Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Vangelo e crocifisso

 

Puntata n. 5 (nn. 17-19)

  1. Quale relazione esiste tra Scrittura, Tradizione e Magistero? (95)

Essi sono tra loro così strettamente uniti, che nessuno di loro esiste senza gli altri. Insieme contribuiscono efficacemente, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione dello Spirito Santo, alla salvezza degli uomini.

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Questo numero ribadisce quanto già detto, quasi allo scopo di insistere perché non lo si dimentichi: Scrittura, Tradizione e Magistero sono come gli “organi” di uno stesso “corpo” e non possono combattersi o ostacolarsi reciprocamente. Se apparisse che ciò accade significherebbe che c’è qualcosa che non va nel modo di esercitare il Magistero, che non potrebbe più essere ritenuto come vincolante.

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LA SACRA SCRITTURA

  1. Perché la Sacra Scrittura insegna la verità? (105-108; 135-136)

Perché Dio stesso è l’autore della Sacra Scrittura: essa è perciò detta ispirata e insegna senza errore quelle verità, che sono necessarie alla nostra salvezza. Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò che Egli ha voluto insegnarci. La fede cristiana, tuttavia, non è «una religione del Libro», ma della Parola di Dio, che non è «una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente» (san Bernardo di Chiaravalle).

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In questo n. 18 la parola chiave è “ispirata”, detta in riferimento alla sacra Scrittura, comprendente tutti i “libri” dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il concetto di “ispirazione” sta ad indicare che, ciò che Dio ha voluto “rivelare”

(a) su Se Stesso e

(b) sulla natura e sulla condizione storica dell’uomo e sul suo destino (“Salvezza”)

agli uomini stessi – nelle persone dei Patriarchi, dei Profeti, dei Re, nell’Antico Testamento (AT); e di Gesù Cristo, degli Apostoli e degli Evangelisti, nel Nuovo Testamento (NT) – è stato accolto e ritenuto, fino dai tempi più antichi come Parola proveniente da Dio e non come parola semplicemente umana («essa è perciò detta ispirata»). Questi “contenuti ispirati”, venivano ricordati a memora e trasmessi a voce, in una cultura nomade (AT) e con l’insegnamento degli Apostoli (NT) che avevano conosciuto direttamente il Signore. Poi si capì che dovevano essere “fissati” in un testo scritto, per non essere alterati o manipolati. Nacque così la Scrittura che consentiva di conservare la “Parola di Dio” inalterata, così come era stata “ispirata” e il termine “ispirata” poté così essere attribuito anche alla Scrittura stessa, oltre che agli uomini («autori umani») che la redassero, in quanto fissazione della “Parola di Dio ispirata”. Si incominciò, in tal modo, a “fidarsi” della “Tradizione” che “tramandava” come “ispirata” la Scrittura che veniva, perciò detta e considerata come “sacra”.

Che cosa dobbiamo trattenere come insegnamento?

(i) Che Dio è l’“Autore principale” della sacra Scrittura.

(ii) Che gli uomini che furono ispirati da Dio, sono gli “autori umani (secondari)”. Ciò non significa che siano da considerare come autori “meccanici”, come dei robot. Ciascun autore ha un suo proprio stile e una sua personale sensibilità, ma è Dio che garantisce che, attraverso questa, passi il contenuto “autentico” di ciò che Egli intende rivelare e insegnare («Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò che egli ha voluto insegnarci»).

La Scrittura, però, non è fine a se stessa, né un idolo da adorare, non essendo il “fine” della nostra fede, ma il “mezzo” che ci collega con il suo Autore principale, che è Dio stesso che si è rivelato (comunicato) agli uomini per la loro istruzione e Salvezza («La fede cristiana, tuttavia, non è «una religione del Libro», ma della Parola di Dio, che non è «una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente»).

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  1. Come leggere la Sacra Scrittura? (109-119; 137)

La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa, secondo tre criteri: 1) attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura; 2) lettura della Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa; 3) rispetto dell’analogia della fede, cioè della coesione delle verità della fede tra di loro.

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Questo numero, pur essendo breve nella sua formulazione, è di estrema importanza in quanto indica le condizioni che la Chiesa Cattolica ha sempre ritenuto indispensabili per una “lettura” e una “comprensione” (interpretazione) corretta, cioè “cattolica” della sacra Scrittura. In modo tale da evitare che il singolo “se la legga e aggiusti” arbitrariamente, facendole dire ciò che più gli aggrada e gli fa comodo, e non ciò che Dio ha voluto comunicare agli uomini.

(a) Secondo il “primo criterio” («attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura»), non si può isolare una singola frase dal contesto, né dall’insegnamento della Scrittura nel suo insieme, per non alterarne la corretta comprensione. Questo “criterio ermeneutico” vale, in realtà, anche per ogni libro di testo, perfino in una materia scientifica. Non posso capire un singolo argomento iniziando dalla metà, o dalla fine, di un manuale di matematica o di fisica.

A maggior ragione per la Scrittura, nella quale si è fissata per iscritto la Rivelazione con la quale Dio dice all’uomo ciò che vuole che egli conosca di Dio e dell’uomo stesso. Perfino nella Scrittura possiamo isolare la frase: «Dio non esiste» (Sal 3). Ma non è un’operazione certamente legittima avere tolto quanto essa dice, immediatamente prima, e non considerare la frase intera: «Dice l’empio: “Dio non esiste”» (cfr., san Tommaso d’Aquino, Summa Theol., I, q. 2, a. 1sc). Questo è un criterio di comune ermeneutica valido anche per libri di contenuto non espressamente religioso.

(b) Il “secondo criterio” («lettura della Scrittura nella Tradizione viva della Chiesa») è, invece, propriamente legato all’esperienza cristiana ed indica la necessità di leggere e comprendere la Scrittura alla luce della «Tradizione viva della Chiesa». Gesù stesso ha spiegato i passi dell’Antico Testamento che si riferivano a Lui («E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui», Lc 24,27).

Così hanno fatto, poi, gli Apostoli rifacendosi al Suo modo di spiegare la Scrittura, e i loro primi successori riferendosi all’insegnamento degli Apostoli, e così via, fino a noi. Tutto questo è stato codificato nel Magistero dei Concili e dei Papi, con l’assistenza dello Spirito Santo («La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello Spirito Santo e sotto la guida del Magistero della Chiesa»). Questo numero esclude, quindi, il cosiddetto “libero esame” teorizzato da Lutero e dal protestantesimo che da lui si è sviluppato nelle più diverse diramazioni confessionali.

(c) Il “terzo criterio” è detto con un termine tecnico, il criterio della «analogia della fede» (analogia fidei), ovvero della “coerenza della fede”. La fede ci assicura che Dio non si contraddice e quindi c’è un’unità di insegnamento nella Scrittura nel suo insieme. E alla luce di questa unità dobbiamo comprenderla. Se a volte ci sembra che alcuni passi si contraddicano, dobbiamo rivedere il nostro modo di comprenderli. La Parola di Dio, come ogni “ente” (direbbe Tommaso) si attua e si dice in “più modi”, che pur diversificandosi hanno un elemento fondamentale in comune (in questo senso si parla di “analogia”). Passi diversi, anche nell’insegnamento di Cristo, mettono in evidenza aspetti diversi, con accenti particolari diversi, che convergono in un unico insegnamento. Per questo è necessario sia l’aiuto dello Spirito Santo che quello della Tradizione e del Magistero, per non perdersi e confondersi.

Questi tre criteri fondamentali vanno sempre tenuti presenti anche e soprattutto per evitare una lettura riduttiva della sacra Scrittura: sentimentale, moralistica, ideologico politica, assumendo criteri di interpretazione dall’esterno, che le sono del tutto estranei e portano fuori strada, fino al rinnegamento delle fede nella vera dottrina di Cristo.

 

 

 

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