Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Adamo ed Eva
Adamo ed Eva

 

Puntata n. 2 (nn. 6-8)

Capitolo Secondo: Dio viene incontro all’uomo. La Rivelazione di Dio

  1. Che cosa Dio rivela all’uomo? (50-53; 68-69)

Dio, nella sua bontà e sapienza, si rivela all’uomo. Con eventi e parole rivela Sé stesso e il suo disegno di benevolenza, che ha prestabilito dall’eternità in Cristo a favore dell’umanità. Tale disegno consiste nel far partecipare, per la grazia dello Spirito Santo, tutti gli uomini alla vita divina, quali suoi figli adottivi nel suo unico Figlio.

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In questo numero troviamo implicitamente la definizione del termine tecnico “Grazia” che vuole indicare un “dono gratuito” (dato gratis) fatto agli uomini, inizialmente senza loro merito.

La “Grazia” è una forma di “partecipazione” alla “vita trinitaria” di Dio che, qui sulla terra, viene ricevuta: “ordinariamente” (con certezza “oggettiva”), tramite i “Sacramenti”; e solo “straordinariamente”, eccezionalmente (senza certezza oggettiva, ma al più morale, “soggettiva”) può essere ricevuta in altro modo, senza di essi.

Nell’eternità è una forma di partecipazione, direttamente riconoscibile alla vita di Dio, nella beatitudine della contemplazione di Dio.

Il primo accesso alla “Grazia” avviene con il Sacramento del Battesimo che “ripristina” la “giustizia originale” perduta con il “peccato originale”. Questa “Grazia” non è guadagnata (“meritata”) dalle nostre opere, ma solo da Cristo con la Sua Passione e Morte, e manifestata dalla Sua Risurrezione.

Insieme a questa “restituzione” della “Grazia”, con il Battesimo, si viene anche “adottati” come figli da Dio stesso, così da averlo come Padre adottivo, “per sempre”. Questo è il “carattere” sacramentale permanente (“indelebile”) impresso dal Battesimo nell’anima del neobattezzato.  Mentre il Verbo, e quindi Cristo, è Figlio di Dio “per natura”, essendo Egli stesso, Dio, i battezzati divengono figli di Dio “per partecipazione”, essendo “adottati” («avete ricevuto uno spirito da figli adottivi», Rm 8,14).

Dunque solo i cristiani, in quanto battezzati possono dirsi propriamente “figli di Dio”. I non cristiani sono certamente uomini “creati da Dio”, ma non propriamente “figli”.

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  1. Quali sono le prime tappe della Rivelazione di Dio? (54-58; 70-71)

Dio, fin dal principio, si manifesta ai progenitori, Adamo ed Eva, e li invita ad un’intima comunione con Lui. Dopo la loro caduta, non interrompe la sua Rivelazione e promette la salvezza per tutta la loro discendenza. Dopo il diluvio, stipula con Noè un’alleanza tra lui e tutti gli esseri viventi.

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I due numeri 7 e 8 sintetizzano ciò che la Rivelazione comunica attraverso l’Antico Testamento che fissa nella sacra Scrittura due epoche:

  1. I) la “creazione del mondo” e la “storia dell’umanità” (i progenitori Adamo ed Eva riassumono in sé tutta l’umanità) caratterizzata da un primo stato di “giustizia originale”: “giusto modo” di vivere il rapporto tra l’uomo e il Creatore;  un secondo stato di “rifiuto della giustizia originale”, volontariamente, responsabilmente compiuto, con la conseguente “perdita della giustizia originale” (è il “peccato originale”) e il manifestarsi nella storia futura dell’umanità di questo stato di “ingiusta condizione” nel rapporto dell’uomo con se stesso (corpo e anima), con gli altri esseri umani, con il resto del creato, conseguente ad un “modo ingiusto” di vivere il rapporto con Dio Creatore. È lo “stato di natura decaduta” (status naturae lapsae);
  2. II) la “storia del popolo di Israele”, nella quale si inizia l’opera di “riparazione” della rottura della “giustizia originale” che viene rivelata subito ai progenitori  sotto forma di “promessa” – da parte di Dio – di compiere Lui stesso (l’unico che ha il potere di realizzarla) questa opera di “riparazione” che restituisce l’accesso alla partecipazione alla familiarità con Lui (“Grazia”). E sotto forma di “Alleanza”, con i Patriarchi (Noè, Abramo, fino a Mosè).

Al di là del dettaglio cronistorico della narrazione dobbiamo trattenere il contenuto di ciò che è rivelato. Dio non ci rivela quasi nulla sulla condizione dell’uomo precedente il peccato originale, non ci dice come si sono svolte in dettaglio le cose, ma ci comunica ciò che è essenziale per noi sapere, e cioè:

(a) che l’umanità ha perso la “giustizia originale” con un’atto libero e responsabile che la coinvolge interamente fino ai nostri giorni. Per quanto tutto questo rimanga oscuro, l’umanità da quando esiste, non è mai riuscita a trovare una chiave di lettura migliore per comprendere la propria condizione. Per questo san Tommaso, opportunamente definisce il “peccato originale” con una formula astratta, come «perdita della giustizia originale», senza preoccuparsi del dettaglio della narrazione biblica che presenta questo dato sotto forma mitico-simbolica (Gn 3,1-12);

(b) che la rottura di questa “giustizia originale” da parte dell’uomo è stata preceduta dalla medesima scelta da parte di una “creatura” di natura superiore a lui (Satana, simbolicamente rappresentato dal serpente), che spinge (“tenta”) l’uomo a compiere lo stesso suo errore. Della sua natura di puro spirito (“angelo”) si apprenderà solo più tardi nel contesto della sacra Scrittura e dalle stesse parole di Gesù che di lui parlerà esplicitamente («il diavolo e […] i suoi angeli», Mt 25,41) come del «padre della menzogna» (Gv 8,44).

Mentre la Scrittura è quasi tutta impegnata a descrivere i passaggi “educativi” che Dio fa compiere all’umanità per attuare la “redenzione”, la “riparazione” della “giustizia originale” perduta.

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  1. Quali sono le tappe successive della Rivelazione di Dio? (59-64; 72)

Dio sceglie Abram chiamandolo fuori del suo Paese per fare di lui «il padre di una moltitudine di popoli» (Gn 17,5), e promettendogli di benedire in lui «tutte le Nazioni della terra» (Gn 12,3). I discendenti di Abramo saranno i depositari delle promesse divine fatte ai patriarchi. Dio forma Israele come suo popolo di elezione, salvandolo dalla schiavitù dell’Egitto, conclude con lui l’Alleanza del Sinai e, per mezzo di Mosè, gli dà la sua Legge. I Profeti annunziano una radicale redenzione del popolo e una salvezza che includerà tutte le Nazioni in una Alleanza nuova ed eterna. Dal popolo d’Israele, dalla stirpe del re Davide nascerà il Messia: Gesù.

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Il n. 8 percorre sinteticamente la storia del popolo di Israele, presso il quale, inizia e si sviluppa l’opera di “ricostruzione” della “giustizia originale” fino al suo compimento definitivo in Gesù Cristo. Le categorie teologiche portanti che fanno da chiave di lettura di questa storia di “ricostruzione” dell’uomo, che dovrà portare alla realizzazione dell’«uomo nuovo in Cristo» sono quella dell’Alleanza e quella della Promessa.

L’Alleanza è un “patto” e, come tale ha un carattere “formale”, “giuridico”, come una sorta di “contratto”. Ed è importante l’aspetto “giuridico” dal momento che si tratta di riparare la “giustizia” perduta dell’uomo con il Creatore.

La Promessa è un “impegno di amicizia”, di amore, e come tale ha un carattere “affettivo”, “esistenziale”, oltre che di accordo intimo, privato tra persone.

La “riparazione” vuole avere, da parte di Dio, entrambe queste dimensioni, in modo da impegnare “giuridicamente, moralmente” l’uomo e al tempo stesso impegnarlo “affettivamente, esistenzialmente”.

Il Signore Dio vuole essere riconosciuto dall’uomo anche come suo “centro affettivo”, e “fondamento di una sicurezza”.

Si fa un accenno a Mosè e alla “Legge”, i Dieci Comandamenti, che sintetizzano quella che sarà chiamata poi la Legge naturale, perché, come una legge fisica, è la legge che governa il comportamento dell’uomo, il suo “buon funzionamento”, individuale e sociale, essendo insita nella sua natura umana («Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel Cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in Cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica», Dt 19,11-14).

 


 

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