Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Bernini Spirito Santo Roma Basilica di San Pietro
Bernini Spirito Santo Roma Basilica di San Pietro

 

Puntata n. 34 (nn. 135-138)

  1. Come Cristo giudicherà i vivi e i morti? (678-679; 681-682)

Cristo giudicherà con il potere che ha acquisito come Redentore del mondo, venuto a salvare gli uomini. I segreti dei cuori saranno svelati, come pure la condotta di ciascuno verso Dio e verso il prossimo. Ogni uomo sarà colmato di vita o dannato per l’eternità a seconda delle sue opere. Così si realizzerà «la pienezza di Cristo» (Ef 4,13), nella quale «Dio sarà tutto in tutti» (1Cor 15,28).

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Il Giudizio viene profetizzato nella Scrittura come evento finale preceduto da uno sconvolgimento cosmico di questo mondo che passa, del quale nulla sappiamo né quanto al modo in cui avverrà, né quanto al momento in cui avverrà («non sapete né il giorno né l’ora», Mt 25,13). Coinciderà con la “seconda venuta” di Cristo; una venuta gloriosa da “vincitore”, dopo quella di “condannato” che ha assunto su di Sé la condanna per la “colpa originale”, al posto dell’umanità (“sostituzione vicaria”).

Gesù stesso descrive, sotto forma parabolica il giudizio (cfr. Mt 25,31-46) che separerà chi lo ha seguito («le pecore») da chi lo ha rifiutato («i capri»), definendone definitivamente (eternamente) la condizione in conseguenza della scelta fatta.

Il carattere enigmatico e misterioso di questo giudizio serve anche a richiedere un atteggiamento di estrema “vigilanza” nella vita terrena, essendoci in gioco la condizione eterna di ciascuno («State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso», Lc 21,34).

La Tradizione della Chiesa, fondandosi sulle Scritture considera l’esistenza di due modalità di giudizio:

– un “giudizio individuale” che riguarda il singolo immediatamente dopo la sua morte;

– il “giudizio universale” che riguarda tutti gli uomini alla fine dei tempi.

Non ha, ovviamente, molto senso metterli in ordine sequenziale in termini del nostro conteggio degli anni e del tempo, che sono relativi ai nostri sistemi di riferimento terrestri.

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CREDO NELLO SPIRITO SANTO

  1. Che cosa vuoi dire la Chiesa quando professa: «Credo nello Spirito Santo»? (683-686)

Credere nello Spirito Santo è professare la terza Persona della Santissima Trinità, che procede dal Padre e dal Figlio ed è «adorato e glorificato con il Padre e il Figlio». Lo Spirito è stato «mandato nei nostri cuori» (Gal 4,6), affinché riceviamo la nuova vita di figli di Dio.

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Credere nello Spirito Santo è credere alla Rivelazione con la quale Gesù stesso ha parlato dello Spirito, come di una Persona di natura divina tanto quanto il Padre e il Figlio con il quale Cristo si è identificato, completando, così la Rivelazione intorno alla Trinità nell’Unico Dio. È la terza Persona della Santissima Trinità.

– Lo Spirito, come il Padre, è presentato da Cristo come assolutamente incorporeo, a differenza del Figlio che è il Verbo che ha assunto la natura umana corporea.

– Dello Spirito Gesù dice che è “principio di Verità” («lo Spirito di verità», Gv 16,13) e “principio di Consolazione”, cioè dell’Amore di Dio («il Consolatore, lo Spirito Santo», Gv 14,26).

L’articolo del Credo professa che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

– La teologia chiama “spirazione” questa processione dello Spirito dal Padre e dal Figlio, non avendo un’altra rappresentazione concreta per definirla se non quella del gesto di Gesù che «alitò su di loro [gli Apostoli] e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (Gv 20,22).

– Il fatto che lo Spirito proceda (ad intra) dal Padre e dal Figlio è indicato indirettamente dalle parole stesse di Gesù che dice, riferendosi all’invio dello Spirito Santo agli Apostoli e alla Chiesa, sia da parte del Padre («Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore […] lo Spirito di verità», Gv 14,16-17) che da parte del Figlio («verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre», Gv 15,26).

Abbiamo già parlato del significato tecnico del termine “processione” al n. 47 al quale rimandiamo.

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  1. Perché la missione del Figlio e dello Spirito sono inseparabili? (687- 690; 742-743)

Nella Trinità indivisibile, il Figlio e lo Spirito sono distinti ma inseparabili. Dal principio alla fine dei tempi, infatti, quando il Padre invia Suo Figlio, invia anche il Suo Spirito che ci unisce a Cristo nella fede, affinché possiamo, da figli adottivi, chiamare Dio «Padre» (Rm 8,15). Lo Spirito è invisibile, ma noi lo conosciamo attraverso la Sua azione quando ci rivela il Verbo e quando agisce nella Chiesa.

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Questo numero precisa il dato della teologia trinitaria, rivelata dalle parole di Cristo stesso, secondo le parole del quale le Tre Persone sono un Unico Dio, inseparabilmente unite, identiche nella natura e distinte nelle loro mutue relazioni. Nei passi seguenti ci si riferisce, in particolare al Figlio e al Padre:

– «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,13)

– «Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà» (Gv 16,14-15).

Infine il numero precisa il fatto che un ente di “natura spirituale” (cioè immateriale e per sé sussistente), come è lo Spirito Santo, pur non essendo visibile, può essere conosciuto dagli “effetti” del suo agire e addirittura “localizzato”, nel momento in cui agisce, là dove si trova il soggetto che ne riceve l’azione («noi lo conosciamo attraverso la Sua azione quando ci rivela il Verbo e quando agisce nella Chiesa»).

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  1. Quali sono gli appellativi dello Spirito Santo? (691-693)

«Spirito Santo» è il Nome proprio della Terza Persona della Santissima Trinità. Gesù lo chiama anche: Spirito Paraclito (Consolatore, Avvocato) e Spirito di Verità. Il Nuovo Testamento lo chiama pure: Spirito di Cristo, del Signore, di Dio, Spirito della Gloria, della Promessa.

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Lo Spirito Santo non ha un “nome concreto” corrispondente, per “analogia con nomi umani” che identificano relazioni a noi note per esperienza diretta.

– A differenza del Padre, nome reso comprensibile mediante l’analogia con l’essere “padre” di un uomo.

– A differenza del Figlio, nome reso comprensibile mediante l’analogia con l’essere “figlio” di ogni uomo.

I nomi che Gesù stesso attribuisce allo Spirito Santo sono molteplici e non afferrabili mediante un’unica nozione a noi nota per esperienza “materiale”. Essi si riferiscono piuttosto ad esperienze “interiori” in quanto “immateriali” (“Conoscenza”, “Amore”, ecc.).

Dello Spirito di Dio, senza ancora qualificarlo esplicitamente come Terza Persona della Trinità parla già anche l’Antico Testamento, oltre al Nuovo, mediante “simboli” che lo indicano in alcune delle Sue caratteristiche e modi di agire.

 

 

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