Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)


Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Dio creatore del mondo
Michelangelo – Giudizio universale – Creazione di Adamo (particolare)

 

Puntata n. 15 (nn. 53-54)

  1. Perché è stato creato il mondo? (293-294; 319)

Il mondo è stato creato per la Gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la Sua bontà, verità e bellezza. Il fine ultimo della creazione è che Dio, in Cristo, possa essere «tutto in tutti» (1Cor 15,28), per la Sua Gloria e per la nostra felicità.

«La Gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio» (sant’Ireneo)

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I teologi medievali, essendo profondi ragionatori dotati di un serio atteggiamento che oggi chiameremmo “scientifico”, si sono posti molte domande, interrogandosi sul “perché” delle cose che osservavano e studiavano. Tra queste un interrogativo di fondo fu quello sul “motivo” della Creazione. Se Dio è la pienezza dell’essere, perché ha creato altri enti distinti da se stesso? Perché la Creazione? Dio è il “fine di tutti i fini” e, come tale, non ha un fine esterno a Sé nel Suo agire e in Lui tutto è libero e gratuito. Essi dicevano, allora, con un’espressione molto bella, quasi poetica, che “il bene per sua natura tende a diffondersi” (bonum diffusivum sui), tende a comunicarsi. (Abbiamo già citato questa formula al n. 1c).

In questo modo cercavano di esprimere il concetto espresso nel presente numero del Compendioper la Gloria di Dio»). Ritorna in qualche modo lo stesso concetto nell’inno del Gloria della liturgia festiva, che dice a Dio, da parte dei fedeli: «Ti rendiamo grazie per la Tua Gloria immensa». Ricordiamo, a questo proposito, che l’appellativo “immenso” nel Catechismo di san Pio X è impiegato per indicare che Dio è presente in ogni luogo, o meglio in ogni ente creato, in quanto agisce in ogni cosa creata come “causa prima” della sua esistenza e del suo divenire.

«7. Dov’è Dio? Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l’Immenso».

E viene ripreso, nello stesso significato, dal Catechismo della Chiesa Cattolica riprendendo il Concilio Lateranense IV (1215).

«Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo: tre Persone, ma una sola essenza, sostanza, cioè natura assolutamente semplice» (Cap. 1, De fide catholica: DH 802).

  1. Come Dio ha creato l’universo? (295-301; 317-320)

Dio ha creato l’universo liberamente con sapienza e amore. II mondo non è il prodotto di una necessità, di un destino cieco o del caso. Dio ha creato «dal nulla» (ex nihilo: 2Mac 7,28) un mondo ordinato e buono, che Egli trascende in modo infinito. Dio conserva nell’essere la Sua creazione e la sorregge, dandole la capacità di agire e conducendola al suo compimento, per mezzo del Suo Figlio e dello Spirito Santo.

Questo numero è una vera miniera di teologia, metafisica e scienza, se lo si legge “scavando” un po’ nelle parole. Esaminiamone almeno alcune.

– «Dio ha creato l’universo liberamente». Qui si nasconde il mistero della “libertà”. Noi stessi sappiamo di essere “liberi”, anche se non in tutte le azioni, non del tutto in tutte le scelte, perché esiste sempre un margine di condizionamento. Ma nella “radice” della nostra consapevolezza, noi sappiamo di esserlo. Dio lo è in modo perfetto.

– «II mondo non è il prodotto di una necessità». Essere liberi, dal punto di vista della logica, significa che non c’è alcuna “necessità” che determina univocamente una scelta piuttosto che un’altra. Non c’è una “dimostrazione” che obbliga “necessariamente”, come fosse un teorema di matematica a trarre una certa conclusione e una conseguente decisione. Dio è libero di creare in quanto non è obbligato da una necessità, dal Suo essere Dio.

Curiosamente, proprio la logica-matematica ha scoperto qualcosa di simile (nel 1931). Perfino in matematica ci sono, oltre agli assiomi, degli enunciati “non decidibili”, cioè liberi, non deducibili per necessità. La libertà sembra essere possibile, almeno dal punto di vista logico, proprio per questo fatto. È la dimostrazione che la libertà è un dato “logico”. E la libertà di Dio è il Fondamento di questa libertà “logica” (teorica) e “ontologica” (reale).

– «II mondo non è il prodotto di […] di un destino cieco o del caso». Curiosamente, ma non troppo, anche a questo proposito la matematica, l’informatica, la fisica e la biologia di oggi ce lo confermano. Oggi siamo in grado di “vedere” anche sperimentalmente che il “caso” – che è per definizione l’assenza di ogni “causa”, cioè di ogni “dipendenza” di un ente da un altro ente per “esistere” (“essere”) e per “trasformarsi” (“divenire”) – lasciato a se stesso, non produce né “ordine”, né “organizzazione”, se non con una probabilità bassissima e instabilmente. L’ordine richiede che il “caso” sia guidato dall’“informazione”, da un principio, da una legge che lo orienta verso un fine (un “attrattore”, come lo si chiama in linguaggio tecnico).

– «Dio ha creato “dal nulla” (ex nihilo: 2Mac 7,28)». La “creazione” non è una “trasformazione” che parte da un ente che già esiste per modificarlo fino ad ottenerne un altro. Come facciamo noi con le nostre tecniche, con la chimica e la fisica nucleare. Creando Dio ha fatto esistere qualcosa che non esisteva, in senso assoluto e totale. Come abbia fatto non ci è dato comprenderlo, ma ci è dato il constatarlo. In questo senso il “dato” della Creazione è un “assioma” (“dogma”). Nella cosmologia fisica di oggi si è tentati di paragonare la creazione ad una “fluttuazione quantistica del vuoto”, identificando il “vuoto” della fisica con il “nulla” della metafisica, ma si tratta di un’identificazione erronea. Infatti il “vuoto” della fisica quantistica non è il “nulla”, ma è già “qualcosa” essendo dotato di ben note proprietà. Il nulla non esiste e come tale non ha alcuna proprietà, perché una proprietà sarebbe già qualcosa e non il nulla.

– «Un mondo ordinato e buono». Sull’“ordine” abbiamo appena detto. Sul “bene” avremo modo di parlare nella Parte III del Compendio, che riguarda la “morale”. E non ci diffondiamo qui per non ampliare troppo. Ci limitiamo a dire che il Bene è l’Ente “in quanto ci attrae verso di sé”, per trovare in esso ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici senza dover cercare più altro.

– «Che Egli trascende in modo infinito». Che cosa significa che Dio trascende? Significa che, mentre tutti gli enti creati esistono perché Dio “attua” la loro esistenza e, quindi, essi la ricevono da Lui (in questo senso diciamo che l’esistenza è un “dono”), Dio è l’Ente esistente “per se stesso” che non riceve l’esistenza da un altro, perché è Lui stesso l’“esistere”. Abbiamo visto come nella Sacra Scrittura questo concetto sia espresso nel “Nome di Dio” che Egli rivela: «Io sono» (Es 3,14). Anche a questo proposito la logica-matematica ci può aiutare, avendo scoperto – con Georg Cantor e Kurt Gödel – che, per non cadere in contraddizione, occorre ammettere che la “classe universale” (classe “propria”), per definizione, non sia contenuta in nessun’altra classe, a differenza delle classi ordinare (“insiemi”) che appartengono ad insiemi più ampi. Ormai sono le scienze a riscoprire la logica della metafisica. Quindi è “logico” che debba esistere un ente che non riceve l’esistenza da nessun altro ente, ma sia il suo esistere.

– «Dio conserva nell’essere la Sua creazione e la sorregge». Qui si dice che per “creazione” non si deve intendere, meccanicisticamente, l’“avvio della macchina del mondo”, come si è abituati a ritenere (soprattutto nell’insegnamento e nella divulgazione), ma l’atto con cui Dio “fa esistere” le cose create e le “mantiene in esistenza” (le “conserva” nell’essere), creando, con esse il tempo della loro esistenza.

–«Dandole la capacità di agire». Non solo Dio “fa esistere” le cose, ma “fa esistere” anche il loro trasformarsi, crescere, evolvere (il loro “divenire”).

– «E conducendola al suo compimento». E Dio non lascia andare tutto a caso, ma guida il creato con delle leggi (deterministiche, probabilistiche e libere) che come un’“informazione” lo orientano verso degli “attrattori” (“fini intermedi”) e verso Dio stesso come “Fine ultimo”.

– «Per mezzo del Suo Figlio e dello Spirito Santo». Alle considerazioni precedenti, che potremmo dire “filosofiche” e “scientifiche”, in quanto raggiungibili, in buona parte, anche con la sola ragione, questo numero, aggiunge un dato di fede, che il “Credo” trae dalla Rivelazione, chiamando in causa:

= “il Verbo”, “causa esemplare” di tutta la Creazione: «Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1,3);

= e “lo Spirito Santo”: «Lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gen 1,2), per indicare che la “materia” creata, senza l’azione dello “Spirito” che la organizza con la sua “informazione” è “informe”, priva di ordine e di orientamento.

 

 

 

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