Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

 

 

Puntata n. 51 (nn. 208-211)

  1. Che cos’è il giudizio particolare? (1021-1022; 1051)

È il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte, riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue opere. Tale retribuzione consiste nell’accesso alla beatitudine del Cielo, immediatamente o dopo un’adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna nell’Inferno.

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Questo numero parla del “giudizio particolare”. In questo la vita di ciascuno viene “valutata” in base alla “fede” e alle sue “opere”.

Lo stato finale conseguente corrisponde a ciò che ciascuno, in retta coscienza, ha scelto per la propria vita. Il paragone che Gesù stesso fa nel Suo insegnamento è quello della “retribuzione” per un “lavoro” svolto nel tempo della vita (è il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte, riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue opere).

– Hai voluto la “verità della vita” con la fede in Cristo se lo hai conosciuto adeguatamente; o con il desiderio che te lo avrebbe fatto seguire se lo avessi conosciuto adeguatamente? L’avrai e sarà la visione di Dio, il “Cielo” o “Paradiso”.

– Hai rifiutato la domanda sulla “verità della vita”, preferendo la superficialità, il disimpegno, o addirittura il rifiuto consapevole di Dio, di Cristo e della Sua Chiesa? Avrai per sempre quello che hai già voluto nel corso della vita terrena: la privazione della visione di Dio, l’“Inferno”.

Dio rispetta la tua libertà, prendendoti così seriamente da trattarti, in certo modo, se così si potesse mai dire, “da pari a pari”, da Persona “libera” a persona “libera”.

Si parla, qui, fugacemente, anche del “Purgatorio”, là dove si dice che l’accesso alla beatitudine del Cielo potrà avvenire immediatamente (nel caso di una vita vissuta senza incorrere nel peccato mortale) o dopo un’adeguata purificazione.

Evidentemente il nostro linguaggio umano è inadeguato per esprimere perfettamente ciò che riguarda le “cose del Cielo”; le nostre parole vanno intese “per analogia” con quanto esse significano nel nostro modo di esprimerci; sono tuttavia sufficienti per comunicarci l’essenziale, nella sua verità profonda.

Anche l’esistenza del Purgatorio, come quella del Paradiso e dell’Inferno è dogma di fede. Di questi ultimi parla espressamente Gesù stesso nel Vangelo; da prima ne parla indirettamente la Scrittura già fino dall’Antico Testamento (Giuda Maccabeo «fatta una colletta, con un tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti», 2Mac 2,43-44).

Il Concilio di Trento, poi dichiara: «Se qualcuno afferma che a qualsiasi peccatore pentito dopo che ha ricevuto la Grazia della giustificazione, viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimane alcun debito di pena temporale da scontare o in questa vita o in quella futura in Purgatorio, prima che gli siano aperte le porte del regno dei cieli: sia anatema». (Sessione XXV, 3-4 dicembre 1563).

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  1. Che cosa s’intende per «Cielo»? (1023-1026; 1053)

Per «Cielo» s’intende lo stato di felicità suprema e definitiva. Quelli che muoiono nella Grazia di Dio e non hanno bisogno di ulteriore purificazione sono riuniti attorno a Gesù e a Maria, agli Angeli e ai Santi. Formano così la Chiesa del Cielo, dove essi vedono Dio «a faccia a faccia» (1Cor 13,12), vivono in comunione d’amore con la Santissima Trinità e intercedono per noi.

«La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che, attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i Suoi doni celesti. E per la Sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna» (san Cirillo di Gerusalemme).

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Nella Tradizione cristiana si utilizza la parola “Cielo”, non nel senso usuale del cielo che vediamo sopra di noi, reso luminoso di giorno per effetto della luce del sole che si diffonde nell’atmosfera, o reso di notte brillante dalla luce che ci giunge dalle stelle. Ma in senso analogico, come ciò che risplende della “luce” della Gloria di Dio, di Cristo con gli Angeli e i Santi. Esso si identifica con il “Paradiso”, parola di origine persiana che indicava uno splendido giardino. Quasi ad indicare la restaurazione del “Paradiso terrestre”, in uno stato di splendore infinitamente più grande.

Al termine del numero si accenna anche al legame tra questo “Cielo” e la nostra terra: gli Angeli e i Santi, si dice intercedono per noi, così da farsi intermediari della Grazia che Dio dà a coloro che ne hanno maggiormente bisogno per la loro conversione e per mantenersi nella fedeltà a Cristo Signore.

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  1. Che cos’è il Purgatorio? (1030-1031; 1054)

Il Purgatorio è lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché sicuri della loro Salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste.

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Nella Tradizione cristiana, fondandosi su alcuni elementi impliciti presenti nella Scrittura e su più esplicite esperienze mistiche di santi, si è sempre riconosciuto che, prima di essere in grado di sostenere la visione diretta della Gloria di Dio, nel Paradiso, l’anima, dopo la morte, ha normalmente bisogno di una “purificazione” («Nella Tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato», Sal 50,3-4) nella quale essa viene definitivamente liberata dalle “scorie” dei peccati commessi durante la vita terrena. Questa “purificazione” è stata chiamata “Purgatorio”. Come si è detto al n. 208 l’esistenza del Purgatorio è stata dogmaticamente definita dal Concilio di Trento.

Giovanni Paolo II, ha trattato il tema del Purgatorio nell’Udienza generale, del 4 agosto 1999. Benedetto XVI lo ha fatto nell’Udienza generale, del 12 gennaio 2011.

In Purgatorio le anime hanno la certezza di entrare nella beatitudine celeste del Paradiso, accompagnata dal dispiacere, dal dolore per avere offeso Dio nei peccati della vita terrena.

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  1. Come possiamo aiutare la purificazione delle anime del Purgatorio? (1032)

In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra possono aiutare le anime del Purgatorio offrendo per loro preghiere di suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine, indulgenze e opere di penitenza.

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Coloro che, come noi, vivono ancora nella condizione terrena, sono in continuo rapporto di “scambio” con quanti vivono già nella condizione dell’Eternità dopo la morte.

– Da un lato, come abbiamo visto nel n. 209, i beati nel Cielo “intercedono” per noi, aiutandoci nelle scelte della vita, soprattutto se li invochiamo con la preghiera, o almeno con la disponibilità ad accogliere la Grazia che viene solo da Dio.

– Dall’altro lato, noi stessi, qui sulla terra, siamo messi in grado di aiutare coloro che sono in Purgatorio, ricorrendo a ciò che Dio stesso, in Cristo, ha messo nelle nostre mani. Non siamo tanto noi con le sole nostre forze ad intervenire, ma Dio stesso che vuole servirsi della nostra azione. Così nelle Messe di suffragio noi offriamo per i defunti, i meriti del Sacrificio di Cristo al quale ci accostiamo “realmente” nella celebrazione. Nelle preghiere per i defunti, noi usiamo la nostra libera volontà per unirla alla Volontà di Dio per la loro Salvezza.

 

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