Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

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Puntata n. 44 (nn. 178-183)

  1. Com’è formato il popolo di Dio? (873-934)

Nella Chiesa, per istituzione divina, vi sono i ministri sacri che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine e formano la gerarchia della Chiesa. Gli altri sono chiamati laici. Dagli uni e dagli altri provengono fedeli, che si consacrano in modo speciale a Dio con la professione dei consigli evangelici: castità nel celibato, povertà e obbedienza.

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La Chiesa, è un popolo, il popolo di Dio, nel quale si distinguono persone con diversi compiti e ruoli:

– per istituzione divina, vi sono i ministri sacri che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordine e formano la gerarchia della Chiesa. Il termine “gerarchia” significa “gli anziani” dei diversi gradi, ovvero i “ministri ordinati”. Fino dall’inizio di sono venuti a determinare tre “gradi” nella comunicazione dei poteri mediante il Sacramento dell’Ordine:

= i “Vescovi”, che ricevono la “pienezza” del Sacramento dell’Ordine con tutti i poteri che Cristo diede agli Apostoli;

= i “Presbiteri” che hanno il potere di celebrare l’Eucaristia, su mandato dal Vescovo, e quello di amministrare i Sacramenti ad eccezione di quello dell’Ordine, non potendo, quindi ordinare a loro volta, né altri presbiteri, né diaconi

= i “Diaconi” che hanno il potere di “leggere il Vangelo e predicare”, amministrare il Battesimo, assistere ai Matrimoni, distribuire l’Eucaristia e benedire. Il loro primo compito nella liturgia è l’assistenza del Vescovo e in sua assenza del Presbitero che la presiede.

– Coloro che hanno ricevuto (almeno) il Battesimo, ma non l’Ordine Sacro sono detti “fedeli laici” (membri comuni del Laos, in greco il “popolo”).

– Tra i membri del popolo alcuni si consacrano a Dio nella nel celibato o nella verginità per il Regno dei Cieli, per una scelta di solitudine con Cristo (monaci eremiti), o più frequentemente di vita comunitaria, nata dal carisma di un fondatore (monaci cenobiti, religiosi, laici consacrati).

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  1. Perché Cristo ha istituito la gerarchia ecclesiastica? (874-876; 935)

Cristo ha istituito la gerarchia ecclesiastica con la missione di pascere il popolo di Dio nel Suo Nome, e per questo le ha dato autorità. Essa è formata dai ministri sacri: Vescovi, Presbiteri, Diaconi. Grazie al Sacramento dell’Ordine, i Vescovi e i Presbiteri agiscono, nell’esercizio del loro ministero, in Nome e in Persona di Cristo capo; i Diaconi servono il popolo di Dio nella diaconia (servizio) della parola, della liturgia, della carità.

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Questo numero è importante perché precisa cha il compito della gerarchia, non è quello di “inventare” o “modificare” ciò che Cristo ha insegnato e compiuto, quanto quello di governare la Chiesa “custodendo”, “insegnando fedelmente”. Essi devono operare in nome e in persona di Cristo capo e non a proprio arbitrio o per esibire se stessi. È Cristo che deve “trasparire” attraverso di loro ed essi devono condurre i fedeli e tutti gli altri a Cristo e non a se stessi.

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  1. Come si attua la dimensione collegiale del ministero ecclesiale?(877)

Sull’esempio dei dodici Apostoli, scelti e inviati insieme da Cristo, l’unione dei membri della gerarchia ecclesiastica è al servizio della comunione di tutti i fedeli. Ogni Vescovo esercita il suo ministero, come membro del collegio episcopale, in comunione col Papa, diventando partecipe con lui della sollecitudine per la Chiesa universale. l sacerdoti esercitano il loro ministero nel presbiterio della Chiesa particolare, in comunione con il proprio Vescovo e sotto la sua guida.

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Questo numero sintetizza i criteri guida della comunione ecclesiale nel rapporto tra la gerarchia e i fedeli. Affinché tutto funzioni secondo verità occorre che tutti abbiano sinceramente a cuore la «sollecitudine per la Chiesa universale», avendo chiaro in teoria e in pratica che tutto viene da Cristo ed è orientato a Cristo, unico significato e unico Salvatore. Ogni strumentalizzazione di ciò che è sacro e Lo riguarda, ogni uso del potere conferito dalla dignità che si ricopre nella Chiesa, a fini “politici” e per “secondi fini”, personali o di una parte contro l’altra finiscono per essere dannosi e non cristiani. Prima o poi la Verità si fa comunque strada.

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  1. Perché il ministero ecclesiale ha anche un carattere personale? (878- 879)

Il ministero ecclesiale ha anche un carattere personale, in quanto, in virtù del Sacramento dell’Ordine, ciascuno è responsabile davanti a Cristo, che lo ha chiamato personalmente, conferendogli la missione.

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Questo numero riguarda espressamente i “ministri ordinati” (Vescovi, Presbiteri, Diaconi) e il Papa come Vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale.

Qui si precisa il dato di fatto che, davanti a Dio e in vista del Giudizio “individuale”, dopo la morte del singolo, e “universale” alla fine dei tempi, la responsabilità è “personale” («ciascuno è responsabile davanti a Cristo») e a ciascuno sarà chiesto conto di come ha esercitato il potere che gli è stato conferito: se egoisticamente per se stesso come fine ultimo o se per Cristo, in vista della “missione” che Egli gli ha conferito. Nei numeri successivi viene dettagliata la missione specifica del Papa e dei Vescovi.

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  1. Qual è la missione del Papa? (881-882; 936-937)

Il Papa, Vescovo di Roma e successore di san Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità della Chiesa. È il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale.

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Qui si parla del Papa. Dal punto di vista del Sacramento dell’Ordine, è un Vescovo, come tutti gli altri (non esiste un grado dell’Ordine sacro superiore, in quanto l’Ordine episcopale è la pienezza del sacerdozio). Egli viene eletto per essere il Vescovo di Roma, la chiesa che «presiede nella carità» (Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani). Il Papa è il Vicario di Cristo, non il suo “successore”: è chiamato, come tale, a “custodire” (e non a sovvertire) la dottrina come capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa. A questo scopo, e non altri subdolamente nascosti, ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale sulla Chiesa intera, oltre che sulla diocesi di Roma.

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  1. Qual è il compito del collegio dei Vescovi? (883-885)

Il collegio dei Vescovi, in comunione con il Papa e mai senza di lui, esercita anch’esso sulla Chiesa la suprema e piena potestà.

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Qui si parla della “totalità dei Vescovi” che sono in comunione con il Papa, mentre esercitano la loro suprema autorità, come avviene in un Concilio ecumenico, riconosciuto come universale dal Papa.

 

 

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