Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS

 

Eucarestia messa sacerdote

 

Puntata n. 57 (nn. 233-237)

  1. Chi agisce nella liturgia? (1135-1137 1187)

Nella liturgia agisce «Cristo tutto intero» («Christus Totus»), Capo e Corpo. Quale sommo Sacerdote, egli celebra con il suo Corpo, che è la Chiesa celeste e terrena.

***

In questi tre numeri, a partire dal n. 233, si parla del “soggetto” della liturgia, che è Cristo stesso.  Il V Prefazio del Tempo Pasquale (del Rito Romano) dice: «Offrendo il suo corpo sulla croce, diede compimento ai sacrifici antichi, e donandosi per la nostra redenzione divenne altare, vittima e sacerdote».

Allo stesso tempo Cristo è detto:

– Sacerdote: in quanto mediatore “offerente” tra l’uomo e Dio;

– Vittima: in quanto offre in se stesso, l’unica riparazione “adeguata”, perché “infinita”, dell’infrazione di gravità “infinita” della “giustizia originale”;

– e Altare: in quanto l’atto di riparare – rendendo di nuovo sacro (= “sacrificio”) – ciò che era stato infranto (la “giustizia originale”), viene compiuto poggiando come sull’“altare” del Suo modo di amare gratuito e infinito (=“carità”).

Vale la pena notare la forte valenza “simbolica” della liturgia in ciascuna delle sue azioni (“azioni liturgiche”).

Il celebrante della “liturgia” (“Celebrazione Eucaristica”, riti dei Sacramenti e “Liturgia delle Ore”), in senso proprio, è Cristo sacerdote, che è presente nella Chiesa come “Cristo totale”. Qui si considera la Chiesa nella sua totalità comprendente la “Chiesa celeste”, formata dagli Angeli e dagli uomini che hanno raggiunto la beatitudine del Paradiso, e la Chiesa terrena, nella loro unità.

Per ora non viene ancora precisato il modo in cui il Corpo storico di Cristo che è la Chiesa terrena, di cui Egli è il Capo, viene coinvolto, come soggetto partecipante, nella celebrazione. Lo si dirà nei numeri successivi.

***

  1. Da chi è celebrata la liturgia celeste? (1138-1139)

La liturgia celeste è celebrata dagli Angeli, dai Santi dell’Antica e della Nuova Alleanza, in particolare dalla Madre di Dio, dagli Apostoli, dai Martiri e da una «moltitudine immensa, che nessuno» può contare, «di ogni Nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9).

Quando celebriamo nei Sacramenti il mistero della Salvezza, partecipiamo a questa liturgia eterna.

***

Con questo numero si inizia parlando della liturgia celebrata eternamente alla presenza della Gloria di Dio, dalla “Chiesa celeste”. E si precisa che quanto viene celebrato della liturgia terrena non è indipendente o parallelo alla liturgia celeste, ma è una forma di partecipazione ad essa. Ad essa chi celebra sulla terra, attinge e con essa si “collega”.

***

  1. In che modo la Chiesa in terra celebra la liturgia? (1140-1144 1188)

La Chiesa in terra celebra la liturgia come popolo sacerdotale, nel quale ciascuno opera secondo la propria funzione, nell’unità dello Spirito Santo: i battezzati si offrono in sacrificio spirituale; i ministri ordinati celebrano secondo l’Ordine ricevuto per il servizio di tutti i membri della Chiesa; i Vescovi e i presbiteri operano nella persona di Cristo Capo.

***

Qui si spiega “come” si celebra nella “liturgia terrena” che partecipa di quella celeste. Il popolo cristiano, al quale appartengono tutti e soli i battezzati, partecipa al sacerdozio di Cristo

– Innanzitutto in forza del “carattere” impresso dal Battesimo, offrendo tutte le azioni buone della propria vita e attività, con le fatiche e le sofferenze, le gioie e le soddisfazioni che esse comportano. È questo il “sacerdozio comune” a tutti i battezzati;

– I “ministri ordinati”,oltre al modo di offrire se stessi che deriva dal sacerdozio comune, hanno il compito, in forza del “carattere” impresso dal Sacramento dell’Ordine, di offrire, a nome del popolo e a beneficio del popolo, Cristo stesso come vittima sulla Croce, unendosi nella celebrazione all’unico sacrificio di Cristo, come Vescovi e Presbiteri; e di amministrare i Sacramenti loro affidati come Diaconi. Nella celebrazione della Santa Messa e dei Sacramenti, essi operano nella persona di Cristo Capo, non per i loro meriti, ma per volontà di Cristo che li ha chiamati per questo compito. In questa funzione ciò che essi compiono è oggettivamente efficace per il solo fatto di essere compiuto (ex opere operato). È Cristo stesso che agisce per mezzo di loro e che garantisce l’efficacia di ciò che viene compiuto.

***

Come celebrare?

  1. Come viene celebrata la liturgia? (1145)

La celebrazione liturgica è intessuta di segni e di simboli, il cui significato, radicato nella creazione e nelle culture umane, si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella Persona e nell’opera di Cristo.

***

A partire da questo n. 236, si precisa il “metodo” della liturgia, rispondendo alla domanda su Come celebrare?.

Qui si incomincia con il precisare che i gesti che si compiono nella celebrazione della liturgia non sono scelti a caso, o a gusto di chi la presiede (il sacerdote celebrante) o di chi vi partecipa (i battezzati), ma sono espressione di Cristo, e come tali sono “segni”, “simboli” che rimandano a Lui.

– In parte sono tratti dall’Antico Testamento (profezia di Cristo), tratti da quella “rivelazione cosmica” che è il creato in quanto parla di Dio (radicato nella creazione: «Dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce il Creatore», Sap 13,5) e desiderato dal “senso religioso” espresso nel lato migliore delle culture umane;

– Ma soprattutto sono i gesti compiuti da Cristo stesso (opera di Cristo), compimento della Rivelazione (si rivela pienamente nella Persona e nell’opera di Cristo) e che ci sono giunti tramite il Nuovo Testamento e la Tradizione Apostolica.

***

  1. Da dove provengono i segni sacramentali? (1146-1152 1189)

Alcuni provengono dal creato (luce, acqua, fuoco, pane, vino, olio); altri dalla vita sociale (lavare, ungere, spezzare il pane); altri dalla storia della Salvezza nell’Antica Alleanza (i riti della Pasqua, i sacrifici, l’imposizione delle mani, le consacrazioni). Questi segni, alcuni dei quali sono normativi e immutabili, assunti da Cristo, diventano portatori dell’azione di Salvezza e di santificazione.

***

Questo numero dettaglia quanto è stato sinteticamente anticipato nel numero precedente. Si vede con chiarezza che il metodo della liturgia segue, per “partecipazione” (dal punto di vista della “realtà” delle cose che si compiono) e per “analogia” (dal punto di vista delle parole e dei segni del linguaggio gestuale), la “logica dell’incarnazione”.

Cioè:

– come Dio, la Persona del Verbo, ha preso in Sé, unendola a Sé, come una sorta di “materia”, la natura umana;

– così nei Sacramenti Egli assume la “materia” delle cose della vita dell’uomo, rendendole strumenti della Sua stessa azione riparatrice (Grazia).

Gli elementi di questa “materia” divengono “segni” di qualcosa di più grande di loro (segni sacramentali). Qui vengono elencati in ordine di “elevazione crescente”, dai più “materiali”, a quelli “relazionali”, a quelli “simbolici” che rimandano alla storia.

– Alcuni provengono dal creato (luce, acqua, fuoco, pane, vino, olio);

– Altri dalla vita sociale (lavare, ungere, spezzare il pane);

– Altri dalla storia della Salvezza nell’Antica Alleanza (i riti della Pasqua, i sacrifici, l’imposizione delle mani, le consacrazioni).

Tra questi, quelli che il Nuovo Testamento, riporta come compiuti direttamente da Cristo, non possiamo cambiarli a nostro arbitrio contraddicendo ciò che Egli ha fatto (sono normativi e immutabili, assunti da Cristo). Questi sono i “segni efficaci”, che chiamiamo “Sacramenti”. Essi traggono la loro efficacia dal loro legame con la Persona di Cristo e non hanno un potere indipendente da Lui che possa essere “rubato”, impossessandosene, come fossero un rito magico che chiunque può compiere senza il Suo mandato, che conferisce la partecipazione attiva ad un Suo potere.

In questo senso si dice che sono normativi e immutabili. Perché, solo in quanto compiuti da Lui e nel modo in cui sono stati compiuti da Lui diventano portatori dell’azione di Salvezza e di santificazione. Facendo diversamente saremmo noi ad inventare una religione che non garantisce alcuna Salvezza, non restituisce la “giustizia originale” all’uomo.

 

Facebook Comments