Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Duccio di Buoninsegna
Duccio di Buoninsegna – Gesù con gli Apostoli

 

Puntata n. 43 (nn. 175-177)

  1. In che cosa consiste la missione degli Apostoli? (858-861)

La parola Apostolo significa inviato. Gesù, l’Inviato del Padre, chiamò a Sé dodici fra i Suoi discepoli e li costituì come Suoi Apostoli, facendo di loro i testimoni scelti della Sua Risurrezione e le fondamenta della Sua Chiesa. Diede loro il mandato di continuare la Sua missione, dicendo: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21), e promettendo di essere con loro sino alla fine del mondo.

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Questo numero è autoesplicativo e non ammette eccezioni o interpretazioni riduttive o devianti. C’è il preciso mandato di Cristo:

– annunciare e testimoniare la Risurrezioni di Gesù Cristo («facendo di loro i testimoni scelti della Sua Risurrezione»);

– spiegando, in profondità e per intero, “il perché” del Suo insegnamento (“dottrina”), della Sua Passione, Morte riparatrice della “giustizia originale perduta”, e della vittoria della Sua Risurrezione («diede loro il mandato di continuare la Sua missione»);

– spiegando a tutti il “perché” della loro missione nella Chiesa («le fondamenta della Sua Chiesa») come proseguimento della Sua Presenza efficace nella storia.

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  1. Che cos’è la successione apostolica? (861-865)

La successione apostolica è la trasmissione, mediante il Sacramento dell’Ordine, della missione e della potestà degli Apostoli ai loro successori, i Vescovi. Grazie a questa trasmissione, la Chiesa rimane in comunione di fede e di vita con la sua origine, mentre lungo i secoli ordina, per la diffusione del Regno di Cristo sulla terra, tutto il suo apostolato.

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Qui si spiega il concetto di “successione apostolica”. È fondamentale che tra noi e Cristo ci sia un “legame oggettivo”, non appena di “sentimento”, o di “ispirazione” a ciò che Egli ha detto e fatto, o di “ricordo commemorativo” di Lui come di un uomo del passato. Il legame deve essere assicurato da Cristo stesso, per Sua “garanzia”. Questa “garanzia” è realizzata dal Sacramento dell’Ordine che lega, per “successione” nella catena delle imposizioni delle mani che va da Cristo a ciascuno degli Apostoli, e da uno degli Apostoli all’ultimo Vescovo validamente ordinato.

Per questo in ogni curia vescovile è custodito, e generalmente anche esposto, una sorta di albero genealogico che illustra la catena delle ordinazioni che risale dal Vescovo che vi risiede in quel momento al più antico Vescovo ordinante, sicuro successore di un Apostolo, o ad un Apostolo stesso.

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I fedeli: gerarchia, laici, vita consacrata

  1. Chi sono i fedeli? (871-872)

l fedeli sono coloro che, incorporati a Cristo mediante il Battesimo, sono costituiti membri del popolo di Dio. Resi partecipi, secondo la propria condizione, della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, sono chiamati ad attuare la missione affidata da Dio alla Chiesa. Tra loro sussiste una vera uguaglianza nella loro dignità di figli di Dio.

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I laici sono tutti i “fedeli di Cristo” (Christifideles), in quanto gli appartengono appartenendo alla Chiesa (incorporati a Cristo mediante il Battesimo, sono costituiti membri del popolo di Dio). La loro missione è la testimonianza che la loro vita propone, con le parole e lo stile di vita, al mondo nei luoghi dove essi vivono (casa, lavoro, società, cultura, ecc.).

La consapevolezza (“coscienza cristiana”) di questa missione del battezzato, consolidato dall’ulteriore Sacramento della Confermazione (o Cresima) è stata chiara fino dai primi tempi della vita della Chiesa, come documenta dettagliatamente la Lettera a Diogneto, un testo di un anonimo del II secolo, che vale la pena conoscere o rileggere.

«I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano.

Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto.

Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati. Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto. Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore. Quando fanno del bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita. I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio.

Insomma, per parlar chiaro, i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo. L’anima poi dimora nel corpo, ma non proviene da esso; ed anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo che si vede; anche i cristiani li vediamo abitare nel mondo, ma la loro pietà è invisibile. La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri smodati.

L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo. L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste. L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che non e loro permesso di abbandonarlo» (Lettera a Diogneto, Cap. 5-6; Funk 1, 317-321).

 

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