Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Vangelo

 

Puntata n. 6 (nn. 20-24)

  1. Che cos’è il canone delle Scritture? (120; 138)

Il canone delle Scritture è l’elenco completo degli scritti sacri, che la Tradizione Apostolica ha fatto discernere alla Chiesa. Tale canone comprende 46 scritti dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo.

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Questo numero completa quanto già anticipato nel secondo punto (b) del numero precedente. I “libri canonici” sono quelli che la Tradizione e il Magistero della Chiesa, hanno ritenuto essere sicuri quanto al loro carattere di libri ispirati ai loro autori umani da parte di Dio (Spirito Santo) come autore principale. Ciò che c’è da trattenere, allora, in merito alla fede della Chiesa nei confronti della sacra Scrittura sono questi due concetti:

(a) quello di “ispirazione” che ci assicura che i libri dell’AT e NT rivelano ciò che Dio ha voluto comunicarci, ispirando i singoli autori mediante l’azione del Suo Spirito Santo;

(b) quello di “canonicità” che ci dice quali e quanti siano i libri che dobbiamo ritenere sicuramente essere Parola di Dio, in quanto certamente ispirati.

Accettare il carattere ispirato di tutti e soli i libri canonici è condizione necessaria per potersi ritenere “cattolici”. Altri testi, come le opere dei santi, potranno essere utili alla fede di ciascuno, ma non rivestono, secondo la Tradizione della Chiesa, lo stesso carattere di “Rivelazione pubblica” e “definitiva”. Altri libri contenenti le cosiddette “rivelazioni private” non aggiungono nulla di nuovo e non tolgono nulla alla “Rivelazione pubblica”.

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  1. Quale importanza ha l’Antico Testamento per i cristiani? (121-123)

I cristiani venerano l’Antico Testamento come vera Parola di Dio: tutti i suoi scritti sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne. Essi rendono testimonianza della divina pedagogia dell’amore salvifico di Dio. Sono stati scritti soprattutto per preparare l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo.

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In questo numero si fa solo, per ora, un minimo accenno all’Antico Testamento, ribadendo che esso viene accolto interamente dai cristiani come parte integrante della Scrittura, “ispirata” e “canonica”. Si accenna velocemente al dato più importante che, però, non deve sfuggirci o essere sottovalutato, là dove si dice che i libri dell’AT «sono stati scritti soprattutto per preparare l’avvento di Cristo Salvatore dell’universo». Per capire il “giusto peso” di questa affermazione, dobbiamo fare riferimento all’esegesi che Cristo stesso ne ha dato, rifacendoci al passo del Vangelo di Luca, dell’incontro con i discepoli di Emmaus nel quale Gesù stesso «cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui» (Lc 24,27). L’AT viene letto e spiegato (con una vera “esegesi” teologica) dal Signore e, dopo di Lui dai cristiani nella Chiesa, in chiave “cristologica”, “cristocentrica”. Questo principio interpretativo della Scrittura nella sua unità è fondamentale e va tenuto continuamente presente per leggerla adeguatamente, seguendo la scuola dei Padri della Chiesa, della teologia medievale e di ogni forma di autentica teologia cattolica.

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  1. Quale importanza ha il Nuovo Testamento per i cristiani? (124-127; 139)

Il Nuovo Testamento, il cui oggetto centrale è Gesù Cristo, ci consegna la verità definitiva della Rivelazione divina. In esso i quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, essendo la principale testimonianza sulla vita e sulla dottrina di Gesù, costituiscono il cuore di tutte le Scritture e occupano un posto unico nella Chiesa.

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L’espressione centrale di questo numero la troviamo nella formula «verità definitiva della Rivelazione divina». In precedenza il Compendio ha detto che in Cristo si attua la «pienezza della Rivelazione» (n. 9). Tale “pienezza” trova la sua formulazione scritta nei libri del NT dei quali, si dice qui, viene fissata per iscritto la «verità definitiva della Rivelazione divina». Il riferimento viene fatto, in particolare ai quattro Vangeli canonici come «principale testimonianza sulla vita e sulla dottrina di Gesù». È sottinteso il dato storico che gli altri libri del NT fondano il loro insegnamento alla Chiesa nascente e alla futura Chiesa nel corso di tutta la sua storia, proprio sui Vangeli e la testimonianza diretta degli Apostoli.

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  1. Quale unità esiste fra Antico e Nuovo Testamento? (128-130; 140)

La Scrittura è una, in quanto unica è la Parola di Dio, unico il progetto salvifico di Dio, unica l’ispirazione divina di entrambi i Testamenti. L’Antico Testamento prepara il Nuovo e il Nuovo dà compimento all’Antico: i due si illuminano a vicenda.

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Questo numero insiste sull’“unità organica” della Sacra Scrittura (è la analogia fidei della quale si è già detto in precedenza al n. 19-c), correggendo quelle posizioni che tendono a contrapporre i due Testamenti, vedendo tra essi una discontinuità di insegnamento, se non addirittura un frattura e una contrapposizione. Una lettura superficiale dei Vangeli può essere tentata di vedere in alcune delle parole di Gesù una contrapposizione tra gli insegnamenti dell’AT e il Suo insegnamento, come ad esempio nel passo del quinto capitolo di Matteo, dove Egli dice: «Avete inteso che fu detto agli antichi: […] Ma io vi dico» (Mt 5,21-22 sgg).

Una lettura più attenta e adeguata, mostra che Gesù non sta negando quanto detto nell’AT, ma insegna ad andare “più in profondità”, a fare un passo in più per andare al cuore di quell’insegnamento. Lo dice Lui stesso in un passo immediatamente precedente dichiarando: «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento» (Mt 5,17).

Questo tipo di pedagogia era stato previsto fino dall’origine del mondo, nel “piano del Creatore”, come viene detto da Gesù a proposito della questione dell’indissolubilità del matrimonio: «“Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina […] Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” […] Gli obiettarono: “Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?”. Rispose loro Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così”» (Mt 19,4.7-8).

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  1. Quale funzione ha la Sacra Scrittura nella vita della Chiesa? (131- 133; 141)

La Sacra Scrittura dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa. È, per i suoi figli, saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale. È l’anima della teologia e della predicazione pastorale. Dice il Salmista: essa è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). La Chiesa esorta perciò alla frequente lettura della Sacra Scrittura, perché «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (san Girolamo).

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Questo numero evidenzia una cosa molto importante, ed è l’unità tra “dottrina” e “vita”, tra “Scrittura” ed “esperienza”. Non basta

– da un lato insistere sulla “dottrina” (conoscere” e “studiare”) la Scrittura, cosa per altro indispensabile;

– o dall’altro lato insistere sulla “prassi” e sulla “pastorale”, snobbando la “dottrina” (come spesso si fa oggi!);

ma occorre una piena unità, per cui si “vive” ciò che si “conosce”, si “gusta” ciò che si “studia”, si “fa esperienza” della “verità” del cristianesimo. Non dobbiamo avere paura di usare la parola “esperienza” per il solo fatto che questa è stata ridotta, dal modernismo ad una semplice dimensione soggettivistica ed emotivo-psicologica. Dobbiamo riappropriarci del suo pieno significato cristiano che corrisponde a quello che un tempo si qualificava come “vita spirituale”. Anche di questa espressione dobbiamo riappropriarci per toglierla da quel sapore troppo evanescente e disincarnato che normalmente ha acquisito ai nostri occhi.

Tutto questo secondo capitolo del Compendio condensa nei nn. 16-24 che lo compongono, quanto viene esposto nella “Costituzione dogmatica” Dei Verbum del Concilio Vaticano II, che ripercorre quanto insegnato, nel corso dei secoli dai Padri della Chiesa e dai Concili ecumenici precedenti.

 

 

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