: «Sigillo del dono dello Spirito Santo».
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Questo numero si limita a descrivere il “rito” con il quale il Vescovo (o un presbitero da lui delegato) conferisce il Sacramento della Confermazione ed è autoesplicativo. Possiamo notare la parola sigillo nella “formula” (che è la “forma” del Sacramento, la cui “materia” è il Crisma insieme al gesto dell’imposizione delle mani) che indica che la Cresima imprime un “carattere” indelebile che segna, come con un marchio l’appartenenza a Cristo. Nell’antichità il “marchio” impresso a fuoco sul corpo dello schiavo era il segno indelebile dell’appartenenza al suo padrone. Analogamente il cristiano, battezzato e cresimato, è segnato indelebilmente come “figlio di Dio” (dal Battesimo) e arruolato come “soldato di Cristo” (dalla Confermazione) per affrontare il combattimento della fede («Combatti la buona battaglia della fede», 1Tim 6,12).





















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