Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Pentecoste Duccio di Boninsegna 1255 Siena
Pentecoste Duccio di Boninsegna 1255 Siena

 

Puntata n. 39 (nn. 159-160)

  1. Perché la Chiesa è detta Tempio dello Spirito Santo? (797-798; 809- 810)

Perché lo Spirito Santo risiede nel Corpo che è la Chiesa: nel suo Capo e nelle sue membra; Egli inoltre edifica la Chiesa nella Carità con la Parola di Dio, i Sacramenti, le virtù e i carismi.

«Quello che il nostro spirito, ossia la nostra anima, è per le nostre membra, lo stesso è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il Corpo di Cristo, che è la Chiesa» (sant’Agosti- no).

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Si passa, ora, a considerare, dopo la Chiesa “Popolo di Dio”, “Corpo di Cristo”, “Sposa di Cristo”, anche la “figura” rilevante della Chiesa “Tempio dello Spirito Santo”.

Se le Tre Persone della Trinità sono un unico Dio – tanto che Gesù dice di Sé e del Padre «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30) e dello Spirito Santo «prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,14) – lo Spirito Santo è in Gesù anche come “Capo” del Suo “Corpo” che è la Chiesa, tanto che san Paolo afferma, a questo proposito: «Lo Spirito di Cristo dimora in voi» (Rm 8,9).

In tutto l’Antico Testamento, Dio – Spirito invisibile – era riconosciuto come dimorante in un “luogo”, quello dove si manifestava all’uomo. Le realtà spirituali sono fisicamente localizzabili nel l”uogo” dove si manifestano nel “momento” in cui si manifestano.

– Così Giacobbe lo riconobbe presente nel “luogo” del sogno in cui Dio gli si manifestò, a Betel: «Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: “Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo”» (Gen 28,16).

– Mosè lo incontrò nel “luogo” dove ardeva il roveto che non si consumava: «Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”» (Es 3,4-5).

Il “luogo” si definirà poi in un posto preciso e non occasionale, anche se inizialmente è addirittura “trasportabile” e solo più tardi sarà un edificio in muratura vero e proprio.

– La “Tenda del convegno” (“incontro” con lo Spirito di Dio): «Consacrerò la tenda del convegno e l’altare. Consacrerò anche Aronne e i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio per me» (Es 29,44).

– L’“Arca dell’Alleanza” che dovrà custodire le Tavole della Legge (i Dieci Comandamenti dati da Dio), la Presenza delle Parole date Dio che sono Dio stesso, il Suo Spirito. Nel capitolo 25 dell’Esodo Dio descrive minuziosamente come deve essere fatta: «Faranno dunque un’arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. La rivestirai d’oro puro: dentro e fuori la rivestirai e le farai intorno un bordo d’oro» (Es 25,10-12).

– Infine una “dimora stabile”, un edificio inamovibile, il “Tempio a Gerusalemme” – che verrà ricostruito dopo ogni distruzione (Tempio di Salomone, sec. X a.C.: «Egli [Salomone] edificherà una casa al mio nome […]. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio», 2 Sam 7,13.14; Tempio dopo l’esilio babilonese, sec. VI a.C.; Tempio di Erode, ampliamento del precedente, 19 a.C.). Sarà il Tempio dove Gesù stesso si recherà per la preghiera rituale con gli Apostoli.

Così nasce la “figura” del “Tempio” come “luogo” della presenza dello Spirito di Dio. Il Nuovo Testamento riconosce in questa realtà una “figura” che anticipa la Chiesa, luogo della Presenza dello Spirito Santo. San Paolo giungerà a scrivere: «Noi siamo infatti il Tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio» (2 Cor 1,16).

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  1. Che cosa sono i carismi? (799-801)

I carismi sono doni speciali dello Spirito Santo elargiti ai singoli per il bene degli uomini, per le necessità del mondo e in particolare per l’edificazione della Chiesa, al cui Magistero spetta il loro discernimento.

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San Tommaso d’Aquino, parlando della “Grazia”, che è una “forma di partecipazione alla vita trinitaria stessa di Dio” (cfr., questo Compendio, n. 423: La Grazia è il dono gratuito che Dio ci dà per renderci partecipi della Sua vita trinitaria), distingue due modi di attuarsi della Grazia:

– una la “Grazia santificante” che restituisce – per opera (i “meriti”) della Passione Cristo – alla singola persona umana (nella sua “anima”) il giusto modo di rapportarsi a Dio Creatore (la “giustizia originale”) venuta meno con il “peccato” con il quale l’umanità (“peccato originale”) nel suo insieme e il singolo individualmente, l’hanno rifiutata (“peccato attuale mortale”)

– l’altra è il “carisma” che viene dato, eccezionalmente, ad una singola persona per il bene della Chiesa, indipendentemente dalla santità della persona stessa.

La “prima” è chiamata, significativamente da san Tommaso «Grazia che rende grato (gratia gratum faciens)» colui che la riceve.

«La “Grazia che rende grato” è una sorta di “forma” nell’uomo mediante la quale egli viene ri-orientato verso il Fine Ultimo, che è Dio. Così, per Grazia, l’uomo ottiene una somiglianza con Dio» (Summa Contra Gentiles, lib. 3, cap. 151, n. 5).

Mentre la seconda (il “carisma”) è chiamata, altrettanto significativamente “Grazia data gratuitamente” (Gratia gratis data), in quanto non richiede la conversione per essere accolta, ma serve ad aiutare gli uomini a prepararsi alla futura conversione, per il fascino che essa suscita in chi ne è il portatore: “carisma” è la parola greca che esprime questo stesso concetto (da Charis, che noi traduciamo appunto “Grazia”).

«La “Grazia data gratuitamente [carisma]” è finalizzata a far sì che un uomo sia reso capace di aiutare un altro ad essere ricondotto a Dio» (Summa Thelo., I-II, q. 111 a. 4 co).

Questo passo precisa il fatto che il “carisma” è dato, propriamente, ad una “singola persona” e non ad un intero movimento. Un movimento è l’insieme di coloro che ne beneficiano e cercano di far conoscere il carisma del fondatore. Così il successore di un fondatore non eredita lo stesso carisma del fondatore. Se è capace di continuarne l’opera – con le sue personali caratteristiche – si può dire che ha ricevuto a sua volta egli stesso un secondo carisma, quello di essere un adeguato “successore”. Solo in questo senso si dice comunemente che “partecipa” in certa misura del carisma del fondatore.

Possiamo trovare addirittura un’anticipazione di questo nell’Antico Testamento, dove viene mostrato come il profeta Eliseo non abbia potuto ereditare lo stesso “carisma” del profeta Elia, pur avendone ricevuto uno suo proprio.

«Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te”. Eliseo rispose: “Due terzi del tuo spirito diventino miei”. Quegli soggiunse: “Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso”. Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere”. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elia, e colpì con esso le acque, dicendo: “Dove è il Signore, Dio di Elia?”. Quando ebbe percosso le acque, queste si separarono di qua e di là; così Eliseo passò dall’altra parte. Vistolo da una certa distanza, i figli dei profeti di Gerico dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”».

Ma, come spiega questo passo, egli non aveva ricevuto lo stesso “carisma” di Elia dal momento che «non lo vide più», ma un suo proprio nuovo “carisma”.

 

 

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