Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

vescovi

 

Puntata n. 46 (nn. 187-190)

  1. Come i Vescovi esercitano la funzione di governare? (894-896)

Ogni Vescovo, in quanto membro del collegio episcopale, porta collegialmente la sollecitudine per tutte le Chiese particolari e per tutta la Chiesa insieme con gli altri Vescovi uniti al Papa. Il Vescovo, cui viene affidata una Chiesa particolare, la governa con l’autorità della sacra Potestà propria, ordinaria e immediata, esercitata nel nome di Cristo, buon Pastore, in comunione con tutta la Chiesa e sotto la guida del successore di Pietro.

***

Questo numero illustra, genericamente che il compito di ogni Vescovo titolare di una diocesi (giurisdizione legata ad un territorio) o ad un ordinariato o prelatura personale (giurisdizione non legata ad un territorio). Egli è chiamato ad avere a cuore l’unità, dottrinale, liturgica e disciplinare della chiesa particolare che gli è affidata in unione agli altri Vescovi in comunione con il Papa. Non si entra, qui, in ulteriori dettagli che so- no previsti nei documenti dei Concili, della Santa Sede con le relative Congregazioni e istituzioni.

***

  1. Qual è la vocazione dei fedeli laici? (897-900; 940)

I fedeli laici hanno come vocazione propria quella di cercare il Regno di Dio, illuminando e ordinando le realtà temporali secondo Dio. Attuano così la chiamata alla santità e all’apostolato, rivolta a tutti i battezzati.

***

  1. Come partecipano i fedeli laici all’ufficio sacerdotale di Cristo? (901- 903)

Essi vi partecipano nell’offrire – quale sacrificio spirituale «gradito a Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1Pt 2,5), soprattutto nell’Eucaristia – la propria vita con tutte le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita familiare e il lavoro giornaliero, le molestie della vita sopportate con pazienza e il sollievo corporale e spirituale. Così, anche i laici, dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, offrono a Dio il mondo stesso.

***

Questi tre numeri spiegano che cosa vuol dire, per i fedeli laici, essere resi partecipi – per effetto del Sacramento del Battesimo – del triplice ufficio (munus Sacerdotale, Profetico e Regale) di Cristo. È importante cogliere, insieme

– all’aspetto “teorico-dottrinale”;

– la dimensione “esistenziale”, “esperienziale” che fa “gustare” dentro di sé nella vita di ogni giorno, nella propria casa e sul lavoro, queste dimensioni come qualcosa che vale la pena di essere vissuta, come un dono.

Un tempo si sarebbe parlato di unità “spirituale” della persona. Oggi siamo abituati ad usare un altro linguaggio, dicendo che si tratta di una nuova “dimensione antropologica”, “esperienziale”, “affettiva” e anche “psicologica”.

In questo numero l’attenzione si concentra su ciò che significa, per un battezzato, partecipare al sacerdozio di Cristo, in una forma che è diversa dal sacerdozio ministeriale ordinato.

Prima di tutto occorre rimuovere dalla parola “sacrificio” quel significato solo negativo, che la riduce alla “rinuncia” a qualcosa di bello.

La parola “sacrificio” significa sacrum facere, ovvero fare in modo che una cosa (oggetto, azione, momento della giornata, la nostra stessa persona) divenga sacra. Perché ciò avvenga la si consegna (“offre”) a Dio, a Cristo, nel quale risiede il suo vero significato e valore. Se amo una cosa o una persona, voglio che sia valorizzata al massimo (resa “sacra”), che non vada sprecata o perduta. Per questo la metto nelle mani di Colui che è il suo significato pieno, che le dà esistenza e la conserva in esistenza anche per me.

Il sacerdote, già nelle antiche religioni, era colui che aveva il compito di offrire qualcosa a Dio, in vista di un bene personale e del popolo.

– In forza del “sacerdozio comune” ogni battezzato ha il compito di offrire a Dio, a Cristo, la propria vita e ogni azione perché divenga sacra. È un atto di “religione” con il quale l’uomo cerca di ringraziare il Signore per avere ristabilito la “giustizia originale”, riaprendo ad essa l’accesso anche per lui.

– ˜In forza del “sacerdozio ministeriale” ogni “ministro ordinato” offre il pane e il vino, nella celebrazione della santa Messa, perché venga restituito trasformato in ciò che vi è di più “sacro”. Cristo stesso. Il sacerdote, impersona (operando in persona Christi) Cristo che offre se stesso al Padre, rendendo nuovamente sacra la natura umana (natura redempta), da decaduta (natura lapsa) che era. L’operazione di questa consegna della cosa/persona offerta a Dio, costa, sul momento, fatica e sofferenza, per il momentaneo distacco da noi stessi, ma viene compensata dalla “restituzione” della stessa cosa/persona nella sua pienezza di valore e significato. Tutto ciò è espresso sinteticamente ed efficacemente dalla liturgia, nell’Orazione sulle offerte della XX domenica del Tempo Ordinario.

«Accogli i nostri doni, Signore, in questo misterioso incontro tra la nostra povertà e la Tua grandezza: noi Ti offriamo le cose che ci hai dato, e Tu donaci in cambio te stesso».

***

  1. Come partecipano al Suo ufficio profetico? (904-907; 942)

Vi partecipano accogliendo sempre più nella fede la Parola di Cristo e annunciandola al mondo con la testimonianza della vita e con la parola, l’azione evangelizzatrice e la catechesi. Quest’azione evangelizzatrice acquista una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo.

***

Il “profeta”, come indica l’etimologia della parola (pro, “al posto di”, “in nome di” e phemí, “dico”, “parlo”), non è tanto chi predice il futuro, quanto chi parla delle cose di Dio, in Suo nome.

– Nell’AnticoTestamento, come segno dell’autenticità delle cose dette (“profezia”) Dio stesso, attraverso il profeta, può anche anticipare il futuro. Se la cosa si avvera il profeta è credibile, diversamente no («Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore; l’ha detta il profeta per presunzione; di lui non devi aver paura», Deut 18,22).

– Nel Vangelo, Cristo stesso esercita il compito (munus) di “profeta” e come tale è più volte riconosciuto («Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il Suo popolo”», Lc 7,16).

– La “profezia” di Cristo è sempre legata ad un “giudizio” sulla storia, una “chiave” che Egli offre agli uomini per comprendere il significato di ciò che accade alla luce del piano di Dio Creatore e Redentore: Cristo come “criterio di giudizio” («Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio!», Gv 7,24. «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», Gv 12,31-32).

Possiamo comprendere allora, come il compito “profetico” di ogni fedele, partecipazione di quello di Cristo, in forza del “carattere” ricevuto con il Battesimo, sia duplice:

– quello dell’Annuncio: saper parlare in modo credibile di Cristo, della Redenzione come “riparazione” della “giustizia originale” («Pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi», 1Pt 3,14-17) e dimostrarlo (testimonianza) tangibilmente con la propria vita;

– quello dell’esercizio di una “capacità di giudizio”, di lettura degli avvenimenti della storia avendo Cristo come “criterio” di valutazione della realtà.

Certamente la “capacità di giudizio” che ogni cristiano, maturato nella fede, dovrebbe essere in grado di esercitare, sapendo almeno distinguere il bene dal male, è data in forma eccezionale solo ad alcuni per l’aiuto di tutti nella comunità. In questi casi essa si manifesta come un “carisma”, una grazia data, senza alcun merito personale, a qualcuno per il bene di tutti.

 

 

Facebook Comments