Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Ultima cena - Duccio di Boninsegna
Ultima cena – Duccio di Boninsegna

 

Puntata n. 31 (nn. 120-123)

  1. Come si esprime nell’ultima Cena l’offerta di Gesù? (610-611; 620)

Nell’ultima Cena con gli Apostoli alla vigilia della Passione Gesù anticipa, cioè significa e realizza in anticipo l’offerta volontaria di Se stesso: «Questo è il Mio Corpo che è dato per voi» (Lc 22,19), «questo è il Mio Sangue, che è versato… » (Mt 26,28). Egli istituisce così al tempo stesso l’Eucaristia come «memoriale» (1Cor 11,25) del Suo sacrificio, e i Suoi Apostoli come sacerdoti della nuova Alleanza.

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In questo numero, che fa riferimento all’“Ultima Cena”, il concetto centrale non è tanto quello della “cena”, del “banchetto”, del “pasto pasquale” – che pure sono importanti in quanto descrivono la modalità concreta della celebrazione rievocata anche nella nostra Messa – quanto quello di “anticipazione” del “Sacrificio” di Cristo nella Sua Passione e Morte.

Celebrando la prima Eucaristia, Gesù, nel Sacramento vive “in anticipo” («Gesù anticipa, cioè significa e realizza in anticipo l’offerta volontaria di Se stesso»), rendendo il momento vissuto con gli Apostoli, “contemporaneo” degli avvenimenti della Passione che si sarebbero svolti di lì a poco.

Questo termine («anticipa»), utilizzato in questo numero del Compendio, è fondamentale per aiutarci a comprendere che cos’è per noi la celebrazione dell’Eucaristia nella Messa. Come Gesù celebrando la “prima Messa”, nell’Ultima Cena, ha reso contemporanea la Sua Passione “anticipandola”, così noi, che veniamo dopo, celebrando l’Eucaristia nella Messa ci rendiamo contemporanei alla Passione, “dopo” che essa è avvenuta duemila anni fa. Questo è il modo giusto di intendere la santa Messa: non una commemorazione di un evento del passato, non una ripetizione di un evento che è assolutamente “unico”, ma un “essere resi contemporanei” ad esso, eliminando la distanza spazio-temporale grazie al potere del Sacramento.

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  1. Che cosa avviene nell’agonia dell’orto del Getsemani? (612)

Malgrado l’orrore che procura la morte nell’umanità tutta santa di Colui che è l’«Autore della Vita» (At 3,15), la volontà umana del Figlio di Dio aderisce alla volontà del Padre: per salvarci, Gesù accetta di portare i nostri peccati nel Suo Corpo «facendosi ubbidiente fino alla morte» (Fil 2,8).

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Qui si dimostra l’Onnipotenza di Dio. Noi, ragionando “umanamente”, siamo portati a “rimuovere” il ricordo di un dolore passato e della morte; siamo portati a dimenticare, a censurare. E questo è dovuto alla nostra “impotenza” di fronte al dolore e alla morte. Mentre Dio, che è “Onnipotente”, non ha bisogno di dimenticare, o censurare. Al contrario Gesù, proprio perché è Onnipotente, essendo Dio, “assume” su di Sé il dolore e la morte, e addirittura la “colpa” che è degli uomini, della rottura della “giustizia” con Dio Creatore. E prendendo su di Sé ciò che vi è di più penoso e doloroso, fino alla modalità di morte più infamante (come la morte in croce di un condannato), dimostra di essere così “potente” da trasformarla da “morte in vita” (è la Sua Risurrezione), da “rottura della giustizia” in “riparazione della giustizia”, in “restituzione dell’accesso alla giustizia”. Ma non obbligando gli uomini a “subire” il miracolo, rimanendo “schiacciati” da una “potenza travolgente”, ma nel pieno rispetto della loro individuale libertà.

Ricordiamo la delicatezza di Gesù con il “giovane ricco” che fu lasciato libero di non seguirLo: «Se vuoi… » (Mt 19,17.21).

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  1. Quali sono gli effetti del sacrificio di Cristo sulla Croce? (613-617; 622-623)

Gesù ha liberamente offerto la Sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del Suo amore fino alla morte. Questo «amore fino alla fine» (Gv 13,1) del Figlio di Dio riconcilia con il Padre tutta l’umanità. Il sacrificio pasquale di Cristo riscatta quindi gli uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio.

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Che “spessore” acquistano, alla luce di tutto quanto abbiamo visto finora, le parole di questo numero del Compendio!

– Gesù ha liberamente offerto la Sua vita in “sacrificio espiatorio” (assume su di Sé, come uomo e al posto di tutti gli altri uomini [sostituzione vicaria] il compito della “riparazione”)

– Cioè ha“riparato”(la“redenzione”come concreta “riparazione”e non come “spiritualistica” categoria teologica astrattamente intesa)

– Il Figlio di Dio “riconcilia” con il Padre tutta l’umanità (restituisce l’accesso alla “giustizia originale” che era stata perduta)

– Cristo riscatta quindi gli uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio. (La comunione con Dio è la “Grazia”, non astrattamente intesa, ma dono gratuito della partecipazione alla vita trinitaria di Dio, prima rivelata, poi resa fruibile).

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  1. Perché Gesù chiama i Suoi discepoli a prendere la loro croce? (618)

Chiamando i Suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo, Gesù vuole associare al Suo Sacrificio Redentore quegli stessi che ne sono i primi beneficiari.

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Questo è il passaggio umanamente più difficile, che richiede una “forza gratuita” (la “Grazia”) che solo Dio può dare ad un essere umano, perché non possiamo darcela da soli.

In Cristo, Dio ha il “coraggio” – per così dire – di prendere per mano un essere umano per coinvolgerlo nello stesso “metodo” di accettazione della sofferenza e della morte, disastrose conseguenze della “giustizia originale perduta” (“peccato originale”), per fargli attraversare il passaggio dalla morte alla vita che Lui stesso ha compiuto con la Passione, Morte e Risurrezione («associare al Suo sacrificio redentore»).

– Questo prendere per mano ricorda l’immagine di Gesù che invita Pietro a seguirlo nel camminare sulle acque del lago di Tiberiade (che qui simboleggia la nostra condizione terrena nel mondo, segnata dalle conseguenze del peccato originale e dei nostri peccati attuali).

= «Ed egli disse: “Vieni!”». Fino a che ci si affida alla Grazia di Dio la cosa “funziona”: «Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù».

= Nel  momento in cui non ci si fida più e si fa conto solo su se stessi, ci si impaurisce e la cosa non funziona più: «Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare».

– Tornando a chiedere aiuto a Gesù, perché ci si rende conto che la “forza” viene da Lui, si è salvi e si incomincia a capire come stanno le cose: «Gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”» (Mt 14,29-31).

– E la parola “associare” (Gesù vuole “associare” al Suo Sacrificio Redentore quegli stessi che ne sono i primi beneficiari) ricorda la dichiarazione di san Paolo: «Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1,24). Non perché la Croce di Cristo sia incompleta, ma perché in essa è compreso anche il contributo della nostra libera scelta, della nostra libera offerta. In questo senso “analogico” anche noi siamo chiamati a “collaborare” all’opera della Redenzione, almeno non ostacolandola, ma soprattutto accogliendola. Si collabora con il lavoro, con la preghiera, con l’offerta della fatica e della sofferenza, con la morte, perché Lui faccia diventare tutto ciò che facciamo in qualcosa di “sacro” (sacrum fa- cere, da cui “sacrificio”). È come se l’uomo dicesse: Signore, metto nelle tue mani ciò che ho, perché tu ne faccia qualcosa di “sacro” con la Tua potenza e me lo restituisca “consacrato”. È la logica del Sacramento, è la logica dell’Eucaristia: il pane e il vino messi in mano a Lui diventano il Suo Corpo e il Suo Sangue. La cultura cristiana si costruisce così: le pietre, offerte a Cristo, diventano cattedrali; lo studio e i libri diventano “cattedrali” della sapienza; i gesti di aiuto materiale, affettivo e spirituale diventano “cattedrali” della carità. Maria Santissima è al primo posto nell’anticiparci in questo percorso.

 

 

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