Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

inferno dannati

 

Puntata n. 52 (nn. 212-217)

  1. In che cosa consiste l’Inferno? (1033-1035; 1056-1057)

Consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale. La pena principale dell’Inferno sta nella separazione eterna da Dio, nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41).

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Nella Scrittura (è Gesù steso che ne parla nel Vangelo) e nella Tradizione cristiana con la parola “Inferno” (tratta dal linguaggio latino precristiano che denotava come “inferi” l’aldilà in senso generico; poi ridefinita in ambito cristiano) si intende la “privazione della visione di Dio” e quindi, in essa, la “privazione di ogni bene”.

«17. Che cos’è l’Inferno?

L’Inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene» (Catechismo di san Pio X).

È la prosecuzione estrema – nell’Eternità – di quanto ha vissuto di male nella vita terrena, chi ha rifiutato Dio e non riconosciuto Gesù Cristo come vero Dio e vero uomo, unico Salvatore. Hai scelto liberamente? Ora te ne assumi le conseguenze per l’Eternità, avendo per sempre la negazione di Dio e di Cristo che hai scelto consapevolmente nella vita terrena.

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  1. Come si concilia l’esistenza dell’Inferno con l’infinita bontà di Dio? (1036-1037)

Dio, pur volendo «che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,9), tuttavia, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni. Pertanto, è l’uomo stesso che, in piena autonomia, si esclude volontariamente dalla comunione con Dio se, fino al momento della propria morte, persiste nel peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio.

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Questo numero affronta, in maniera essenziale, la questione del rapporto tra Grazia e libertà, ovvero tra la Volontà di Dio e la volontà dell’uomo individuo. E chiarisce, implicitamente, anche che cosa significhi l’Amore di Dio per l’uomo e l’amore dell’uomo verso Dio.

Il punto decisivo sta nel dato di fatto che, per la sua stessa “definizione”, un atto di amore è un atto “libero”. Non c’è amore senza libertà. Non si può essere “costretti” ad amare qualcuno: se si venisse costretti l’atto di amore sarebbe una finzione. Per questo Dio lascia libero ogni uomo di scegliere liberamente se amarlo come Dio o rifiutarlo orientando il proprio affetto verso altro (persona o cosa).

Oggettivamente, però, solo Dio è la felicità dell’uomo. Di conseguenza chi rifiuta Dio rifiuta, di fatto, anche la propria felicità, condannandosi con le proprie mani ad essere infelice per l’eternità. È l’Inferno. In questo consiste la “punizione” che Dio infligge all’uomo attraverso le mani dell’uomo. L’esistenza dell’Inferno è, quindi in dogma di fede, un dato certo quanto lo è l’esistenza della libertà dell’uomo.

Ogni persona umana ha a disposizione il tempo dell’intera vita terrena per capire e decidere di conseguenza, fino all’ultimo istante. Ostinarsi contro Dio anche nell’ultimo istante (“impenitenza finale”) è un “peccato contro lo Spirito Santo” e come tale non può essere perdonato perché chi lo commette “non vuole essere perdonato” («Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna», Mc 3,29). Dio non nega a nessuno la Grazia sufficiente per essere salvato, ma non obbliga nessuno ad accoglierla («Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!», Lc 11,13).

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  1. In che cosa consisterà il giudizio finale? (1038-1041; 1058-1059)

Il giudizio finale (universale) consisterà nella sentenza di vita beata o di condanna eterna, che il Signore Gesù, ritornando quale giudice dei vivi e dei morti, emetterà a riguardo «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), riuniti tutti insieme davanti a Lui. A seguito di tale giudizio finale, il corpo risuscitato parteciperà alla retribuzione che l’anima ha avuto nel giudizio particolare.

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Qui si parla del giudizio finale o universale e del ritorno di Cristo alla fine dei tempi. E della risurrezione dei corpi che reintegrerà l’unità della persona restituendo il proprio corpo a ciascun’anima, nella condizione beata del Paradiso o nell’assenza disperata della mancanza della visione di Dio.

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  1. Quando avverrà questo giudizio? (1040)

Questo giudizio avverrà alla fine del mondo, di cui solo Dio conosce il giorno e l’ora.

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Sul tempo storico nel quale avverrà il “Giudizio finale” non ci è stato rivelato altro che questo: avverrà alla fine di questo mondo, come noi lo abbiamo conosciuto. Gesù stesso dice che non ci è stato dato di sapere di più di così; ed è certamente per il nostro bene («Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli Angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre», Mt 24,36).

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  1. Che cos’è la speranza dei cieli nuovi e della terra nuova?(1042-1050; 1060)

Dopo il giudizio finale, lo stesso universo, liberato dalla schiavitù della corruzione, parteciperà alla gloria di Cristo con l’inaugurazione dei «nuovi cieli» e di una «terra nuova» (2Pt 3,13). Sarà così raggiunta la pienezza del Regno di Dio, ossia la realizzazione definitiva del disegno salvifico di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10). Dio allora sarà «tutto in tutti» (1Cor 15,28), nella vita eterna.

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La restituzione della “giustizia originale”, ulteriormente arricchita dalla Grazia, comporterà, alla fine, insieme alla risurrezione dei corpi, anche una corrispondente “ricaduta cosmologia”, ovvero una trasformazione della materia. Ciò è detto con l’espressione «nuovi cieli» e «terra nuova» presente nella Seconda lettera di Pietro. Non ci è detto come questo avverrà e in che cosa consisterà, ma ci è rivelato che ci sarà.

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Amen

  1. Che cosa significa l’Amen, che conclude la nostra professione di fede? (1061-1065)

La parola ebraica Amen, che conclude anche l’ultimo libro della Sacra Scrittura, alcune preghiere del Nuovo Testamento e quelle liturgiche della Chiesa, significa il nostro «sì» fiducioso e totale a quanto abbiamo professato di credere, fidandoci totalmente di Colui che è l’«Amen» (Ap 3,14) definitivo: Cristo Signore.

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Il Credo si conclude con l’Amen con il quale ogni battezzato che fa la professione di fede attesta, come con una “firma”, di sottoscrivere in tutto quanto ha dichiarato, parola per parola.

 

 

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