Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Cardinali, foto Romano Siciliani - Vatican Media
Cardinali, foto Romano Siciliani – Vatican Media

 

Puntata n. 41 (nn. 166-169)

  1. Perché la Chiesa è detta Cattolica? (830-831; 868)

La Chiesa è Cattolica, cioè Universale, in quanto in essa è presente Cristo: «Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa Cattolica» (sant’Ignazio di Antiochia). Essa annunzia la totalità e l’integrità della fede; porta e amministra la pienezza dei mezzi di Salvezza; è inviata in missione a tutti i popoli in ogni tempo e a qualsiasi cultura appartengano.

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La Chiesa è detta poi “Cattolica”, cioè “Universale” in quanto tutti gli uomini, come tali, hanno perduto la “giustizia originale”, e con essa “il giusto modo di rapportarsi con Dio Creatore”. E quindi “tutti” gli uomini hanno la necessità di accedervi di nuovo mediante la “riparazione” di essa, operata da Cristo con la Sua Passione, Morte e Risurrezione. E la Chiesa ha il compito di annunciarlo “a tutti”. In questo senso la sua missione è “Universale”: la Chiesa in questo non può che essere “Cattolica”.

In un bel passo delle sue Catechesi san Cirillo di Gerusalemme (IV sec.), dottore della Chiesa, spiega i motivi dell’appellativo di “Cattolica” che viene dato alla Chiesa fino dai primi secoli, ben prima delle separazioni che avverranno secoli più tardi che daranno origine alle confessioni non cattoliche ad essa contrapposte.

«La Chiesa senza dubbio è detta Cattolica, cioè Universale, per il fatto che è diffusa ovunque dall’uno all’altro dei confini della terra, e perché universalmente e senza defezione insegna tutti i dogmi che devono giungere a conoscenza degli uomini, sia riguardo alle cose visibili, che alle invisibili, sia riguardo alle cose celesti, che alle terrestri. La Chiesa si dice Cattolica anche perché è destinata a condurre tutto il genere umano, autorità e sudditi, dotti e ignoranti, al giusto culto. È Cattolica, infine, perché cura e risana ogni genere di peccati che si compiono per mezzo dell’anima e del corpo. Essa poi possiede ogni genere di Santità dell’agire, del parlare e anche quella dei carismi più diversi (Catech. 18, 23-24; PG 33, 1043-1045).

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  1. È Cattolica la Chiesa particolare? (832-835)

È cattolica ogni Chiesa particolare (cioè la diocesi e l’eparchia), formata dalla comunità dei cristiani che sono in comunione nella fede e nei Sacramenti, con il loro Vescovo ordinato nella successione apostolica, e con la Chiesa di Roma, che «presiede nella carità» (sant’Ignazio di Antiochia).

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Le singole comunità cristiane, che generalmente vivono in un territorio, come le diocesi (ma possono anche essere extraterritoriali come le prelature personali) sono attuazioni fisiche della Chiesa universale in un dato luogo (o giurisdizione), e come tali vengono dette “particolari”, in quanto “parti del tutto” che è la Chiesa Universale. Meno appropriata è la dizione che le qualifica come “chiese locali”, perché non evidenzia il fatto di essere “parte di” come invece emerge nel titolo di “particolari”. La loro comunione con la Chiesa Universale è evidenziata:

– dal fatto che sono «in comunione nella fede e nei Sacramenti», che celebrano nello stesso modo, con gli stessi riti e formule approvata dalla Chiesa universale

– dal fatto che sono in comunione «con il loro Vescovo ordinato nella successione apostolica, e con la Chiesa di Roma», che ne approva l’ordinazione mediante una lettera del Papa.

La Chiesa di Roma, con il suo Vescovo, il Papa, ha il compito di essere colei che, secondo l’antica (anno 120) emblematica espressione della lettera ai Romani di sant’Ignazio di Antiochia, Vescovo e Martire, «presiede nella carità».

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  1. Chi appartiene alla Chiesa Cattolica? (836-838)

Tutti gli uomini in vario modo appartengono o sono ordinati alla cattolica unità del popolo di Dio. È pienamente incorporato alla Chiesa Cattolica chi, avendo lo Spirito di Cristo, è unito ad essa dai vincoli della professione di fede, dei Sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione. I battezzati, che non realizzano pienamente tale Cattolica unità, sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa Cattolica.

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Questo numero spiega – anche se in maniera un po’ involuta – come tutti gli uomini sono creati per appartenere alla Chiesa Cattolica – perché attraverso questa si appartiene a Cristo, il solo attraverso il quale si può avere la Salvezza, ovvero il ripristino della “giustizia originale”. Questo intende dire la formula «tutti gli uomini in vario modo […] sono “ordinati” alla Cattolica unità del popolo di Dio». Tra questi alcuni le appartengono “in pienezza”, e altri solo “imperfettamente”. Ciò viene spiegato dicendo che:

– «è pienamente incorporato alla Chiesa cattolica chi, avendo lo Spirito di Cristo, è unito ad essa dai vincoli»

= «della professione di fede»,

= «dei Sacramenti»,

= «del governo ecclesiastico»

= «e della comunione». Questi sono i “cristiani cattolici”.

– «I battezzati, che non realizzano pienamente tale Cattolica unità, sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa Cattolica». Questi sono i “cristiani non cattolici”. Sono cristiani se sono validamente battezzati, “nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, così come la Chiesa Cattolica crede e professa, ma si sono poi staccati da essa rifiutandone in parte il modo di intenderne la struttura gerarchica e la disciplina (“scismatici”), o addirittura alcune verità dottrinali definite dogmaticamente (“eretici”). Le loro comunità sono dette anche “confessioni cristiane non cattoliche” (o “acattoliche”) e qualificate anche come “chiese separate”.

Va qui aggiunto che

– Il “dialogo” con questi cristiani (“separati”), in vista di un loro ritorno alla piena comunione con la Chiesa cattolica è qualificato come “ecumenico”.

– A differenza del “dialogo” con i membri di “religioni non cristiane” (che non credono nella divinità di Cristo e non sono quindi battezzati, o non lo sono validamente) viene qualificato come “interreligioso”.

Non di rado si è fatto, erroneamente, un uso ambiguo, scambiando tra loro, o trattandoli come sinonimi, dei due aggettivi “ecumenico” e “interreligioso”, ingenerando quella confusione che contribuisce al relativismo confessionale e religioso.

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  1. Qual è il rapporto della Chiesa cattolica con il popolo ebraico? (839- 840)

La Chiesa cattolica riconosce il proprio rapporto con il popolo ebraico nel fatto che Dio scelse questo popolo, primo fra tutti, ad accogliere la Sua Parola. È al popolo ebraico che appartengono «l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da esso proviene Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5). A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla Rivelazione di Dio nell’Antica Alleanza.

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Questo numero precisa che il popolo ebraico, mediante la fede in Dio e la Rivelazione dell’Antico Testamento, ha un rapporto unico e privilegiato con i cristiani, in quanto l’Antico Testamento è la preparazione del Nuovo.

– In tal senso gli Ebrei sono “oggettivamente” i più vicini ai cristiani, per avere in comune la fede nello stesso Dio, rivelatosi nell’Antico Testamento.

– Il rovescio della medaglia è che, proprio per questa vicinanza, la negazione “soggettiva” della fede in Cristo, quando diviene ostinata costituisce un fatto molto triste e grave di opposizione al dato “oggettivo” del legame tra i due Testamenti.

 

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