Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Gesù Cristo morto di Andrea Mantegna (1470-1474 circa o 1483 circa)
Gesù Cristo morto di Andrea Mantegna (1470-1474 circa o 1483 circa)

 

Puntata n. 32 (nn. 124-128)

  1. In quali condizioni era il Corpo di Cristo mentre si trovava nella tomba? (624-630)

Cristo ha conosciuto una vera morte e una vera sepoltura. Ma la Virtù Divina ha preservato il Suo Corpo dalla corruzione.

***

Questa preservazione dalla “corruzione” del Corpo di Cristo nel sepolcro è già una sorta di inizio della Sua Risurrezione, ed è anche il segno della Sua assoluta immunità dal peccato e dai suoi effetti.

Anche ad alcuni santi, in modo più o meno evidente, è data l’incorruttibilità del corpo dopo la morte, come segno della nostra partecipazione alla futura risurrezione della carne, della quale si parla negli ultimissimi articoli del Credo.

***

GESÙ CRISTO DISCESE AGLI INFERI, RISUSCITÒ DAI MORTI IL TERZO GIORNO

  1. Che cosa sono «gli inferi», nei quali Gesù discese? (632-637)

Gli «inferi» – diversi dall’Inferno della dannazione – costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che erano morti prima di Cristo. Con l’anima unita alla Sua Persona divina Gesù ha raggiunto negli inferi i giusti che attendevano il loro Redentore per accedere infine alla visione di Dio. Dopo aver vinto, mediante la Sua Morte, la morte e il diavolo «che della morte ha il potere» (Eb 2,14), ha liberato i giusti in attesa del Redentore e ha aperto loro le porte del Cielo.

***

Il termine “inferi”, presente già nell’antichità – greca e romana in particolare – indicava lo stato nel quale si trovano i morti, l’aldilà. Anche nel mondo greco e romano precristiano (pagano) si riteneva che le anime dei defunti sopravvivessero individualmente dopo la morte, in uno stato non ben definito di serenità o tristezza.

Il cristianesimo eredita questa terminologia per indicare l’“aldilà”. La Rivelazione, fino dall’Antico Testamento, aveva introdotto la dottrina del “peccato originale”, in conseguenza del quale ogni essere umano aveva perduto la “giustizia originale” nel rapporto con Dio Creatore. Di conseguenza anche nell’aldilà (gli “inferi”) non poteva esserci una condizione di felicità (la “beatitudine”), senza gli effetti della Redenzione operata da Cristo che restituiva l’accesso alla “giustizia originale perduta”, ovvero la Grazia, che rende partecipi della vita stessa di Dio.

Dunque l’espressione del Credo Apostolico «discese agli inferi», riferita a Gesù dopo la morte, indica questo riscatto di quanti – vissuti secondo i Comandamenti (la “legge morale naturale”) e morti prima di Cristo, così da non averlo potuto conoscere e seguire – non avrebbero potuto avere la Salvezza.

Non si deve intendere questa espressione («discese agli inferi»), nel senso “temporale” della nostra cronologia terrena, come se i morti nelle epoche antiche avessero dovuto attendere il momento della morte di Cristo per ricevere gli effetti della Grazia, in quanto gli effetti dei meriti della Passione di Cristo agiscono ben oltre i confini del nostro tempo. Come Maria fu preservata dal peccato originale (“Immacolata concezione”), “anticipatamente”, la teologia usa l’espressione “in vista” dei meriti di Cristo, analogamente gli uomini vissuti rettamente e morti prima di Lui, furono redenti dopo la morte per effetto dei meriti della Sua Passione.

Quando si dice attendevano si intende che “tendevano a” Lui con la loro esistenza, essendo stati creati come ogni essere umano per vivere in Dio la propria beatitudine, non tanto per indicare un numero di anni, nel senso del nostro tempo.

Tra l’altro la fisica di oggi ci insegna che il tempo, anche sulla terra, non è assoluto ma dipende dalle relazioni di moto e dalla metrica in cui lo si misura.

***

  1. Che posto occupa la Risurrezione di Cristo nella nostra fede (631; 638)

La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo e rappresenta, con la Croce, una parte essenziale del Mistero pasquale.

***

Questo numero, basandosi sui Vangeli e su tutto il Nuovo Testamento, dichiara esplicitamente, in forma sintetica (due righe!), che se non si crede nella Risurrezione non si è cristiani. La Risurrezione di Cristo è la dimostrazione del Suo potere divino di restituire agli uomini la “giustizia originale” e la vita eterna dell’intera persona corpo (risorto) e anima (immortale). San Paolo ha affermato chiaramente a tale proposito che: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1Cor 15,14).

***

  1. Quali «segni» attestano la Risurrezione di Gesù? (639-644; 656-657)

Oltre al segno essenziale costituito dalla tomba vuota, la Risurrezione di Gesù è attestata dalle donne che incontrarono per prime Gesù e l’annunciarono agli Apostoli. Gesù poi «apparve a Cefa (Pietro), e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta» (1Cor 15,5-6) e ad altri ancora. Gli Apostoli non hanno potuto inventare la Risurrezione, poiché questa appariva loro impossibile: infatti Gesù li ha anche rimproverati per la loro incredulità.

***

Nessun essere umano ha assistito direttamente alla Risurrezione di Cristo. Se lo avesse fatto non avrebbe creduto per fede, ma per osservazione diretta. Mentre il Signore ha disposto che si creda “per la fede”, sostenuta razionalmente da “motivi di credibilità” plausibili, per muovere all’assenso, con l’aiuto della Grazia.

Questo numero indica tra i “motivi di credibilità” della Risurrezione di Cristo: la testimonianza di coloro che videro la tomba vuota del sepolcro di Cristo e le numerose “apparizioni” del Risorto, sia a singoli individui che a più persone insieme. E viene precisato che «gli Apostoli non hanno potuto inventare la Risurrezione, poiché questa appariva loro impossibile: infatti Gesù li ha anche rimproverati per la loro incredulità. Del resto apparirebbe “naturalmente impossibile” anche ciascuno di noi».

***

  1. Perché la Risurrezione è al tempo stesso un avvenimento trascendente? (647; 656-657)

Pur essendo un avvenimento storico, constatabile e attestato attraverso segni e testimonianze, la Risurrezione, in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella Gloria di Dio, trascende e supera la storia, come Mistero della fede. Per questo motivo, Cristo Risorto non si manifestò al mondo, ma ai Suoi discepoli, rendendoli Suoi testimoni davanti al popolo.

***

In questo numero si precisa il “dato di fatto” – constatato dai testimoni delle apparizioni del Risorto – che il Corpo di Gesù, dopo la Risurrezione, pur presentandosi con “caratteristiche fisiche reali” («Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho», Lc 24,39) come il mangiare cibi («“Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; Egli lo prese e lo mangiò davanti a loro», Lc 24,41-43), il parlare, il farsi toccare con una consistenza reale («Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato», Gv 20,27), ecc., dimostra di avere anche “proprietà soprannaturali”, come l’entrare passando attraverso i muri («I discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro», Gv 20,26) e il salire in cielo senza mezzi materiali («Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo», Lc 24,51). Il Suo Corpo Risorto era un “Corpo Glorioso”, non come quello dei morti risuscitati dai Suoi stessi miracoli, identici a prima della loro morte e destinati nuovamente a morire. L’umanità di Cristo trascende e supera la storia essendo entrata […] nella Gloria di Dio.

 

Facebook Comments