Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS

 

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Puntata n. 49 (nn. 200-205)

  1. Come si rimettono i peccati? (976; 980; 984-985)

Il primo e principale Sacramento per il perdono dei peccati è il Battesimo. Per i peccati commessi dopo il Battesimo, Cristo ha istituito il Sacramento della Riconciliazione o Penitenza, per mezzo del quale il battezzato è riconciliato con Dio e con la Chiesa.

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Si parlerà dettagliatamente dei Sacramenti nella Parte II del Compendio. Qui ci si limita a dire che il Credo stesso fa riferimento alla remissione dei peccati come ad un “articolo di fede”. A nulla, infatti, servirebbe credere in Cristo, Morto e Risorto, se i meriti della Sua Passione non avessero come frutto la possibilità di accedere, per chi è disposto ad accoglierla, alla “restituzione della giustizia originale”, per Grazia.

Questa prima restituzione è operata dal Battesimo («Il primo e principale Sacramento per il perdono dei peccati è il Battesimo») che recupera la Grazia perduta dall’umanità con il “peccato originale”. Dopo aver ricevuto il Battesimo è prevista la possibilità di recuperare lo stato di Grazia perduto, a causa dei “peccati attuali” individualmente commessi, mediante il Sacramento della Penitenza o Riconciliazione (la Confessione), ricevuto con sincero pentimento, per mezzo del quale il battezzato è riconciliato con Dio e con la Chiesa.

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  1. Perché la Chiesa ha il potere di perdonare i peccati? (981-983; 986- 987)

La Chiesa ha la missione e il potere di perdonare i peccati, perché Cristo stesso glielo ha conferito: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23).

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I Sacramenti non sono stati istituiti né dagli Apostoli, né dai loro successori, ma da Gesù stesso, dal quale essi hanno imparato ad amministrarli, per Suo mandato. In particolare in questo numero viene citato il passo del Vangelo di Giovanni che conferisce agli Apostoli e, quindi ai loro successori e ai presbiteri da loro ordinati anche per questo, il mandato di perdonare in forza di un giudizio fondato sul Suo insegnamento (dottrina e modo di applicarla).

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CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE

  1. Che cosa si indica con il termine carne, e qual è la sua importanza? (990; 1015)

Il termine carne designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. «La carne è il cardine della Salvezza» (Tertulliano). Infatti, noi crediamo in Dio creatore della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della creazione e della redenzione della carne.

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Siamo agli ultimi “articoli” del Credo, con i quali il battezzato professa la sua fede nel destino suo personale, dell’intera umanità e della Creazione intera, in quanto facente parte di ciò con cui l’uomo interagisce e della “dimensione materiale” della quale è fatto e nella quale è vissuto.

La parola “carne”, oltre ad indicare il corpo materiale di ogni singola persona umana, denota, qui, tutta la “materia” con quanto le permette di esistere come tale. Essa è, per sua natura “composta” e non semplice come Dio, quindi passibile di “decomporsi”.

L’uomo, inizialmente esentato dalla morte, per uno straordinario dono (preternaturale) che oltrepassava le possibilità della natura della materia, aveva perduto questo dono in conseguenza del “peccato originale”. Assumendo la carne, parte integrante della natura dell’uomo, il Verbo, con la Sua Risurrezione, rende possibile la risurrezione di ogni carne umana, restituendo ad ogni uomo la propria “carne”, il proprio corpo individuale. È l’apice della restituzione della “giustizia originale” che era stata perduta. In questo senso qui si dice che «La carne è il cardine della Salvezza» (Tertulliano).

Il Verbo “doveva” assumere la carne per poterla salvare. Viene chiamato qui in causa il principio della dottrina dei Padri della Chiesa (Ireneo, Atanasio, Basilio, Gregorio Nazianzeno) secondo il quale «ciò che non è assunto non è salvato» (Gregorio Nazianzeno, Lettera a Cledonio, PG 37, 181).

La “carne” (materia), superando ogni forma di platonismo gnostico che vede solo nello Spirito il bene e nella carne il male, è in sé buona in quanto è creata e voluta da Dio (infatti, noi crediamo in Dio creatore della carne) e crediamo nel Verbo che ha assunto la carne per restituirle il giusto rapporto con lo spirito, che la rende immortale (crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la carne).

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  1. Che cosa significa «risurrezione della carne»? (990)

Significa che lo stato definitivo dell’uomo non sarà soltanto l’anima spirituale separata dal corpo, ma che anche i nostri corpi mortali un giorno riprenderanno vita.

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Il numero è autoesplicativo: la risurrezione è data ad ogni singolo corpo, reintegrando l’unità della persona a cui esso appartiene. Il numero successivo precisa lo “stato” di incorruttibilità in cui ogni corpo risusciterà.

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  1. Qual è il rapporto tra la Risurrezione di Cristo e la nostra? (998; 1002-1003)

Come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, cosi Egli stesso risusciterà tutti nell’ultimo giorno, con un corpo incorruttibile: «quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,29).

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Qui si precisa il dato rivelato da Cristo stesso, che i corpi risorti nell’ultimo giorno, cioè nella loro condizione finale e definitiva, non saranno più soggetti a morire nuovamente, come accadde a quanti furono risuscitati da Gesù (e dai santi) “prima” dell’“ultimo giorno”, che dovettero poi morire una seconda volta. Nella risurrezione finale essi non solo riacquisteranno l’immortalità che avevano prima del “peccato originale”, ma saranno simili al Corpo di Cristo Risorto, in uno stato ancora più elevato, “glorificato” che l’Apostolo Paolo denota con l’espressione «corpo spirituale» (1Cor 15,44). I Vangeli ci offrono un’indicazione di tutto questo documentando come il Corpo di Gesù Risorto avesse proprietà che la “materia comune” non possiede, pur manifestando in pieno la Sua fisicità autenticamente carnale.

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  1. Con la morte, che cosa succede al nostro corpo e alla nostra anima? (992-1004; 1016-1018)

Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo cade nella corruzione, mentre l’anima, che è immortale, va incontro al giudizio di Dio e attende di ricongiungersi al corpo quando, al ritorno del Signore, risorgerà trasformato. Comprendere come avverrà la risurrezione supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto.

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Qui si precisa che non siamo in grado, con le nostre conoscenze razionali, scientifiche, di descrivere in dettaglio i vari “passaggi” del processo di trasformazione della materia e quindi del corpo risorto glorificato, in quanto noi possiamo solo basarci sulle leggi della materia fisica e biologica di questo nostro mondo nel suo modo di esistere prima del “giorno del giudizio”.

Sappiamo, dall’osservazione diretta, che i corpi, dopo la morte che li separa dall’anima, dalla propria “forma/informazione” che li organizza come viventi, si decompongono, disgregandosi in parti più semplici, nei loro costituenti. Su quanto avviene dopo la risurrezione è inutile fare fantasiose congetture. Ci basta sapere quanto la Rivelazione ci ha consegnato.

 

 

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