Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 2 – I Sacramenti e la liturgia, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS

 

Battesimo sacramento

 

Puntata n. 55 (nn. 226-229)

  1. Qual è il legame dei Sacramenti con la Chiesa? (1117-1119)

Cristo ha affidato i Sacramenti alla Sua Chiesa. Essi sono «della Chiesa», in un duplice significato: sono «da essa», in quanto sono azioni della Chiesa, la quale è Sacramento dell’azione di Cristo; e sono «per essa», nel senso che edificano la Chiesa.

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La Chiesa è, con la sua “visibilità”, la sua “materialità”, colei che continua nella storia a rendere “visibile” Cristo, rendendolo “contemporaneo” agli uomini di ogni epoca storica. Perciò di essa san Paolo dice che è il “Corpo di Cristo” («Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso», 1Cor 12,27). E con lui sant’Agostino che parla del «Cristo totale» (Discorso 341), Capo (Cristo) e Corpo (la Chiesa), come si è detto più ampiamente nei nn. 142, 157 del Compendio. E i Sacramenti sono i “luoghi garantiti”, perché oggettivi, dell’azione di Dio (Grazia) in chi li riceve nelle dovute condizioni.

A differenza dei nostri stati d’animo, dei sentimenti, delle condizioni soggettive, i Sacramenti, validamente amministrati e ricevuti, operano efficacemente comunque. A somiglianza del cibo che nutre indipendentemente dallo stato d’animo di chi lo assume e di chi lo ha preparato. Questa “garanzia” è di fondamentale importanza, perché ci protegge dal soggettivismo che finirebbe per condizionare l’efficacia dell’azione di Dio al nostro sentimento, più o meno disposto a percepire la presenza del Signore, o a quello del ministro che lo amministra.

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  1. Che cos’è il carattere sacramentale? (1121)

È un sigillo spirituale, conferito dai Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine. Esso è promessa e garanzia della protezione divina. In forza di tale sigillo il cristiano è configurato a Cristo, partecipa in vario modo al Suo sacerdozio e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Viene quindi consacrato al culto divino e al servizio della Chiesa. Poiché il carattere è indelebile, i Sacramenti, che lo imprimono, si ricevono una volta sola nella vita.

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La parola “carattere”, nel Catechismo ha un valore tecnico e non va intesa nel senso del nostro linguaggio comune, nel quale indica il “temperamento” e gli aspetti volitivi di una persona. Nella tradizione cristiana, fin dalle origini, la parola “carattere” voleva esprimere piuttosto l’“irreversibilità” dell’“appartenenza” a Cristo.

I primi cristiani si rifacevano all’idea del “marchio” con il quale venivano segnati indelebilmente gli schiavi con il sigillo a fuoco del padrone al quale appartenevano. Mentre l’essere schiavo di un padrone era una forma penalizzante, l’esserlo di Cristo era la condizione della vera libertà e realizzazione.

Nell’Apocalisse si parla dei centoquarantaquattromila “segnati” – esphraghisménoi, da sphraghìs, “sigillo”, da cui il nostro peggiorativo “sfregio” – come di coloro che si sono salvati. Il significato della parola voleva indicare il fatto di essere un segno “indelebile”, come un “marchio” impresso a fuoco.

Sono tre i Sacramenti che imprimono un “carattere” indelebile. Per questo si ricevono una sola volta nella vita:

– il Battesimo, che imprime il “carattere” di Figlio di Dio. Per questo, in senso proprio, solo i cristiani, i battezzati si possono chiamare “Figli di Dio” e considerarsi, quindi “fratelli”. Ed è “improprio” – metaforico, o al più “analogico” nei confronti dei non cristiani.

= Se degli Ebrei san Giovanni Paolo II ha parlato, in senso analogico, come di “fratelli maggiori” (13 aprile 1986), in quanto appartenenti al popolo dell’Antico Testamento,

= usare questo termine nei confronti dei non battezzati, con i quali si ha in comune il semplice fatto di essere “creature umane” è del tutto “metaforico” e “improprio”, e va evitato in quanto ingenera l’idea dell’inutilità del Battesimo in ordine all’appartenenza a Cristo e alla Salvezza.

– la Cresima o Confermazione, con la quale si è abilitati alla “difesa della fede”, a somiglianza di combattenti militarmente attrezzati: un tempo si usava dire che la Cresima imprime il “carattere” di “soldato di Cristo”. Propriamente, perciò è il Sacramento di chi è divenuto più maturo nella fede, non più bambino inerme, ma capace di usare gli strumenti dell’apologetica e della testimonianza di vita;

– l’Ordine sacro che conferisce il carattere del Sacerdozio ministeriale, nei tre gradi propri del “Vescovo” (dotato della pienezza del Sacerdozio), del “Presbitero” (che ne partecipa in grado più limitato come suo collaboratore), del “Diacono” (che ne partecipa in un grado di servizio diretto al Vescovo).

Mentre tutti i Sacramenti “conferiscono” la Grazia, che è una forma di partecipazione alla vita stessa di Dio nella Trinità, questi soli tre Sacramenti, insieme alla Grazia, “imprimono”, conferendolo, anche il “carattere” che è proprio di ciascuno di essi.

La Grazia può essere accresciuta con i meriti delle virtù, o perduta in conseguenza dei peccati gravi, il “carattere” non viene mai perduto, essendo indelebile. Così come in natura non si perde il fatto di essere genitori o figli, essendo un dato di fatto.

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  1. Qual è la relazione dei Sacramenti con la fede? (1122-1126 1133)

I Sacramenti non solo suppongono la fede, ma con le parole e con gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono. Celebrando i Sacramenti, la Chiesa confessa la fede apostolica. Da qui viene l’antico detto: «Lex orandi, lex credendi», cioè la Chiesa crede come prega.

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Non si possono ricevere i Sacramenti senza la fede, perché essi vengono da Cristo, riconosciuto come Figlio di Dio e non come un semplice – pur grande – uomo: i loro effetti sono causati dalla Sua Divinità e il riconoscerla nella fede è la precondizione necessaria per poterli ricevere.

Essi sono dati per aumentare la fede, in forza della Grazia che “conferiscono”. In particolare ciò avviene nella liturgia, con il rito del Sacramento che si riceve, e in generale con la partecipazione devota alla liturgia della Chiesa (la santa Messa, la Liturgia delle Ore).

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  1. Perché i Sacramenti sono efficaci? (1127-1128 1131)

I Sacramenti sono efficaci ex opere operato («per il fatto stesso che l’azione sacramentale viene compiuta»), perché è Cristo che agisce in essi e che comunica la Grazia che significano, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei Sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di chi li riceve.

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Di questo numero è importante memorizzare la formula ex opere operato, tratta da san Tommaso d’Aquino (IV Sent., d. 5, q. 2, a. 2; d. 45, q. 2, a. 2) e fatta propria dal Concilio di Trento (Sessione VII, can. 8, 3 marzo 1547). Questa formula indica che nei Sacramenti, validamente amministrati secondo le modalità stabilitesi nella Chiesa, è Cristo stesso che si è impegnato ad agire in prima persona, indipendentemente dalla santità del ministro che li amministra. Questa formula esprime una garanzia fondamentale per i fedeli che partecipano alla santa Messa, o si confessano o ricevono un altro Sacramento, assicurando che la validità del Sacramento ricevuto non dipende in alcun modo dalla santità del ministro.

Inoltre questa formula va distinta dall’altra, ad essa complementare (ex opere operantis) che, al contrario si applica ai sacramentali (benedizioni e altri riti distinti dai Sacramenti) il cui effetto di conferimento dell’aumento della Grazia è tanto maggiore quanto più grande è la devozione e la santità (la “disposizione”) di chi li riceve e di chi li amministra.

 

 

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