Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

San Pietro statua in piazza San Pietro a Roma
San Pietro statua in piazza San Pietro a Roma

 

Puntata n. 45 (nn. 184-186)

  1. Come i Vescovi attuano la loro missione di insegnare? (888-890; 939)

I Vescovi, in comunione con il Papa, hanno il dovere di annunziare a tutti fedelmente e con autorità il Vangelo, quali testimoni autentici della fede apostolica, rivestiti dell’autorità di Cristo. Mediante il senso soprannaturale della fede, il Popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede, sotto la guida del Magistero vivente della Chiesa.

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Questo numero parla dell’equilibrio che, per opera dello Spirito Santo, sussiste tra il Magistero dei Vescovi e la fede del popolo cristiano.

– In condizioni “normali” questo equilibrio viene a realizzarsi quasi come se non ci se ne accorgesse, come una sorta di “fisiologia naturale” nell’organismo della Chiesa. I Vescovi istruiscono il popolo di Dio in merito al Vangelo di Cristo, autenticamente interpretato alla luce del Magistero ordinario e straordinario consolidatosi nella Tradizione. E «il Popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede» riconoscendo nel loro insegnamento una fedele trasmissione del “deposito della fede”.

– In condizioni “anormali” può accadere che i Vescovi vengano meno – per cedimento alla logica del mondo e del potere che preme su di loro condizionandoli – al loro «dovere di annunziare a tutti fedelmente e con autorità il Vangelo, quali testimoni autentici della fede apostolica, rivestiti dell’autorità di Cristo».

In alcune epoche, come al tempo di san Domenico di Guzman (sec. XIII), lo Spirito ha suscitato un carisma come quello che fu dato a lui per formare dei “predicatori” che assumessero una funzione di “supplenza” del compito che i Vescovi non stavano esercitando, di istruire il popolo di Dio e gli uomini in merito alla “vera dottrina” di Cristo, correggendo errori (eresie) che si stavano diffondendo ovunque confondendo le persone.

Quando anche simili carismi non ci fossero, in queste situazioni può toccare al popolo, con un sensus fidei che gli viene direttamente dallo Spirito Santo, di aderire «indefettibilmente» alla fede della Chiesa, come l’ha sempre conosciuta nell’autenticità della sana dottrina, senza lasciarsi attrarre dalle deviazioni di moda in un dato momento storico.

Qui la parola chiave è «indefettibilmente», che dice “il non poter venire meno”, “il non poter cadere in errore” della fede del popolo, quando ce n’è bisogno per preservare la fedeltà a Cristo. In queste situazioni estreme, insieme al popolo, non mancano voci di Vescovi (e Psresbiteri) che aiutano i laici, conservando la propria appartenenza alla Chiesa, la cui “struttura oggettiva”, rimane comunque in se stessa garante del legame “reale” (“sacramentale”) con Cristo.

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  1. Quando si attua l’infallibilità del Magistero? (891)

L’infallibilità si attua quando il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità di supremo Pastore della Chiesa, o il Collegio dei Vescovi in comunione con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico, proclamano con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, e anche quando il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero, concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con l’ossequio della fede.

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Qui entra in gioco la seconda parola chiave: “infallibilità”, che si accompagna, distinguendosi, a quella che abbiamo già incontrata (sotto la forma dell’avverbio “indefettibilmente”) nel numero precedente: “indefettibilità”, la prima, in qualche modo, fondandosi sulla seconda. È allora necessario chiarire il significato di entrambe.

– “Indefettibilità”, significa “che non può venire meno”. La Chiesa è di per sé, “indefettibile”, perché non potrà mai venire meno, neppure nei momenti di persecuzione più totale, o di apostasia di una grande parte dei suoi membri e delle sue comunità. Come Cristo in Croce, in ogni caso, dopo essere stata crocifissa, essa risorgerà. Questa affermazione si fonda sulle parole di Gesù stesso: «Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa (portae inferi non praevalebunt adversum eam)» (Mt 16,18).

– “Infallibilità” significa, invece che una data dottrina deve essere ritenuta “vera”, perché definita senza possibilità di errore (“infallibilmente”) e quindi “obbligatoriamente creduta” per potersi ritenere “cristiani cattolici”.

L’“Infallibilità” può darsi in un “duplice modo”:

– Infallibilità nell’“insegnare” (in docendo), da parte del Magistero (Papa e Vescovi).

– Infallibilità nel “credere” (in credendo), da parte del popolo di Dio nella sua unità.

In questo numero si parla dell’infallibilità “nell’insegnare”.

E viene detto, sinteticamente che «l’infallibilità si attua quando

il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità di supremo Pastore della Chiesa

o il Collegio dei Vescovi in comunione con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico

proclamano con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale». Questo è ciò che viene detto “Magistero straordinario” (proclamazione di un dogma ex cathedra da parte del Papa, da solo, o definizione infallibile di una dottrina da parte di un Concilio ecumenico riconosciuto come tale dal Papa).

Questo stesso numero, aggiunge, poi, che si ha infallibilità “nell’insegnare”:

«anche quando il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero, concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con l’ossequio della fede». Questo è detto “Magistero ordinario universale” che si realizza quando il Papa e i Vescovi “sono concordi” nell’insegnare la dottrina che la Chiesa ha sempre tramandato come “deposito della fede” e mai messo in discussione, anche senza avere avuto la necessità di definirla, correggendo eresie che non si sono mai manifestate.

Le forme di esercizio del Magistero della Chiesa sono sostanzialmente due:

– Ordinario (sia esso universale oppure no), e

– Solenne detto anche straordinario.

Per approfondimenti rimando alla Lezione 5 del mio Corso di Teologia fondamentale e relative indicazioni bibliografiche (http://www.albertostrumia.it/lezioni-di-teologia-fondamentale).

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  1. Come i Vescovi esercitano il ministero di santificare? (893)

I Vescovi santificano la Chiesa dispensando la Grazia di Cristo con il ministero della parola e dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, e anche con la loro preghiera, il loro esempio e il loro lavoro.

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Questo numero descrive il compito dei Vescovi che viene svolto da parte loro nelle condizioni “normali” della vita della Chiesa, con un corretto equilibrio tra i vari elementi. In tempi “anormali” si verifica uno squilibrio più o meno grave nell’esercizio di queste diverse funzioni. Tuttavia occorre rimanere ancorati ai Vescovi, per essere uniti “oggettivamente” (“sacramentalmente”) al Corpo di Cristo, fosse esso anche in Croce.

E perché alcuni Sacramenti, come quello dell’Ordine, non possono essere “validamente” amministrati senza di loro.

In situazioni “anormali” occorre fare appello al sensus fidei almeno di quella parte del popolo di Dio che si mantiene fedele al “deposito della fede”.

 

 

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