Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Cristo Re dell'Universo

 

Puntata n. 38 (nn. 155-158)

  1. In che senso il popolo di Dio partecipa delle tre funzioni di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re? (783-786)

Il popolo di Dio partecipa all’Ufficio Sacerdotale di Cristo, in quanto i battezzati vengono consacrati dallo Spirito Santo per offrire sacrifici spirituali; partecipa al suo Ufficio Profetico, in quanto con il senso soprannaturale della fede aderisce indefettibilmente ad essa, l’approfondisce e la testimonia; partecipa al suo Ufficio Regale col servizio, imitando Gesù Cristo, che, Re dell’universo, si fece servo di tutti, soprattutto dei poveri e dei sofferenti.

***

Questo numero parla delle tre funzioni di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. La dizione latina Tria Munera Christi è quasi intraducibile nella sua piena efficacia: munus indica allo stesso tempo:

– un “incarico”, un “mandato” che sarà retribuito;

– e una “ricompensa”, un “onorario”, che è anche un “premio”, un “dono” (in italiano parliamo in questo senso di “remunerazione”).

Significativamente per indicare questo “scambio di dono e ricompensa” nel rito della Messa di san Pio V, oggi noto come Vetus Ordo, prima di assumere il Corpo di Cristo nella Santa Comunione il celebrante recita un versetto del salmo 115 (Vulg.) che dice: «Quid retribuam domino pro omnibus quae retribuiti mihi (Con che cosa retribuirò il Signore per tutto quello con cui Lui mi ha retribuito?)».

I tre munera che nell’Antico Testamento erano affidati a persone distinte (i sacerdoti, i profeti e i re) si unificano in Cristo e vengono “partecipati” a ciascun fedele battezzato. In particolare il “sacerdozio” è partecipato nella forma “comune” ai fedeli, e nella forma “ministeriale” a ciascun ministro ordinato, secondo il proprio grado (Vescovo, Presbitero, Diacono).

– Il “Sacerdozio

= è “comune” nei fedeli”: Il popolo di Dio partecipa all’Ufficio Sacerdotale di Cristo, in quanto i battezzati vengono consacrati dallo Spirito Santo per offrire sacrifici spirituali (tutta la vita è offerta delle proprie azioni perché ricevano da Cristo il loro pieno valore);

= è “ordinato” nei ministri che offrono “il Sacrificio Sacramentale” di Cristo nella santa Messa.

– La “Profezia” che è il “parlare” secondo Dio; l’essere resi capaci dallo Spirito Santo di un “giudizio vero” sugli avvenimenti della vita e della storia; non di rado sapendo vedere “in anticipo” il senso di ciò che sta accadendo («Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?», Lc 12,56-57).

– la “Regalità” con la quale il cristiano diviene

= “capace di autocontrollo” (compos sui) sulle proprie passioni fisiche e spirituali, sulle proprie parole e azioni

= oltre che capace di “possedere le cose” come creature, come dono ricevuto da Dio e non come se fosse lui l’autore e il padrone assoluto di esse (l’ambiente è “il Creato” e non un oggetto di culto idolatrico in se stesso!);

= e “capace di responsabilità” nei confronti del proprio “destino” e di quello del suo “prossimo” (se «tu non parli per distogliere l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te», Ez 33,8).

***

  1. In che modo la Chiesa è Corpo di Cristo? (787-791; 805-806)

Per mezzo dello Spirito, Cristo Morto e Risorto unisce a Sé intimamente i Suoi fedeli. In tal modo i credenti in Cristo, in quanto stretti a Lui soprattutto nell’Eucaristia, sono uniti tra loro nella Carità, formando un solo Corpo, la Chiesa, la cui unità si realizza nella diversità di membra e di funzioni.

***

Si è più volte già parlato del carattere “quasi-sacramentale” della Chiesa, che si coglie soprattutto nel paragone con l’Eucaristia, che la vede legata “oggettivamente” (“metafisicamente”) a Cristo («per mezzo dello Spirito, Cristo Morto e Risorto unisce a Sé intimamente i suoi fedeli»). Qui si evidenzia, poi il frutto di comunione tra i fedeli che segue come “effetto” possibile e auspicabile da questo legame con Cristo: è la “comunione ecclesiale”, con le sue azioni di “Carità fraterna” («i credenti in Cristo, in quanto stretti a Lui soprattutto nell’Eucaristia, sono uniti tra loro nella Carità, formando un solo Corpo, la Chiesa»).

Viene poi, anticipato anche il tema dei “carismi” dei quali si parlerà al n. 160 («la Chiesa, la cui unità si realizza nella diversità di membra e di funzioni»).

***

  1. Chi è il Capo di questo Corpo? (792-795; 807)

Cristo «è il Capo del Corpo, cioè della Chiesa» (Col 1,18). La Chiesa vive di Lui, in Lui e per Lui. Cristo e Chiesa formano il «Cristo totale» (sant’Agostino); «Capo e membra sono, per così dire, una sola persona mistica» (san Tommaso d’Aquino).

***

Qui si parla della “capitalità” di Cristo nel Suo Corpo che è la Chiesa, e si fa riferimento alla formula «Cristo totale» di sant’Agostino della quale abbiamo già detto al n. 142.

Si fa poi riferimento a san Tommaso d’Aquino che qualifica «il Corpo di Cristo che è la Chiesa», il «Cristo totale» come «persona mistica». La parola «mistica» non va intesa, qui, nel senso per noi usuale che qualifica coloro che vivono esperienze soprannaturali straordinarie (come apparizioni, locuzioni interiori, ecc.), ma nel senso di “quasi-sacramentale” ripreso dalla Costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II («la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo come un Sacramento», n. 1).

Ecco i passi di Tommaso a questo proposito:

(a) «Il capo e le membrerà sono come una sorta di persona mistica. Per questo la riparazione operata da Cristo riguarda tutti i fedeli in quanto sono Sue membra» (STh, III, q. 48 a. 2 ad 1).

(b) «Cristo e le Sue membra sono una persona mistica, così che le opere di Lui, Capo, sono in qualche modo anche delle membra» (De veritate, q. 29 a. 7 ad 11).

(c) «Cristo e la Chiesa sono una persona mistica, della quale il Capo è Cristo, e il corpo sono tutti i “giusti”: ogni “giusto”, infatti è come un membro che appartiene a questo Capo» (Super Col., cap. 1, lc. 6; In Io., c. II, 2).

***

  1. Perché la Chiesa è detta la Sposa di Cristo? (796; 808)

Perché il Signore stesso si è definito come lo «Sposo» (Mc 2,19), che ha amato la Chiesa, unendola a Sé con un’Alleanza eterna. Egli ha dato se stesso per lei, per purificarla con il Suo sangue e «renderla santa» (Ef 5,26) e madre feconda di tutti i figli di Dio. Mentre il termine «Corpo» evidenzia l’unità del «Capo» con le membra, il termine «Sposa» mette in risalto la distinzione dei due in relazione personale.

***

Dopo aver parlato della “Chiesa Corpo di Cristo” si passa a parlare della “Chiesa Sposa di Cristo”. Questa “figura” della Chiesa è tratta dal modo di caratterizzarla che Gesù stesso ha dato di Se stesso, definendosi come lo «Sposo» (Mc 2,19), per indicare l’atto di amore supremo con il quale Egli ha dato tutto di Sé, fino a sacrificare la Sua vita di uomo.

Come qui viene detto: mentre il termine «Corpo» evidenzia l’unità del «Capo» con le membra (unità fisica nell’essere, ontologica), il termine «Sposa» mette in risalto la distinzione dei due in relazione personale, che è una relazione di amore paragonabile, a quella tra gli sposi. Anzi il “modello” (l’“analogato primo”) dell’amore che gli sposi sono chiamati a vivere tra loro.

 

Facebook Comments